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Chissà se le stelle per esprimere un desiderio aspettano che cada la terra?

di Enzo Iacchetti su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Accidenti che giorno quel giorno! 
Le formiche si ubriacavano e giocavano d'azzardo
nei formicai di tolleranza, le cicale lavoravano e perdevano il sudore.
Gli uomini che da lontano avevano da sempre ordinato le guerre e mandato ragazzi al massacro
si trovarono disidratati in un deserto,
a pensare alle mogli e ai nipoti a mentire ai nemici e a pentirsi di essere nati.
Gli uomini ricchi divennero poveri
e i poveri rimasero tali,
in tal modo i primi supplicavano i secondi di far loro da guida.
Ma che cosa successe quel giorno?
Le automobili si rifiutarono di partire,
i ladri di rubare,
i vecchi di morire.
Un bambino di nome Martino insegnava a suo padre e a sua madre com'era bello giocare,
e chi mai aveva avuto una casa ora invece la poteva arredare.
Gli stonati in concerto su un palco
cantavano stringendo le spalle
e il pubblico stava a sentire e batteva le mani e chiedeva dei bis.
Le brutte si mischiarono ai belli e fecero subito all'amore,
qualcuno si portò anche dei fiori.
Gli arbitri, i giudici e la maggior parte dei Presidenti rimasero in casa,
nessuno aveva bisogno di loro.
Successero cose bislacche quel giorno!
I critici se n'erano accorti lo stesso scrivevan le loro impressioni:
"... c'è sicuramente un errore...",
ma quel giorno nel mondo nessuno comprò il suo giornale.
E poi una gara di ballo
per chi non sapeva ballare e una serie di tuffi nel mare
per chi mai aveva potuto nuotare.
Da ogni parte era giorno quel giorno,
ovunque era la stessa ora e nessuno scappava
e nessuno a Oriente e neppure a Occidente
aveva paura.
Ma che cosa successe quel giorno?
Forse avevo saltato una notte,
forse aveva piovuto a dirotto,
forse mentre pensavo al futuro mi sono distratto un po' troppo.

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