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oggi voglio

Gioco a zolle o pressing?

di Marino Bartoletti su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

In principio era il prato. Altro che sogno, altro che utopia! 
Luca Cordero Edvigio di Montezemolo lo aveva pettinato, coccolato, accarezzato e, nei momenti di maggior intimità, persino fertilizzato di persona. 
Aveva chiamato Cesare Ragazzi e gli aveva detto: "Ogni filo d'erba è sotto la tua diretta responsabilità: se sarai carino con me (e con la creatura) ti farò presentare Domenica In con lo stesso toup‚ di Gianni Boncompagni e San Remo con un copione diverso da quello di Andrea Occhipinti. Se San Siro si spelacchierà, ti manderò per rappresaglia il parrucchiere di Pippo Baudo e venderò a tranci ai mercati generali la sirena del tuo spot pubblicitario.
Cordero parlò: e fu il pascolo!
Il giorno stesso dell'inaugurazione dei Mondiali la "Sit In", scoraggiata, licenziò 200 operai. 
""Ecco la tonalità della moquette che voglio ad Arcore" tuonò Silvio Berlusconi davanti al maxischermo ad alta definizione. 
"Vendete la Standa, Emilio Fede e le carpe di Segrate e compratene 300.000 metri quadri!" "Via il pavquet del decimo piano di covso Mavconi" sentenziò l'Avvocato. 
"Tutto deve diventave di quel colove!" Romiti prese appunti: ma diede l'idea di alzare gli occhi al cielo. 
Un usciere esperto nel linguaggio dei sordomuti credette di leggere sulle sue labbra la parola "rincojonito".
Eppure dopo Argentina-Camerun, giardinieri,ortolani, ingegneri genetici, pastori, tricologi e venditori di tappeti si affollarono attorno a quella meraviglia verde.
"Però nella zona dove ha giocato Maradona manca un po' d'erba" tenne a chiarire senza alcun secondo fine il capo dei vigili del quartiere San Siro: ma venne subito incaprettato da un commando di ultrà dei "Deep South Killing and Fucking Boys" di Secondigliano.
Il sogno durò quanto le notti magiche. Ogni (magica) notte gnomi, folletti e piccoli parrucchieri di Rolando entravano in campo con phon e bigodini.
Fatto l'appello, tutti i fili d'erba (693.922.818) venivano lucidati, ripassati e stirati: quelli con la forfora erano immediatamente degradati e retrocessi nelle nuove, lontane fioriere del terzo anello.
Quelli idonei erano obbligati a ripetere il giuramento di fedeltà al COL e alla rispettiva zolla. Gli altoparlanti diffondevano a volume ecologico l'inno dell'operazione: "Green green grass of Dome" sussurrata da Tom Jones. Malgrado queste premesse così maliarde, il sogno mondiale finì con la semifinale fra Germania e Inghilterra. Gli gnomi tornarono tutti da Cristina d'Avena: i parrucchieri vennero deportati in massa a San Remo per cominciare a lavorare con otto mesi d'anticipo al progetto architettonico dell'acconciatura di Riccardo Cocciante. Il sole venne diffidato dal riapparire a San Siro: i raggi più coraggiosi vennero intercettati e arrestati a piazzale Lotto dalle teste di cuoio del nuovo assessore Castagna.
Il "fondo" dello stadio-orgoglio della Lega Lombarda- venne diviso e lottizzato in tre parti. Le zolle delle aree di rigore furono vendute da gentiluomini in mascherina nera ai passeggeri di due pullman giapponesi che la mattina erano partiti da Trafalgar Square e che credevano di essere a Wembley; la metà campo di destra venne irrorata di napalm per fare divertire i mar• della "Libeccio" in ritiro spirituale a Novegro; la metà campo di sinistra fu affittata a prezzo simbolico ad un pastore della Brianza salvato dal WWF assieme alle sue pecore e diserbata già prima di ferragosto.
Quando, proditoriamente, cominciò il "campionato più bello del mondo", l'unico milanese felice del nuovo fondo desertico del "Meazza" fu Ambreus, il cammello di Piero Chiambretti.
Ma ne trasse vantaggio anche Giovanni Stormy Trapattoni che, dopo essersi consultato Normy Stormy Schwarzkopf, mise a punto sofisticatissime tattiche di gioco strettamente connesse allo stato del terreno e finì col vincere il girone d'andata: al grido di "Rommel Akbar".
Le piogge dell'inverno provocarono scene da ritirata di Russia e Albania, Gullit perse i baffi (mai più ritrovati) in una gora di centrocampo; Zenga sprofondò nelle paludi mobili della sua area piccola e si trovò abbracciato allo scheletro in buone condizioni di un desaparecido della sommossa contro Bava Beccaris; i cingoli di Matthaus si impantanarono nella fascia destra detta "delle Ardenne" e vennero venduti come rottame alla Fiera di Sinigaglia. Maghi, erboristi, cesellatori di zolle, coiffeurs e fattucchieri si alternarono su invito dell'assessore Castagna attorno al terreno malato.
Si cominciò a seminare gramigna, trifoglio, erba cipollina, cicuta, rucola, marijuana, erba gatta, alchimilla, elleboro fetido, felci, ninfee erba medica ed erba viperina. A centrocampo vennero trapiantate zolle maremmane, sulle fasce si tentò l'innesto di micropascoli argentini: Chistian Barnard in persona si occupò dell'espianto di trenta metri quadri di savana dello Zimbabwe e della sua collocazione attorno ai dischetti del rigore. Il miracolo che non era mai avvenuto neanche all'orto botanico di Kew, si realizzò a San Siro: in un ettaro di prato, quattrocentododici tonalità di verde.
A Milano, finalmente, ebbe un prato firmato "Missoni".

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