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oggi voglio

Caro M.

di Paolo Mereghetti su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

Caro M., 
quando ti guardo leggere abbandonato sul tuo letto non posso fare a meno di ricordare la mia gioventù e confrontare quegli anni con questi.
Oggi tu hai quindici anni e per sognare a occhi aperti devi tornare indietro nel tempo, in un medioevo fantastico, popolato di hobbit ed elfi, di eroi e incantesimi, di dungeons and dragons.
Quando io avevo quindici anni, mi ricordo che potevo ancora sognare la conquista della luna: bastava aprire la finestra e la più grande avventura di tutti i tempi era lì, a un passo.
Forse la differenza tra la mia generazione e la tua, tra quella dei padri e quella dei figli, si può riassumere così: a noi sembrava che esistesse ancora una parte di mondo reale da conquistare, su cui esercitare la nostra fantasia e la nostra immaginazione; a voi è rimasto solo il mondo dei sogni in cui rifugiarsi.
Perchè mi sembra che ancora una volta, noi quindicenni avessimo molto di più di quello che avete voi quindicenni. O forse sarebbe meglio dire che noi abbiamo avuto più di quello che vi abbiamo lasciato. Anzi, è proprio così.
Spesso ho paura per la bruttezza del mondo in cui vi tocca e ci tocca vivere. Con una differenza: io, e quelli vecchi come me, ormai si sono trovati la loro tana, la loro nicchia ecologica, in cui aspettare la pensione. Voi quindicenni dovete ancora uscire allo scoperto. Dovete ancora conquistare tutto. 
Non ho dubbi: siete molto più svegli e intelligenti di noi, e anche più furbi. Però questo mondo è molto più brutto di quello in cui siamo sbarcati noi, e anche più falso e pericoloso.
Ma c'è un punto che mi fa particolarmente paura: quando avevo quindici anni, vuoi perchè restava ancora la luna da conquistare o perchè Fidel Castro pensava più a tagliar la canna da zucchero che a imprigionare oppositori o perchè don Milani aveva appena impostato la sua Lettera a una professoressa, per tutte queste ragioni e per altre ancora ero convinto che nessuno scenario fosse più eccitante del mondo in cui vivevo tutti i giorni.
Era lì che sbizzarrivo la mia fantasia e la mia (e quella dei miei coetanei) voglia di novità.
All'asilo sognavo di partire a caccia di bisonti con un coltello di legno che mi aveva fatto lo zio Erminio. Al liceo potevo scegliere tra partire con un Titan da Cape Canaveral (allora non si chiamava ancora Cape Kennedy, come lo stadio di Milano si chiamava San Siro) oppure sperare di rendere il mondo (e i miei professori) più democratici e di sinistra.
Oggi, quelli sembrano ricordi preistorici, buoni per il prossimo episodio di Jurassic Park.
Cosa vi abbiamo lasciato da sognare? Mi sembra proprio poco.
Questo non fa che peggiorare il bilancio della mia generazione, non certo della vostra. Ma peggiora anche la vostra situazione di partenza, senza che ne abbiate colpa. 
E così, perchè meravigliarsi che abbiate voglia di rifugiarvi in un mondo ideale, di favole e di mostri, a giocare coi dadi e i punti di destrezza, chiusi in camera vostra?
Ma se avete tutte le giustificazioni possibili, questo non vuol dire che abbiate anche ragione. Per usare le parole chiave della Smemoranda di quest'anno, i sogni non possono sostituire l'utopia. Se ognuno si chiude nella sua cameretta, sta sdraiato sul suo letto, quello che c'è‚ di brutto nel mondo che vi circonda rimane tale e quale. 
La vostra forza, la vostra fantasia dovete esercitarla su tutto ciò che vi circonda. Anche se vi stiamo lasciando un mondo capace di risolvere i suoi problemi solo con la guerra, voi avete il dovere (almeno di fronte a quelli che saranno i vostri figli) di misurarvi con tutto questo. 
Non chiudete gli occhi sul mondo, apriteli! E' questo l'unico messaggio che vorrei darti, l'unica cosa di cui sono sicuro, caro M. Non ho ricette sicure per affrontarla, questa realtà, ma sono sicuro che tu e i tuoi amici sarete capaci di trovare i modi e le maniere migliori. 
Gli errori metteteli in conto, ma non fatevi spaventare (e se volete consolarvi, pensate a quanti ne abbiamo commessi noi).
Caro M., l'entusiasmo, l'intelligenza, l'astuzia con cui combatti contro i draghi e i mostri di D & D, usali anche per affrontare e aggredire la vita di tutti i giorni, i rapporti con i tuoi professori, i tuoi compagni, i tuoi genitori. I vostri sogni non teneteli solo per voi, fateci entrare anche noi, trasformateli in utopie. Utili a tutti. Ne abbiamo bisogno.
il tuo papà

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