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oggi voglio

Mi piace la pace

di Fulvia Serra su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Ci si sente fuori posto a parlare di pace fuori dall'emergenza guerra, cara la mia Smemoranda. Con tutti questi armivendoli, guerraioli, pennafondai verbeggianti da ogni mezzo, con ogni mezzo e anche di più. 
In verità, ognuno quasi non si ricorda più di questo inizio del 1991, l'abbiamo buttato dietro le spalle, ormai non è più affar nostro, ormai c'è Superbush in pillole, in fustino, in spray (ecologico però, senza freon o altre porcherie di ieri, altrimenti il cormorano...), ormai c'è la ricostruzione, ormai c'è il futuro che incalza. Ormai.
E allora cosa vogliamo, cosa vogliono ancora questi "agitatori di pace" che ci sembrano stare come corvi o cornacchie sulla spalla dello spaventapasseri: disarmo? 
Ma le armi servono, che diamine, s'è visto.
Anzi, sono state l'unico fatto vero, documentato, di questa guerra. E poi producono lavoro, mercato, sono dunque buone, aiutano: "Non stiamo tanto a cinquantarla" come diceva qualche panda milanese.
Mentre sto scrivendo, nell'appartamento di sotto, una bimba urla e piange disperata e una mamma amorevole, la sua, la blandisce con frasi tenere del tipo "Cristina ti rompo il cranio".
Io so che è solo un modo di dire, perchè la "piccina" è una vera ira di Dio. Io lo so che la mamma esorcizza così un desiderio di pace tutto suo, ma che in effetti non le torcerebbe un capello (forse il collo...).
Io lo so o lo spero? Non capisco però. Non capisco questo lessico familiare così poco tranquillante. 
Forse la colpa sarà di Dylan Dog. Lo afferma uno psicologo su tre. Ma la piccina continua a piangere, ululare e la voce dolce della tenera mammina diventa sempre più gutturale e sibilante.
Finchè tutto tace; ecco questa è la vera pace, tattile, perchè tace finalmente l'urlo di guerra. E allora: è come togliersi le scarpe strette dopo una giornata di lavoro in piedi. 
Riduttivo? Un sollievo che fa dimenticare subito la sofferenza che l'ha preceduto.
Riduttivo? Questo è dunque il motivo per cui noi pacifisti diamo tanto fastidio, per cui, poi, in cessazione di conflitto armato che genera morti e sofferenza veniamo accantonati demotivati, berteggiati? 
Non c'è bisogno di agitare spettri durante il giorno. E poi avevano ragione loro, no? L'intervento chirurgico sui pozzi di petrolio è andato a buon fine che importa se poi si sono dovuti "insabbiare" un sacco di testimoni un po' morti e un po' più scomodi. 
C'è tanto deserto in cui farlo. Asetticamente.
Che importa se non c'è giusta scelta di anestesia nell'intervento, se i territori petroliferi sono più determinanti dei territori palestinesi. Ma veramente si crede che la guerra, la conflittualità sia finita così?
Veramente si crede che non ci sia bisogno dell'opera del pacifismo?
Basta il Papa dal balcone un po' sì e un po' no. Anche noi pacifisti abbiamo una validità limitata come i medicinali galenici? E allora muoviamoci bene, come sotto crisi, prima della scadenza.
Diamoci da fare insieme, senza disperderci in mille rivoli, con mille nomi, con mille sbocchi. Che importa se con noi si muovono leghe di formigoni.
La pace ci piace e allora coltiviamola senza preoccuparci dei ruoli, non prendiamo esempio dalla quercia. La pace è frutto di giustizia e solidarietà. Si cercano concimi buoni, dall'Est, dall'Ovest, dal Sud e dal Nord. Non si accettano ricette placebo.
C'è imbarazzo a parlare di pace cara Smemoranda, si rischia di essere antipatici grilli parlanti e noiosi.

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