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Jashin, Gentile, Maroso...

di Licia Granello su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Una squadra per sognare, di quelle che bucano i diaframmi del tempo e ti fanno venir voglia di calcio vero, divertimento e fantasia, lontano anni luce (appunto) da quello stressato e robotizzato di oggi. 
Non la migliore, perchè i duelli Mazzola-Rivera ci saranno sempre e le utopie da calcio sono fatte apposta per guardare con gli occhi del cuore e non con quelli di Sacchi.
In porta ci metterei Jashin, mitico portiere della nazionale sovietica, che mi è rimasto fermo nella memoria con le sue mani grandi e la divisa tutta nera. Molto prima di Bubka e Gorbaciov, lui, insieme a Gagarin, ha rappresentato la faccia buona del terribile orso russo per gli intimoriti cittadini occidentali.
A destra Claudio Gentile, che credo di aver insultato mille volte nelle mie domeniche sui gradini della Curva Maratona, in mezzo ai tifosi del "Club Grande Torino". Lo detestavo in quanto juventino e lo ammiravo come giocatore tutto grinta e passione.
Passata dall'altra parte della barricata, la giornalista ex tifosa ha scoperto anche una persona intelligente e per bene, quindi mi tocca inserirlo in formazione. 
A sinistra, lo studente di medicina Maroso che i miei genitori raccontano bello, elegante e con più classe di tutto il Grande Torino messo insieme. Davanti a lui, l'intelligenza e le gambe di Leovigildo Junior, un brasiliano che sembrava uscito dal manuale di calcio pratico (e non veronico, come usa da quelle parti). Ritorniamo sull'altra fascia e, sperando che non si senta troppo frustrato nelle sue aspirazioni da regista, facciamo correre Michel, il tosto centrocampista del Real Madrid.
Adesso tenetevi forte, perchè è il momento della verticale, cioè la fascia centrale del campo, quella che regge i destini della squadra. Tre nomi in rapida, clamorosa successione: Rudy Krol, Paulo Roberto Falcao e Michel Platini.
Ora, capisco che quelli dietro si devono fare un coso così per irrobustire la retroguardia. Ma è anche vero che per attaccarli ci vuole almeno un'altra squadra dei sogni, e allora sai che partita... Krol è stato il simbolo della trasgressione (calcistica) olandese, Falcao e Platini si sono rispettati e stimati come gli unici abitanti contemporanei dello stesso pianeta, quello dei fuoriclasse assoluti. 
Falcao per la straordinaria intelligenza tattica, Platini per la tecnica e tutto il resto, compresa un'inimitabile vena ironica. "Michel, qual è la dote che ammiri di più?" "La tolerance, la tolleranza." "Allora tu sei un tollerante." 
E lui, perfido: "La prima volta".
In attacco, la coppia-gol secondo i canoni più classici della didattica calcistica: George Best e Paolino Pulici, il centravanti capellone del Manchester United, agile e ribelle, con il prototipo della punta di sfondamento, tre volte cannoniere principe del campionato e saldamente nel cuore di tutti noi tifosi torinisti.
Una formazione così ha bisogno di un allenatore di gran qualità. Io, a scanso di equivoci, in panchina ne metto due, così amici da non infastidirsi a vicenda, così bravi da coprire, insieme, tutte le qualità umane e professionali possibili.
Gigi Radice e Giovanni Trapattoni: cioè tempra, umanità e calcio a tutto campo, cosa non difficile, con uomini e giocatori di questo livello... 
Un occhio d'attenzione anche ai rincalzi (la parola mi sembra quanto meno riduttiva): secondo portiere Stefano Tacconi, perchè sa usare anche il cervello, oltre alle mani, e poi per una volta merita di essere preferito a Zenga, che pure è della stessa, buona pasta. 
Poi, in ordine sparso, Claudio Sala (sic) e Gigi Riva, Rivelino e Van Basten, Mikhailichenko, Simonsen e Lineker. 
Lo so, lo so, ci sono pochi difensori e troppi piedi d'oro. Ma questa è una squadra dei sogni: le proteste, comunque, indirizzatele a Nico Colonna, che si è autopromosso a dirigente accompagnatore.

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