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Andiamo a Salamina

di Pietro Banas su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

L'utopia è un'attesa bella che produce dolore. 
Dolore?
E' il dolore (piccolo? grande?) delle speranze che è renitente ad avverarsi.
Perchè si spera e si spera e si continua a sperare dolendosi o illudendosi, in questa prolungata attesa.
L'utopia è come un'ombra, incauta o splendida, della sera e induce al sonno della ragione liberando i pipistrelli della fantasia.
Oh lieta fantasia.
Nel sonno si sprigionano i sogni e i sogni schizzano alti e voraci come scintille di lava. Questi sogni sono appunto le ali dell'utopia che sui cavalli dell'Ariosto porta verso i regni dove siedono allegre e costanti la giustizia più giusta nel dare e avere,
la felicità più felice e inquieta che riceve e concede che domanda ed è domandata accetta e distribuisce;
ma soprattutto dove si può vivere una vita che è vera vita ritagliata dentro all'uragano del tempo e dentro all'impegno di ognuno di non sottrarsi mai a niente,
di barattare il tempo dell'amore per il tempo di una giusta fatica e di collocare nello scaffale dei propositi lieti le ore dello svago, della lettura, dei viaggi, dello studio.
Utopiare è in realtà un fantasticare con furia quasi con rabbia ma neanche con una costanza inesorabile.
Fantasticare non la cosa sperata o veduta da lontano ma la cosa (l'atto,l'azione, la realtà della vita) che si vuole davvero, che deve essere lì presto e non si può rimandare.
L'utopia fa correre alla stazione perchè il treno fischia, un treno fischia, che deve arrivare.
Arriva? E' arrivato? E' lì che arriva.
Sta già fischiando.
......
Andiamo a Salamina a combattere per l'isola 
andiamo a Salamina a combattere per l'isola
andiamo a Salamina
fossi io allora di Folegandro o di Sicino
anzichè ateniese
fossi io andiamo a Salamina.
Andiamo.
Nota:
Solone, ateniese

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