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Hai presente Romiti?

di Severino Salvemini su Smemoranda 1992 - Sogno e utopia

C'era stato un momento in cui i sogni erano stati per lui particolarmente piacevoli. 
Era il periodo del liceo.
Bruno Desideri, consigliato a vista dal padre Antonio che faceva l'ortolano in Via Carducci, stava cercando di costruirsi il futuro.
"Devi avere in mente un tuo progetto - gli diceva il padre - devi arrivare in alto. Hai presente il commendator De Rosa?" E Bruno si era affidato al destino di studiare le materie che più gli piacevano e si era iscritto a Ingegneria.
Voleva proprio diventare qualcuno e anche i sogni gli erano di buon auspicio: nel sonno gli apparivano sovente le immagini di una scalata a una montagna da cui si godeva una vista straordinaria oppure di passeggiate in mattine di primavera per i campi rigogliosi.
"Pensa in grande! - gli dicevano al Politecnico i professori - Sei studioso, diligente. Coltiva gli interessi più congeniali, quelli per i quali saresti pronto a passare in bianco l'intera notte."
Ma Bruno con le notti aveva sempre avuto una relazione tormentata, a causa delle sue ambizioni, spesso talmente tenaci da non riuscire a contenersi durante la veglia.
Una volta laureato, non ebbe difficoltà a farsi assumere alla Metaltronic, un'impresa produttrice di televisori.
Chi lo selezionò ebbe modo di verificare la sua predisposizione per i ruoli di lungo respiro e verso mansioni aziendali con contenuto strategico.
"Tu mi dai l'idea di uno che capisce la giusta direzione di marcia, che ha la visione di sviluppo di lungo periodo. Hai presente Romiti? Ecco, come lui, sai quel che vuoi, hai un tuo progetto di vita!"
E già dopo pochi anni, l'ingegner Desideri aveva fatto notevoli passi avanti nella carriera e, dopo aver coordinato il laboratorio per la ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti, era stato promosso assistente al Direttore Generale. E poi aveva lasciato la Metaltronic per la Bigel, la maggiore produttrice di gelati del nostro Paese. 
In quegli anni non aveva dimenticato di sognare, anzi. I suoi sogni si erano fatti più ricorrenti e si erano anche trasformati rispetto a quelli fatti in gioventù. Ora il sogno lo accompagnava non più placidamente, bensì lo destava durante la notte con reazioni e sobbalzi. Anche sulla lunghezza c'era stata un'escalation: da sogni molto brevi che contenevano un'immagine o un pensiero, si era arrivati a interi romanzi che duravano ore e ore. 
E la trama gli rimaneva più impressa nella memoria dopo il risveglio. Ricorrente era la scena di Bruno che camminava rincorso da cani che gli mordevano i talloni o che tentava di rimanere in piedi nonostante che il tetto della casa si abbassasse progressivamente.
Un giorno il maggiore azionista dell'impresa chiamò Desideri per quello che sembrava il grande progetto per il futuro.
"Siamo arrivati fino a questo punto con le nostre forze e con le nostre idee - gli aveva detto - e ora vogliamo che Lei realizzi un grande progetto innovativo per far fare alla nostra azienda un grande balzo di qualità e di espansione dimensionale. Vogliamo essere i primi nel mondo in cinque anni!" 
E per convincere Bruno a compiere questo sforzo, lo avrebbero cointeressato al capitale. In cambio cosa pretendevano gli azionisti originari? Di giocare il ruolo del vero imprenditore carismatico, capace di entusiasmo contagioso e trascinatore nei confronti di tutti i collaboratori ("Ha presente Berlusconi?").
Quella notte, Bruno elaborò un nuovo sogno.
Stava partecipando alla maratona di New York e tutti gli altri concorrenti erano le persone che normalmente incontrava in ufficio: i collaboratori, i fornitori, i clienti, gli azionisti, e altri ancora. D'un tratto, mentre correva a più non posso, si era reso conto di non saper più dove si trovasse il traguardo. Barcollando, aveva imboccato un lungo corridoio di vetro trasparente pieno di porte chiuse. Nel passare davanti a ogni porta, l'istinto lo portava a mettersi in una posizione di difesa tipica del karatè, come per difendersi da un nemico invisibile.
Alla fine era giunto a una grande porta che dava proprio nel suo ufficio.
L' aveva aperta e si era trovato davanti un individuo vestito con uno scafandro da sommozzatore che gli aveva puntato diritto un fucile subacqueo e, senza dire una parola, aveva fatto fuoco mirando al cuore.
Non poteva più procedere con questi incubi. Si ricordò che un suo vecchio amico d'infanzia, con cui soleva giocare nel cortile di Via Carducci, era diventato un celebre psicanalista. Prese un appuntamento e si preparò all'incontro, cercando di ricordare il maggior numero di sogni che lo avevano tormentato negli ultimi mesi.
Non appena si incontrarono, durante l'abbraccio fraterno, il medico disse: "Caro Bruno, non sai che piacere mi fa rivederti dopo tutti questi anni. Ti ho seguito nella tua carriera da lontano, sui giornali, e vivissime congratulazioni per quanto sei riuscito a fare e a diventare. D'altra parte, avrei giurato che tu fossi un uomo eccellente! 
Già da ragazzo eri l'unico con un DISEGNO con un PIANO preciso! E ora, cosa ti porta qui da me?"
Quelle parole, il disegno, il piano, pronunciate con quella enfasi, rimbombarono nella testa di Bruno Desideri, provocandogli un immediato senso di nausea e un irrigidimento nella parola. Emise un debole farfugliamento e, davanti allo stupore dello psicanalista, fuggì a gambe levate.
Non fece più ritorno nel suo ufficio della Bigel, e non si vide più nemmeno a casa o allo sporting club, che frequentava assai regolarmente. Un suo dipendente, in viaggio incentivo alle isole Laccadive, sostenne alcuni mesi dopo di aver visto una persona che assomigliava molto al suo Presidente, dietro un botteghino di gelati, con una T shirt turchese e un grande cappello di paglia sulla nuca.
L'impressione che dava, mentre confezionava coni gelato per i turisti occidentali, era di un leggero sorriso molto malizioso. Del vero ingegner Bruno Desideri, però, si persero per sempre le tracce ufficiali.

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