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oggi voglio

Jekyll, Hyde e basta (un diario contemporaneo)

di Walter Fontana su Smemoranda 1993 - La notte

18 novembre, notte. Non ho mai avuto troppo successo con le donne, ma oggi ho toccato il fondo. Si dice che in ogni uomo ci sia una parte femminile, no? Bene. La mia mi ha lasciato. 
Anche la mia parte femminile si è stufata di me. Ma cos'ho che disgusta le donne a colpo sicuro? Da domani voglio studiarmi a fondo.
19 novembre, giorno. Come ogni mattina, arrivo in laboratorio e sono: cordiale con gli altri biologi, servile con il direttore, simpatica carogna con le segretarie, carogna semplice con i tecnici, reazionario con i fattorini, democratico con quello del bar e sovversivo con l'uomo del montacarichi. Fin qui tutto normale. 
Poi, l'intoppo. Incontro Giovanna, una ricercatrice che mi piace da impazzire anche se nel viso ricorda il ministro Tognoli, e riesco a diventare: sognante, pragmatico, pensieroso, scettico, spregiudicato, tenero, forte, brillante e sacerdotale. Ma lei rimane fredda, lontana dietro gli occhiali.
Cosa pretende di più, che voli?
22 novembre, notte. Devo avere problemi di personalità. Ne ho ventinove diverse. E per diventare un uomo di successo oggi ce ne vogliono almeno quaranta. Però non capisco. 
Venitinove personalità sono sufficienti a garantirmi soddisfazioni sul lavoro. Perché con le donne no? 
Ricostruisco la storia della mia famiglia alla ricerca di anomalie del carattere ma non ne trovo. Anzi, siamo sempre stati piuttosto rapidi nello sviluppo. A diciott'anni mia sorella era già un uomo fatto. Indagherò ancora.
26 novembre, giorno. Sto parlando col direttore del laboratorio, uno che è stato grande comunista e adesso è grande manager ma non rinnega nulla del suo passato al punto che i baffi se li è tenuti. D'improvviso un pensiero mi infilza a tradimento.
E' un pensiero terribile. Tutte le mie ventinove personalità insorgono per scacciarlo. Il direttore intanto sta dicendo qualcosa di spiritoso e per fortuna io riesco a tenere le guance in modo che si capisca che sto ridendo, ma in quell'istante passa Giovanna, seria, i suoi occhi sorprendono i miei e devo fingere di tossire perché mi accorgo che le guance non rispondono più. E quel pensiero ritorna.
26 novembre, notte. "E se in me ci fosse una sola, indivisibile personalità? " Ecco l'ho scritto. E' un pensiero assurdo. Avere una sola personalità. 
Io che fatico per avere tante identità quante sono le circostanze. E' un pensiero fuori dal mondo, perlomeno da questo. Chi oggi vorrebbe avere una sola personalità? 
E' una condizione non integrabile, non flessibile come il mercato richiede, non è interfacciabile con ogni ambiente, non è una risposta globale alle sfide del futuro. Una sola personalità. Ma neanche in Russia doveva esserci una tale miseria.
Perché allora quest'idea mi ossessiona?
3 dicembre, giorno. Come guidato da una forza superiore, rubo dal laboratorio alcuni rari sali minerali, reagenti e materiale per esperimenti. Nascondo tutto in una borsa ed esco. Sulle scale incrocio Giovanna.
Mi costringo a tenere la stessa faccia il più possibile, ma faccio appena in tempo a notare nei suoi occhi il primo fugace cenno d'interesse per me e mi disintegro. 
Divento: sensibile, espansivo, arrogante, acuto, polemico, vecchia volpe, dolce, fattuale, furbo e sorridente in un decimo di secondo. Lei sembra spaventata, io vorrei trattenerla col fascino, faccio l'occhio da poeta ma mi parte anche una sberla che le rivolta la faccia.
Questo addolora più me che lei, ma vaglielo a spiegare. Mi do alla fuga.
3 dicembre, notte. Ho mischiato i sali con i reagenti e versato la mistura in un'ampolla. Ho visto nel liquido ventinove colori diversi fondersi in un'unica sfumatura azzurrina. In pratica, un drink da riviera adriatica.
Mi faccio coraggio, bevo. Al palato sembra buono, anche perché il mio palato è l'unico oggetto fermo nella stanza. Tutto il resto va su e giù come in una centrifuga. La sensazione è quella di avere inghiottito un rinoceronte al galoppo.
Svengo. Rinvengo. Mi guardo allo specchio. E' orribile.
Fisicamente sono identico a prima. Speravo in un cambio spettacolare. Ma dentro sento che sono diverso, molto diverso. E' l'alba.
Esco di casa.
4 dicembre, giorno. Arrivo presto in laboratorio. Mi sento buono. Buono e nient'altro. Quando si rivolgono a me, noto che gli altri sono: gentili, smaliziati, insofferenti, complici, accomodanti, risoluti e melliflui, ma a me non viene voglia di assumere alcun atteggiamento. Resto buono. 
E alla sera il direttore mi chiama e mi licenzia. Nel fare questo usa toni paterni, violenti, pacati, amichevoli, subdoli e placidi, ripetendo ogni due parole: "Dipendesse da me, ti terrei". Esco dal laboratorio buono come sono entrato.
Sono libero e felice.
4 dicembre, notte. Libero e felice un cazzo. Le identità da riunire erano troppe. La pozione è riuscita solo a radunarle a grandi linee. 
Me ne sono accorto al tramonto, durante una clamorosa metamorfosi che mi ha visto prendere a calci un bambino e la sua merendina. Ora sono buono di giorno e cattivo di notte. Avevo ventinove personalità, adesso ne ho due.
Ci vuol pazienza, merda. Chiedo scusa per queste volgarità ma sto scrivendo di notte, è buio, fa freddo, è di turno la cattiveria per cui andate a cagare. In fondo sono contento così. Due sole personalità, che tra l'altro non si manifestano insieme ma si danno il cambio come tranquilli custodi di un garage, e il vantaggio di poter programmare la vita.
Devo vedere uno antipatico?
Facciamo alle tre del mattino, magari sotto casa sua e io con un bastone in mano. Voglio vedere una ragazza?
Meglio di pomeriggio, almeno il primo incontro. A proposito, Giovanna ha accettato un appuntamento. Ho fissato per domani a mezzogiorno. Sono sicuro che andrà bene, è finita l'era delle incertezze.
O tutto buono o tutto cattivo, basta mezze misure, compromessi e terze vie. Adesso sono Jekyll, Hyde e basta.
Fosse tutto così semplice.

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