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oggi voglio

A colori o in bianco e nero?

di Morando Morandini su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

TITOLI - Ho trovato una quarantina di film distribuiti in Italia il cui titolo comincia con la parola "sogno" o "sogni". 
Al cinema i sogni possono essere d'oro (Nanni Moretti) o dorati, bagnati, infranti, interrotti, a occhi aperti, proibiti (ricordate Walter Mitty di Danny Kaye?) o mostruosamente proibiti (con Paolo Villaggio il cui personaggio, però, non è Fantozzi nè Fracchia, ma Coniglio).
Possono morire all'alba (grazie a Montanelli) o rimanere nel cassetto (Renato Castellani) o essere di donna (Bergman, naturalmente). Ci sono quelli del signor Rossi (Bozzetto, naturlich), di Laura (la svedese Bibi Andersson, nella fattispecie), di Bohème, di Butterfly o a Venezia.
Al singolare il sogno è d'amore (anche col punto interrogativo), d'arte, di tutti, d'amanti, di prigioniero (straordinario film onirico di Hathaway in bianconero con Gary Cooper e Ann Harding che s'incontrano e si amano in sogno) o di carnevale.
Può persino essere biondo nella persona di Lilian Harvey, star tedesca degli anni trenta. C'è un sogno d'estate (ancora con Ann Harding), di una notte d'estate (pupazzi del cecoslovacco Trnka e quello di Salvatores), di una notte di mezza estate (da Shakespeare, con la regia spendacciona del grande Max Reinhardt), di una notte di mezza sbornia (con Eduardo e Pupella Maggio).
Due sono di Zorro, col gioco di parole tra segno e sogno. Nel cinema di lingua inglese, almeno nei titoli, si sogna meno: ne ho trovati soltanto una ventina che cominciano con "dream" e derivati tra cui un famoso, ma poco visto film collettivo d'avanguardia surrealista del '46 : Dreams that Money Can Buy (I sogni che il denaro può comprare) dove i singoli sogni hanno le firme illustri di Max Ernst, Man Ray, Fernand L‚ger, Marcel Duchamp, Alexander Calder, Hans Richter.
Inutile cercarlo in videocassetta. E, per finire, il sogno può essere lungo un giorno (Coppola) o americano. Quante volte avete letto dell'"american dream" ?
SOGNI E MEMORIA - E' un gioco (quiz) che si può far da soli o con amici, purchè siano "cin‚philes", filmofagi, fans del grande/piccolo schermo: citare a memoria le sequenze oniriche famose nella storia del cinema. Sono arrivato a quattro, io. Due mute e due sonore: il sogno angelico e paradisiaco di Charlot nel Monello (1921); quello magico di Buster Keaton, operatore di cabina in Sherlock Jr. (1924) che entra nello schermo; l'incubo di Victor Sjostrom nel Posto delle fragole (1957) di Bergman e quello, firmato Salvator Dalì, di Io ti salverò (1945) di Hitchcock. Senza contare i film che, alla fine, si scoprono sogni, cioè incursioni nell'inconscio, come La donna del ritratto (1944) di Fritz Lang. (Ma, a scavar bene nei film muti di Chaplin, si trovano altri sogni...)
FINZIONE E REALTA' - L'avete notato?
Per mettere in immagini i sogni i registi ricorrono (o ricorrevano) a procedimenti tecnici speciali: rallentatore, immagine sfocata (flou), contorni nebbiosi, scenografie bizzarre di taglio espressionista o surrealista e cos via. Nella realtà, invece, ossia nel nostro letto, sogniamo generalmente in modi più realistici, normali, concreti.
DOMANDA CLASSICA - Sogni a colori o in bianconero?
IL SOGNO DI TUTTI - Secondo il mio amico Luigi Veronelli, il sogno dei sogni è guidare il proprio sogno, così da sognarlo a ogni addormentarsi. In altre parole: riuscire a programmare i sogni, come nel cartellone di una sala cinematografica.
Pensateci come sarebbe bello: andare a letto col sorriso sulle labbra e sapere che stanotte si replica. (Invece, purtroppo, capita soltanto con gli incubi.)
SOTTO LA PALPEBRA - "Basta a un uomo incatenato chiudere gli occhi per avere il potere di far scoppiare il mondo." (Octavio Paz).
Bunuel aggiunge: "Basterebbe che la bianca palpebra dello schermo potesse riflettere la luce che le è propria per far saltare l'universo."

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