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The jeans

di Gino&Michele su Smemoranda 1991 - Le Americhe

"Hai del Gin?" "Del Gin?...Gin's, intendi dire? Quante paia te ne servono?" Così, da uno sciagurato qui pro quo sarebbe nata la parola Gin's che poi, esportata in America, ci fu ritornata in Europa sotto forma di Jeans e con tutt'altro uso. Tutto questo secondo i Meno. 
Secondo i Più, invece, che sono la maggioranza e che a volte conoscono anche l'esatta etimologia del loro vestire, i jeans li ha inventati un americano di origine austriaca il quale ebbe l'intuizione di confezionare dei banalissimi capi da lavoro con una stoffa particolarmente resistente, il Blu di Genova (Blue Jeans).
Nacquero così i Lewi's (dell'austriaco Levi Strass) che invasero l'America senza che nessuno facesse una piega, tranne i jeans, che più erano spiegazzati e più conquistavano il mercato.
Certo, non ci fosse stato il doppio attraversamento dell'oceano, il jeans sarebbe stato europeo con anche una discreta fetta di italianità. Si sarebbe chiamato, può darsi, "Genova", o al massimo "Camogli".
Niente di tutto questo. I blue jeans ce li hanno portati gli americani nel dopoguerra, con i juke box e le coccole. E i racconti di Hemingway. E i romanzi di Cronin. E i dischi dei Platters. E le mazze da baseball. E la carne in scatola. E i preservativi. E gli slip. Slip, come si può intuire, deriva da "sleeping", la qual cosa non riguarda il contenitore, bensì il contenuto che, fino a prova contraria, per la gran parte della giornata dorme.
Ce li portarono gli americani, gli slip. Assieme alla cioccolata. Non che le due cose abbiano una relazione, si spera. Coi jeans, invece, sì che gli slip hanno a che fare.
Ma questa è un'altra storia e già che ci siamo la si potrebbe raccontare.
Un'altra storia
Non lo sopportava proprio, il suo nuovo vicino di casa. Troppo finto. Troppo intellettuale. Troppo alla moda. E un finto intellettuale alla moda è quanto di peggio ti possa capitare, come vicino di casa.
Era arrivato improvvisamente, una sera di quelle nate per gli incontri galanti. Lui aveva capito subito che insieme a uno così non avrebbe potuto combinare niente di buono. Peccato perché con l'altro, quello che c'era prima, sì che andava d'accordo.
Era così essenziale, l'altro, così aderente alla realtà, proprio come lui. Pratico, forse non bello; ma ogni cosa con lui combaciava, soprattutto quando c'erano da sostenere insieme certe cosucce.
Questo nuovo, al contrario, si vedeva al primo colpo d'occhio di che stoffa era fatto. Un po' yuppy e con molte pretese. E anche un filo francese. 
Lezioso, ecco. Con tutte quelle fragoline e quei fiorellini che si portava addosso. Finto giovane, "giovanile", come dire. Brutto termine, "giovanile": lo si sfodera quando si cerca di fuggire disperatamente la propria vecchiaia.
Come avrebbe potuto andare d'accordo con uno così! Lui che era, invece, in gamba davvero, sempre in forma. Non più giovane, forse, ma coerentemente uguale da tanto tempo. Come avrebbe potuto andare in cerca di avventure con uno così scomodo appiccicato addosso. E poi, così poco riservato: si lasciava scappare fuori tutto.
Già, perché non ci aveva mica lo zip come lui, questo qui. E neppure l'elastico come il suo predecessore. E poi cos'era tutta quella prosopopea di cambiar nome, di farsi chiamare boxer, se per una vita era stato semplice, povero, nascosto gregario e aveva l'appellativo molto meno nobile di "mutanda tattica".
Davvero era meglio prima, pensava Blue. Meglio, per un jeans come lui, quando per vicino di casa e perché no, di avventura, aveva l'umile slip. Ci stava davvero bene, lui, con sotto lo slip.
