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Ho conosciuto Batman

di Antonio Faeti su Smemoranda 1991 - Le Americhe

Batman l'ho conosciuto il 26 aprile del 1945, alle ore 17 e 30 del pomeriggio. 
Veniva ad abitare da noi perché, come tanti, aveva perduto la casa nei terribili bombardamenti degli ultimi mesi di guerra. Il Comune assegnava d'ufficio questi inquilini ai titolari di appartamenti che avevano un poco di spazio per ospitarli. Si chiamava Ampelio Battimani ed era stato un repubblichino. Per questo era anche stato fucilato dai partigiani. Portato davanti a un plotone di esecuzione era stato trafitto da 78 pallottole, nessuna delle quali aveva mortalmente colpito il suo corpo secco ma resistente alle offese.
Ampelio Battimani confessava però di essere molto cambiato, dopo la fortuita e inattesa sopravvivenza. Parlava poco e non rideva mai, però assicurava di essere stato, prima dei 78 fori, un grande allegrone, molto ciarliero. Diceva che il suo corpo, adesso, non valeva gran cosa, con tutti quei buchi, ma la testa, sosteneva, era rimasta fascista, anche perché neppure sfiorata da alcuna fucilata. 
Così allevava pipistrelli. Nel senso che sosteneva di potere inventare un nuovo radar. Diceva che avevamo perso la guerra perché loro, gli inglesi, ce l'avevano, e noi no. Mi sembra di ricordare che, per lui, il radar doveva essere una sostanza che rendeva impermeabili ai proiettili, e consentiva di alzarsi in volo, e di essere fortissimi. Poi il Comune gli trovò una casa, e lui ci lasciò. Prese con sé un ragazzino, dall'Istituto dei Bastardini, e vissero sempre insieme, immersi nei pipistrelli che, a volte, straniti dalle domande di Ampelio Battimani, svolazzavano qua e là anche di giorno, come se avessero perduto il loro celebrato senso di orientamento. 
Ricordo che, in dialetto, lo chiamavamo tutti, familiarmente, Batlan, e ciò può aver causato, in qualcuno, un poco di confusione.
Superman l'ho conosciuto dieci anni dopo, il 9 di luglio del 1955 alle ore 21 e 26. Si chiamava Walter Stupazzini e lavorava a Stadio, il quotidiano sportivo che si affiancava al colto e politico Resto del Carlino. Era diventato un poco famoso, in città, perché seguiva le imprese del pugile Cavicchi, un peso massimo quasi concittadino, allora molto amato. Scriveva sempre così: "E' inutile, Cavicchi ha la castagna!". Però seguiva anche i lavori del Consiglio Comunale, sempre prendendo a bersaglio i vari esponenti della maggioranza comunista.
E si occupava di critica d'arte, recensendo le mostre delle non poche gallerie allora operanti in città. Ma dava anche una mano ai giornalisti delle rubriche finanziarie e teneva una sua rubrica radiofonica nel supplemento regionale della RAI, dove si occupava di gastronomia. Quando Trieste tornò italiana gli affidarono, di tanto in tanto, anche gli articoli di fondo, a partire dai due che scrisse, per l'occasione, uno per Stadio e uno per Il Resto del Carlino: Il mio cuore a San Giusto e Forza, rossoalabardati! Aveva molte donne, mangiava molto, di notte. In una cena deglutì 96 cipollotti in pinzimonio e uno gli urlò: "Ma cosa sei, Superman?".
Così assunse quello pseudonimo per firmare lo stelloncino satirico che

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