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La pace è un cormorano

di Ivan Della Mea su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

L'uno entrò nel tempio e il gran sacerdote lo guardò sprezzante e con voce d'acciaio disse: "Ed ecco a voi il pacifista! Sinite l'uno venire ad me" e prese l'uno e lo condusse in mezzo al tempio e disse ai sacerdoti: "E' vostro, fate vobis" e i sacerdoti scatenarono sopra all'uno il ronzio furente di luci e telecamere e lo seviziarono con i microfoni e gl'infilarono le punte delle penne sotto l'unghie e gli presero la lingua e la tirarono e la puntarono con una bulletta all'assetta inferiore del ciac e in coro urlarono felici "Ciac!" e il ciacchista rispose allegro "Azione!" e ciaccò e la bulletta inchiodò la lingua dell'uno e i sacerdoti dissero: "Ora tu ci dirai della parola, ora tu ci dirai della pace, ora tu ci dirai dell'amore, tutti sapranno, questa è una diretta, devi esser chiaro non avere fretta, sei in primo piano tienti su, giulivo, ti serve altro? Eccoti l'ulivo" e ridevano contenti e l'uno ristava lì con la lingua penzoloni enfia e sanguinolenta e inchiodata al ciac. 
E il manto bianco suo pareva un frac. Eppure disse: "Non pensate ch'io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada" e i sacerdoti lo guardarono sospettosi e tutti pensarono che non fossero queste parole da vero pacifista e già s'apprestavano a recriminare con la malizia solita quando l'uno d'incanto si fece avanti a loro con la spada che roteava così come il manto e gli occhi aveva come schegge azzurre. 
"Il padre mio mi manda per dividere ciò ch'è unito" disse e prese a calar fendenti e Giuliano Ferrara divenne Fer-Rara e Int-Ini l'Intini e Boc-Ca il Bocca e Colletti Col-Letti e Vespa Ves-Pa e non s'aveva goccia di sangue eppure quel che doveva essere diviso diviso era e l'uno ancora disse: "Il padre mio mi manda per confondere le vostre certezze acciocchè abbiate contezza della miseria vostra e sappiate che tutto è chiaro solo al soglio suo" e fu così che nel tempio s'ebbe grande confusione di Ferletti e Bocini e Intrara e Colpa e Vesca e ogni bocca diceva la sua ch'era somma confusa di due mezze bocche eppure tutte dicevano la stessa parola perchè quella e quella sola avevano nella mente e nel cuore e se metà bocca diceva guer l'altra metà diceva ra cosicchè sempre guerra era il suono che ne sortiva anche a rovescio con la prima mezza che diceva ra e la seconda che urlava guer poichè nella reiterazione furibonda ra-guer-ra-guer-ra-guer-ra sempre guerra era il suono e guerra alfine era la parola e guerra guerra guerra quella e sola e allora il ciacchista chiamò le guardie e le guardie di Roma giunsero e l'uno disse: "Io renderò a Cesare quel ch'è di Cesare" e schiodò la lingua e consegnò il ciac al centurione e rivolto ai sacerdoti mezzi disse: "Voi renderete a Dio quel ch'è di Dio.
" E allora scribi e farisei lo presero e lo menarono al Calvario e lo inchiodarono in diretta e Fraber e Gruiese mezzo Gruber e mezzo Fraiese avvertiti dai sacerdoti mezzi già erano sul posto (per l'urgenza della diretta e per la tema di essere anticipati, fosse mai? sciagura!, dalla iattura dell'infame banda de' comunisti rai di Samarcanda) e presero solerti a intervistare l'uno i due esperti e a catturare il verbo dalla croce, ma l'uno aveva labbra vizze e secche, ma l'uno faticava la sua voce e allora i due gli diedero del fiele dicendo lieti: "Dolce è questo miele" e risero in diretta dell'inganno e l'uno disse: "Padre, padre mio, perdona loro perchè no non sanno il male che si fanno a proprio danno."
E poi morì silente e senza fretta e inver la morte sua sembrò perfetta e ben ripresa dalla rai in diretta.
Ora, di tutta questa storia ch'è sogno, e di chi fosse l'uno e l'opra sua, si ha notizia da un foglio volante d'un cantastorie del tempo, cantore anche, non cieco come Omero ma miope come una talpa e cionondimeno unico discepolo dell'uno di cui s'adoperò di seguitar l'esempio e la retta via: giusto quella che dal sogno mena dritta all'utopia. Di quel foglio volante e documento si dà lettura senza nocumento:
L'UNO
Il tipo, detto l'uno, venne quando di questi giorni, quando?, queste ore; aveva tutti gli anni e sorrideva e chi lo vide disse: "E' un bel signore."
Pareva che cercasse e non cercava, pareva che guardasse e non vedeva, pareva che piangesse e non piangeva, era soltanto l'uno e sospirava: "L'uomo ha distrutto il segno mio, la voce, e sul Calvario orfana è la croce; già il mondo muore senza la parola, la pace è un cormorano che non vola."
"E'vero" disse lei la Maddalena "di mio verrei con quest'amore cane."
"Anch'io" disse un Ago nella vena e l'uno disse: "Vostro sia il mio pane."
"C'è posto?" chiese il Vecchio abbandonato
"C'è tempo" chiese "per l'andare stento?"
"Cammina come sai" rispose l'uno sorrise e disse piano dolce e lento: "L'uomo ha distrutto il segno mio, la voce, e sul Calavrio orfana è la croce; già il mondo muore senza la parola, la pace è un cormorano che non vola."
E Madre Pena ch'è periferia della Città del Mondo prese cuore; e l'uno disse "Andiamo amica mia, è tempo dell'ulivo e dell'amore."
E grande fu il corteo, la sua via, e il Bimbo sorrideva l'orizzonte; qualcuno disse: "Forse l'utopia è l'uno che ritorna al proprio monte."
Così rivisse un segno e una voce e sul Calvario ritornò una croce e l'uomo fece sua una parola: la pace èun cormorano che oggi vola.

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