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Rambo IV - Il Golfo

di Gabriele Porro su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Se il cinema è l'industria del sogno per eccellenza (molto meno dell'utopia), perchè non sognare che il sogno, così spesso troppo immediato, materiale, scontato, per una volta si inceppi, subisca un'imprevedibile deviazione: per esempio che Richard Gere venga cortesemente bloccato dal direttore dell'albergo di Pretty Woman ed energicamente espulso dal medesimo, per mancato pagamento dei conti arretrati? 
O magari che il fulgido Kevin Costner comicamente scivoli dal suo destriero rovinando addosso agli incolpevoli bisonti destinati alla mattanza in Balla coi lupi. Sogni di inopinate falle nella macchina hollywoodiana, o anche, quante volte l'abbiamo pensato tutti al cinema, surreali rifacimenti di grandi successi per cast assolutamente eterodossi. 
La Carolco presenta Rambo IV - Il golfo; con Rudiger Vogler e Marianne Sagebrecht, rispettivamente caposquadra marine pronto allo sbarco e vedova e madre kuwaitiana giunta alla disperazione. A questo kolossal d'azione, diretto ovviamente da Margarethe von Trotta, la Paramount potrebbe opporre un Rain man 2 - La ricaduta, parlato in stretto dialetto pugliese, con Lino Banfi e Jovanotti fratelli inseparabili, la colonna sonora di Leone di Lernia, e la conferma di Valeria Golino, probabilmente la scelta più comica di tutte. O ancora un Lacchiarella Park, ideale seguito di Jurassic Park che Spielberg si appresta a dirigere: in luogo dei dinosauri creati da Chricton si potrebbero sperimentare i poteri orrorifici di una compatta mandria di pantegane del Naviglio.
Sogni sadici, di spettatori professionali (e non): come la speranza, ormai costante e ahimè! vana, di vedere Meryl Streep o Bob De Niro scomposti, impaperati o (Dio scampi!) poco convinti di un ruolo, magari anche piccolo piccolo. Una battuta sola, ma sbagliata. Che sfizio. Oppure una bella storia di odii familiari e tradimenti inammissibili tra consanguinei o amici di lunghissima e provata fede, affidata ai comedians di Salvatores, Abatantuono in testa, impegnati a rubarsi vicendevolmente donne, lavoro, denaro, illusioni e soprattutto primi piani davanti alla cinepresa goduta. Scherno più che sogno, come insegna del resto gran parte della storia del cinema umoristico, dalle comiche del muto in avanti. 
Ma l'effetto incongruo potrebbe essere anche rovesciato: per esempio, assistere allibiti a una performance misurata e gradevole di Christian De Sica, o scoprirsi con la lacrima al ciglio per l'ennesimo tormento di Laura Morante. O anche capire finalmente qualche battuta di uno qualsiasi dei film interpretati da Massimo Troisi.
Sogni, utopie, speranze: la più grande delle quali resta comunque quella di entrare in un cinema italiano e assistere a un film senza che: la proiezione si spenga poco a poco; l'audio subisca improvvise defaillances (dolby o no); la pellicola si interrompa una o più volte; la luce si accenda improvvisamente senza motivo; il proiezionista si dimentichi di far partire il rullo, o se ne vada lasciando all'apparecchiatura automatica il compito, quasi mai coronato da successo, di portare a termine correttamente la visione.
Ma qui, davvero, più che utopia è fantascienza.

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