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Frammenti dal diario segreto di una Popstar (tramonto di un'utopia)

di Gino Castaldo su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

18 marzo 1973 
Voglio cambiare il mondo. Presuntuoso?
No, anzi, lo considero un atto umiltà.
La mia vita, il mio talento, al servizio degli altri. In quale altro modo vale la pena di vivere? E le canzoni sono armi, potentissime, meravigliose, uno strumento forte e invincibile che nessuno può fermare. Voglio diventare un cantautore...
8 novembre 1976
Il mio disco è in classifica . Ma dei soldi non me ne importa nulla.
Quello che conta è che le mie canzoni le canta la gente per strada. Un ragazzo mi ha detto: lo sai che grazie a te ho preso coscienza?
Ecco, questo è il senso del mio lavoro.
15 febbraio 1978
Vivere comodi è bello. Sarebbe sciocco negarlo. Ma la cosa più importante è che la mia creatività non cambi, non ne venga influenzata.
Mi rendo conto di essere nel pieno di una ambiguità. Ma mi sembra inevitabile. La ricchezza è il prezzo che devo pagare per poter comunicare con più gente possibile.
Ho dato dei soldi al movimento.
3 giugno 1981
Ormai non posso più uscire per strada come una persona qualsiasi. La gente non mi lascia vivere. E poi ho paura che a qualche invasato possa venire in mente di farmi fuori, magari solo per diventare celebre, come me.
La gente è tremenda. Tutti quei ragazzini che ti chiedono l'autografo... 
E se fossero soltanto degli stupidi?
Perchè dovrei fare canzoni per loro?
L'arte non può essere al servizio degli stupidi. Quello che conta è che io riesca ad esprimere me stesso.
7 aprile 1983
La verità è che uno scrive canzoni per se stesso. Chi dice che lo fa per gli altri è un bugiardo. E poi l'arte non può essere ridotta ad una questione di utilità. L'ispirazione è sacra. E' vero che ormai sono completamente isolato dalla realtà, ma questo mi ha permesso di scrivere le mie canzoni migliori. 20 dicembre 1986
Pensavano che fossi finito. Ma io l'ho messo al culo a tutti.
Il mio nuovo disco ha venduto più di tutti quelli che ho realizzato prima.
Non mi sono mai sentito meglio. Ora so che non ho bisogno di nessuno. Tutti quelli che mi stanno intorno dicevano che forse stavo prendendo una strada sbagliata. 
Troppo commerciale. Ma è solo invidia.
Se la gente compra il disco vuol dire che ho ragione io. Perchè fare i dischi se poi non li ascolta nessuno?
6 maggio 1988
Che palle questa beneficenza. Basta che sei un personaggio un po' in vista e tutti ti chiedono soldi. 
Sembra quasi che io li abbia trovati per strada. Ma a me non li ha regalati nessuno. 
Me li sono sudati, e anche duramente. Voglio vedere un altro, dover fare un disco almeno ogni due anni, e non di più, altrimenti il pubblico si dimentica di te.
Ho deciso di mandare i ragazzi ad una scuola privata. Sì, è vero, è una scuola di preti, ma non vuol dire nulla. S
ono le scuole migliori, e questo solo conta. Non bado a spese quando si tratta dei miei ragazzi. 29 settembre 1990
Il mondo non è poi così brutto. Non capisco perchè la gente si lamenti in continuazione.
Quando vedo dal terrazzo tutta la città ai miei piedi, oppure quando vado in barca, mi viene da pensare che tutto sommato la vita non è poi tanto male.
Tutti questi pezzenti che stanno sempre a fare casino, farebbero bene a cambiare se stessi. Ecco, questo è quello che conta, cambiare se stessi. Il mondo è quello che è, bisogna prenderlo così, con umiltà. 
Il mio nuovo disco è una bomba. Lo ballano in tutte le discoteche. Io i ragazzi li faccio divertire, non li angoscio con un sacco di problemi. 
Ne hanno già tanti per conto loro. E cosa c'è di più bello di un po' di divertimento?

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