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Viaggio nel sogno

di Fabio Santini su Smemoranda 1991 - Le Americhe

Amo l'America. Tante volte mi sono chiesto il perché. Non ho mai trovato la risposta. 
L'amo come si ama una donna torbida, un po' perversa, sensuale, bugiarda e sincera al tempo stesso. Irretito dal sogno americano e dal suo infrangersi contro lo specchio di una realtà sociale ambigua, contraddittoria, violenta. Ma attraente nel suo richiamo, che, a me, appare irresistibile.
La pioggia di New York se non è scrosciante, è ispida, colorata, il selciato un ibrido di mille colori riflessi dalle vetrine, dalle strade, dalle grandi avenues. Gli angoli dei quartieri popolano di musicisti che improvvisano jazz e rock, folk e blues.
E la gente si ferma ad ascoltare e tutti sembrano avere una storia da raccontare, da vivere.
Il taxista che parla anglogiamaicano concorda il prezzo della corsa e mi porta a visitare la città di notte. Alle prime luci dell'alba si ferma a un caffè. Si discute di reggae e amore, di storie di donne e tequila. I camionisti affogano nel caffè del primo mattino.
Salgono sui loro enormi bisonti e si avviano alle interminabili autostrade che sembrano raggiungere l'infinito. A Los Angeles, nell'Echo Valley, la domenica mattina un ragazzo studia un metodo per batteria. Il suono del tom-tom, il battito secco del rullante e il vitreo intercedere del charleston rimbombano 6 e poi 7 e poi 8 blocks più lontani. 
Al ristorante francese incontro John Travolta e Kenny Loggins che parlano di musica, a quello persiano, dove servono senza posate, Barbra Streisand e Don Johnson che scherzano sul loro presunto o vero amore, piatto appetito dalle cronache rosa.Al Cafè Roma si parla italiano, si mangiano spaghetti cotti al dente e si trovano donne bellissime con cui puoi parlare da un tavolo all'altro.
La scritta Hollywood intanto campeggia sulla collina, maestosa e rassicurante. A Denver, imbocco l'autostrada che porta a Las Vegas. 600-700 chilometri, due autogrill. Una donna coreana che serve riso e ketch-up, patate bollite e bibite non alcoliche. Nel parcheggio antistante, i camion snodati fanno bella mostra di sé.
Mi fermo in un paesino. Un semaforo, qualche jeep, i bar che chiudono alle 8. Sveglia al mattino alle 5 e mezzo e la sera cena alle 6.
un grande magazzino: vendono prodotti in pelle, cappelloni da cowboy, guanti da mandriani, selle e speroni. Alla locanda parlano un inglese dialettale. Ma sono cortesi e simpatici. Las Vegas. La strada che tante volte ho visto in televisione.
Le scritte luminose, la gente che affolla i bar, i casinò, i ristoranti. Si gioca dovunque e a qualsiasi ora. Si perde, si vince, qualche volta. La slot-machine vomita decine di monete. Grida di gioia. 
E' l'alba. Un uomo ubriaco, cammina ciondolando, mentre le grida della notte si perdono nel diffuso e pallido chiarore del mattino. Il sole sorge rosso fuoco e dà una sferzata di luce e di vita. Puttane escono frettolose dai motel, signori con smoking sbottonati e papillon slegati guadagnano furtivamente la via di casa.
Torno a New York. la domenica a Central Park è un'orgia di colori e di suoni di rotelle di pattini che invadono le strade e I camminamenti del grande polmone verde della megalopoli.
Alzo lo sguardo. Sulla sinistra il palazzo austero ed elegante della residenza Dakota, dove viveva John Lennon con la moglie Yoko Ono.
Cammino lungo la Quinta: venditori ambulanti di colore vendono Rolex tarocchi a un prezzo iniziale di 50 dollari. Con quella cifra ne porti via una dozzina.
Facce da sbandati, violenza nel metrò, gente che si accalca nei negozi sfavillanti di luci e lustrini. A Washington Square improvvisati duo o trii suonano musiche di Simon & Garfunkel e di Jimi Hendrix. La gente ascolta e accompagna canticchiando, battendo le mani o più semplicemente sorridendo. Nelle discoteche si consuma il rito esibizionistico dell'eccentrità.
Fa spettacolo il disc-jockey, fa spettacolo la musica con i suoi balli robotizzati da riflettori che accendono e spengono la scena con la velocità del battere delle palpebre.
Sono abbagliato nel fumo del sogno americano. Mi sono risvegliato dal cuore di un'illusione. Ma la traversata oltreoceano rappresenta sempre l'inizio di un sogno.
Giungere a destinazione, la fine.

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