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I sogni nel cassetto

di Fabio Santini su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Utopie, sogni, aspirazioni, speranze. 
Simboli della controcultura in voga negli anni sessanta quando i giovani lottavano per la fantasia al potere. I tempi sono cambiati e oggi la fantasia non è più un concetto astratto, che cattura emozioni e incoraggia speranze. 
Quale fantasia, quale utopia, quale sogno può covare un dittatore che rende il suo popolo alla fame, che distrugge l'equilibrio ecologico di un intero mare, che massacra donne e bambini con gas venefici? 
Quale utopia, quale sogno può alimentare uno stato dominatore del mondo che da sempre si sente il gendarme dell'umanità e che interviene con la logica assurda e sanguinaria della guerra a redimere questioni che si protraggono negli anni, nei decenni, che solo l'arma della diplomazia e dell'intelligenza avrebbero in qualche modo aiutato a risolvere? E a noi che cosa rimane?
Il sogno artificiale costruito dai feticci televisivi. Una vittoria in un quiz, un'auto sfavillante in dono per aver fatto tris o un pacco di milioni se azzecchi le date di morte e di nascita di Garibaldi o di Mazzini.
No, non erano questi i sogni che sognavamo. Non erano così fatui e superficiali, così passeggeri e inutili. Speravamo in un mondo migliore, in una vita fatta di valori, volevamo la pace, lo chiedevamo con la musica e l'amore. Sognavamo ideali puri, umanisti.
Non erano utopie ma progetti perchè le cose si mettessero per il verso giusto. E che cosa abbiamo capito?
Che il sogno nel cassetto sta dentro di noi. Sta nella vita quotidiana di ognuno, nel sorriso a una donna, nell'emozione di un giorno, nelle parole riparatrici di un amico, nell'amore di un figlio, nel pensare che il suo futuro non sarà buio.
Abbiamo come una sorta di pudore nell'ammetterlo. Abbiamo paura di domani, paura che un sistema economico prima fornisca le armi a un individuo senza scrupoli e poi gli dichiari guerra, mettendo a repentaglio il destino dell'umanità.
Credevamo che il nemico di 007, la temibile Spectre, fosse una costruzione fantasiosa di Ian Fleming. E invece i sogni belli, le nostre fantasie giocose e libidiche hanno lasciato che i fantasmi di storie inventate diventassero realtà. Non abbiamo realizzato nulla di quello che sognavamo. Forse ci è rimasta la soddisfazione di aver fatto qualcosa. Il ricordo palpitante di un'epoca che oggi appare irripetibile.
Tutti insieme a credere in qualche cosa che non ci hanno mai dato, tutti insieme a vivere emozioni, ad amare. E poi abbiamo cercato noi stessi, chiudendoci nella nostra sicurezza, nella nostra capacità di saperci conoscere, senza delegare, senza pensare che un sistema diverso fosse un sistema migliore.
Abbiamo vissuto sogni da post-hippie e da yuppies, da rampanti e da chierichetti. Siamo arrivati ad oggi e ci pare che sia giunto il momento di fare i conti, di ricordare ieri e di guardare domani con l'occhio incerto di chi comunque ci crede ancora. Senza illudersi.
E, la mattina, nel cassetto del comodino c'è ancora il sogno della sera. Che è quello di ogni uomo, il più bello.
Che domani ci sia la gioia incontrollata e fuggevole di avere un sogno nel cassetto.
Da nascondere.

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