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Cani

di Ivano G. Casamonti su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Queste sono le storie che i Cani raccontano quando le fiamme bruciano alte e il vento soffia da Nord. 
Allora ogni famiglia si riunisce intorno al focolare, e i cuccioli siedono muti ad ascoltare, e quando la storia è finita fanno molte domande: "Cos'è un Uomo?" chiedono.
Oppure: "Cos'è una Città?"
O anche: "Cos'è una Guerra?" (Clifford D. Simak, City, 1952)
No, cari della Smemoranda e cari lettori, quest'anno niente fantascienza. 
L'omaggio a Simak e a forse il più bel romanzo di F.S. di tutti i tempi (Dick a parte) può bastare.
Un italiano non può vivere scrivendo fantascienza e io infatti scrivo altre cose. Un mio romanzo, Pecora Elettrica, riferimento a Do androids dream of electric sheep? di Philip Dick, da cui si trasse quello stupendo inganno che fu Blade Runner, giace inedito da anni, perchè io mi ostino a non togliere il capitolo che si intitola: "Non me ne andrò in silenzio - guida al terrorismo per i malati terminali".
Lo riscriverò in inglese e lo manderò al mio amico Clive Barker, a Liverpool. Ne faremo un film, casomai, e diventerò ricco.
Non ho utopie e ho smesso di sognare da quando ho finito (o interrotto) i miei sei anni di analisi freudiana con una povera stronza che mi ha pasticciato l'anima. Almeno, non mi ricordo i sogni, e non ho più il quadernino del perfetto pirla in analisi vicino al cuscino, con stilografica sempre carica.
Volete che riesumi il quadernino (un Trussardi nero a tartaruga, se ben rammento - chissà dov'è finito con tutti questi traslochi) e vi racconti un vecchio sogno analitico?
Ma è la solita menata: volevo fare l'amore con mia madre e uccidere mio padre; non l'ho fatto perchè a due anni ce l'avevo piccolo e mi sono incazzato.
Questa è l'essenza del pensiero freudiano, e non serve a nulla quando, imbottito di "En", non riesci a prendere l'aereo per New York (otto ore in una bara ermeticamente chiusa) anche se il direttore ha scritto una cifra folle sull'assegno per l'intervista a Stephen King, che ti aspetta pacifico a Bangor nel Maine, ti ha già fatto preparare la stanza degli ospiti e al telefono era gentilissimo.
Allora volete il raccontino di fantascienza cyperpunk, che tanto riderete di più (e giustamente) con tutti i bravi opinionisti ironici che riempiono l'agenda più interattiva del mondo? 
In effetti, dopo aver visto Atto di forza, inganno, stavolta non stupendo, sempre ai danni del più grande solipsista del secolo, il povero Dick, ancora lui (per fortuna che è morto nell'82, ma siccome è diventato Dio nei venti giorni di coma cerebrale che hanno preceduto la sua fine, attenti che risorge, e saranno cazzi per molta gente di Hollywood) dicevo, stanco degli abusi del cinema volevo scrivere una robina dove un marzianino operaio sogna di essere stato Schwarzenegger agente segreto sulla Terra. 
Be', l'idea c'è, se vi ricordate ancora Total Recall, il racconto scrivetevelo voi, io il mio dovere l'ho fatto. 
L'utopia? Ma io ce l'avevo, l'utopia, forse un po' diversa da quella dei miei coetanei nei particolari, ma precisa e pulita: catturare e sequestrare i diecimila italiani che dirigono il paese, dargli un po' di botte, così, in nome dei miliardi di esseri umani morti di sete o schiacciati durante la costruzione delle Piramidi, soffocati in miniera, impazziti alla catena di montaggio, oppressi dai mutui, rincoglioniti dalla televisione. 
Poi imbottire i diecimila simpaticoni di psicofarmaci, sottoporli a psicoterapia rieducativa, farli sbavare davanti alle telecamere (c'erano già portatili, più grosse ma c'erano, 15 anni fa) occupare la RAI e trasmettere la confessione dei loro misfatti ai danni dell'umanità. Poi mandarli nella clinica dove si disintossica Keith Richards e rispedirli sani e paffuti ai loro uffici, con regolare stipendio e trattenute.
Di quello che sarebbe successo poi non me ne è mai importato nulla: socialismo reale, dittatura, baffone, e chi se ne frega? 
Io sono anarchico situazionista debordiano dal '69, anno in cui lessi La società dello spettacolo, mi interessa la rivoluzione, non quello che viene dopo.
E' andata male, sono arrivati, questo manipolo di criminali ignoranti che lo Stato perdona, ma io no, e si sono messi a uccidere. Secondo i miei calcoli, si potrà parlare di comunismo seriamente tra due o trecento anni. 
Sai quanto me ne frega.
Anzi, visto che ho quarant'anni e ho scoperto da poco di non essere immortale, sapete che vi dico? Andate tutti a farvi fottere.
Che l'inquinamento del pianeta e la peste dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che l'avidità, la volgarità di regime, il liberalismo giapponese, l'orda assetata che verrà dal Sud del pianeta vi spazzino via. 
Perchè dovreste sopravvivermi? Che l'uomo scompaia e concluda il suo ciclo di follie su questo pianeta.
Che i cani, queste bestie che le radiazioni delle ultime atomiche di qualche staterello impazzito renderanno mutanti ancora più buoni e intelligenti di quello che già sono, restino a ricordarci e corrano liberi nelle praterie, e raccontino attorno ai fuochi leggende false di come eravamo forti, coraggiosi e prodighi di affetto.
Questo è il mio sogno, ed era quello di Simak, disgustato dagli anni del maccartismo nei quali viveva. 
Ciao, adesso devo intervistare uno che è tanto scemo quanto famoso quanto ricco. Ma è molto ecologista: finanzia la diffusione delle palette ecologiche per tirar su la merda dei cani. Assurdo, il mio lupo Blade Runner (malgrado tutto, non potevamo che chiamarlo così) si fa la sua bella defecazione, carica di simboli ancestrali, e io dovrei togliergli il gusto di rimirare la sua produzione di senso odoroso, andando in giro con le tasche piene di palette, secchielli e casomai spray profumati? 
Solo le società di merda odiano la merda, ricordatelo.
Be', adesso spedisco il fax al glorioso Nico Colonna, intervisto il babbione, dormo un po' a una riunione per decidere il palinsesto, porto giù Runner, vado a salutare Elena, poi salgo nella mia casa-studio multimediale. E mi addormento davanti all'ennesimo filmato africano di Brian Eno.
Vi voglio bene. Fottetevi.

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