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di Franz Di Cioccio su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

I sogni di un musicista più che nei cassetti vanno a finire nelle cassette e se tutto va bene sono riprodotti e messi a disposizione di chi li vuole ascoltare. Come saranno i sogni del 1992? 
Bella lì, questa sì che è una domanda!...
Una volta erano a 45 giri, poi a 33 e oggi sono diventati luccicosi e compatti... 
Così la musica è diventata una specie di "Grande sorella" orwelliana. 
Il fatto non è preoccupante, nè demoniaco come sostengono alcuni pretacchioni, anzi trovo sia un toccasana a misura delle fantasie giovanili e non. Se c'è un posto dove può succedere di tutto senza che ci si faccia mai male è proprio nelle canzoni. 
Anche quando ci ritroviamo col cuore stracciato si sopravvive sempre, come nei cartoni animati. Le sfighe stanno alla musica come le mazzate in testa stanno a Willy il Coyote. 
In una canzone ci si può disperare, in un'altra ce la spassiamo, il tutto in pochi giri al minuto. 
Non si può negare come le canzoni accompagnino da sempre le nostre utopie. Prendiamo il sogno americano degli anni cinquanta ad esempio. Cosa sarebbe stato senza la frase strappa lacrime "All my dreams come true" (tutti i miei sogni diventano realtà) presente nelle canzoni lente dell'epoca?
Quando poi era sussurrata da Elvezio il "pelverso" (per gli amici Elvis the pelvis...) ci scappava il bacio. Quello era proprio lo stile da "American Graffetta" puntato sugli ideali di banane in brillantina tutta Coca e Marilina.
Come si può dimenticare, negli anni sessanta, il sapore di sale (e tabacchi aggiungerei...) di Gino Paoli che non riusciamo a toglierci di dosso nemmeno oggi se portiamo i vestiti in tintoria? 
E il Volare di Modugno vincitore del "Pindaro d'oro" al Festival di Sanremo, non è stato forse il viaggio più economico alla faccia degli aumenti selvaggi dell'Alitalia?
Per non parlare delle "marzianate" di David Bowie, capace di mille emozionanti avventure senza muoversi di casa e senza aver fatto nemmeno il militare o il corso aerospaziale della RAF. Ma veniamo a oggi e alle nuove utopie da musicare. 
Io personalmente sogno l'accordo globale, quello che metta insieme tutti e tutto.
Dopo le bombe intelligenti, i detersivi intelligenti bisognerà che qualcuno scopra l'accordo intelligente che dia un po' di armonia a questa vita e ci mandi su di tono. Insomma c'è bisogno d'amore per Dio!!! 
A questo proposito un'idea sonante da suggerirvi ce l'ho, in sette punti.
Prendete un clarinetto e una chitarrina poi provate a suonarvi questo blues.
DO - Tanto per cominciare In DO (ovvero in due, detto in milanese) è meglio. Sfido a contraddirmi se no me lo spiegate perchè hanno inventato i walkman con due ingressi per le cuffiette?
RE - Se venite dal giro prima e siete effettivamente in due, vi sentirete già su di tono. Praticamente siete un Re, maggiore se con lei va tutto bene, Re minore se lei vi ha mollato, Re diminuito se andate in bianco.
MI - Cosa dire di lui? A me "MI" piace! Soprattutto le sue corde libere e belle e quel profumo di country. Se siete amanti dei prati siete nel tono giusto.
FA - E' un accordo difficile, un po' ambiguo: o FA sul serio, o FA finta. Ma c'è di peggio: o ci FA o ci è! Viene da dire ma chi me lo FA FA... 
E allora va a FA... il resto sono note dissonanti, lasciate perdere ricordate che siete un gentleman...
SOL - C'era una volta il SOL dell'avvenire. Poi è passato di moda proprio perchè non c'era più l'accordo. Non è questione di zoccolo duro o di Heavy metal-meccanici! 
Il SOL adesso è tornato un giro privato. Ognuno ha il suo.
LA - Avete raggiunto il tono perfetto. Posizione chiave, anche secondo il Kamasutra, sempre ammesso che abbiate tra le mani l'accordo finale: il SI
SI - Accordo affermativo per eccellenza. A questo punto ci siete. 
Come nella migliore tradizione blues il finale non può essere che uno "sbrang" in tono liberatorio, gaudente ad alto volume seguito da altri suoni confusi... pim, crash, zing, ta ta ta, zum, zum, zum e il mitico... oh yeah di compiacimento.
Come dire: satisfaction!

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