Una questione di forma, d'accordo. E comunque di contenuto. Era questa l'altra storia che volevamo raccontare. Perché adesso che i boxer sono tornati di moda, chi li porta coi jeans può ben capire l'incomunicabilità dei due caratteri. Gli slip, invece, così avvolgenti, minuti e pratici, stanno ai jeans come i democristiani ai socialisti: cioè non c'entrano niente però, se ti vuoi divertire, meglio toglierseli di dosso tutt'e due.
Biotti o vestiti resta comunque il fatto che gli americani anche in questo sono riusciti a colonizzarci (o a "civilizzarci", come pensano loro) e lo hanno fatto nel modo più subdolo: uniformando - nell'immagine - classi e cultura del mondo occidentale attraverso il semplice input di un paio di calzoni. Gino Paoli e Little Tony vestono gli stessi jeans, Agnelli e Cipputi anche. L'avesse saputo Marx che bastava così poco non ci troveremmo oggi a discutere sui Nomi e sulle Cose...
Capito, 'sti americani, insuperabili, nell'imporre le mode con le stoffe degli altri?
Se non ci fossero stati i "loro" jeans, che credito avrebbero avuto i cowboy qui da noi? E James Dean e Marlon Brando? E Marilyn Monroe in Fermata d'autobus? E Bogart, il mito dei miti? Però, un momento: a pensarci bene, mai visto Bogart in jeans. 
In settantacinque film mai visto davvero. E allora? Allora la storia che segue è un'altra storia ancora. Fatta di America anche quella. ma senza jeans, per una volta. Pronti? Partiamo...
Un'altra storia ancora
Primo: bisogna avere almeno ventisette pollici: ventisei più quello per schiacciare i programmi. 
Secondo: una poltrona bella comoda, di quelle di una volta. Non di quelle multistrato naturale, che ti siedi alle venti e quarantacinque e alle ventuno sei già sotto di quaranta centimetri, sbudellato sul tappeto di paglia, che farà tanto Oriente, ma anche le natiche romboidali.
Terzo: un sano telecomando programmato con criterio e con le batterie cariche. Altrimenti, ogni volta che decolli col ventisettesimo pollice, precipiti inevitabilmente su "Telebrianza West", il cui monoscopio, muto e inalterato, ti perseguita da tre anni, al pari di quella maledetta macchina di umidità sul soffitto che alla Paola le ricorda sempre l'Amazzonia, ma mai che le ricordi di chiamare l'idraulico.
Quarto: necessita una discreta quantità di sonno arretrato e una generazionale propensione all'avventura e all'America. A questo punto schiaffarsi davanti al piccolo schermo acquista un senso e il rincoglionimento una sua dignità di vita. 
Paff...paff...paff...col telecomando. Lui arriva a questo punto, quando meno te l'aspetti, proprio quando vorresti inebetirti di stronzate. Sei lì, sulla Frau del nonno, con l'occhio di pollo, che non aspetti altro che l'abbruttimento si faccia nebbia, sei lì che pensi: "Ecco adesso sto proprio dormendo...però se sto pensando che sto dormendo vuol dire che non sto dormendo...ancora un attimo e dormo...anzi, per vedere se dormo davvero schiaccio..." Paff...Lui, eccolo. Lui e il suo mito, luogo comune di eroi da cineteca. Lui, generoso dispensatore di immagini torve e carognesche. lui, il poster umano. Lui intramontabile trascinatore di fantasie. Lui impermeabile che cammina. Lui: Bogart: l'Americano. O Rick, Spade, Roy Earle, Dobbs, o Charlie Allnut.
Capita di incappare in uno dei suoi film le cui battute si conoscono a memoria, eppure... 
Eppure c'è la sua faccia da presa per il culo, così duro che vien da ridere, così ridicolo che come fai a non crederci. Sono momenti che la vita ti fa il filo, questi. E tu, che normalmente barcolleresti, invece te ne stai lì calmo, sensualmente liquido, conscio del tuo ruolo e del tuo passato, che se la Paola, in uno dei suoi quinquennali slanci affettivi, ti passa un cornetto Algida, tu sorridendo, l'occhio vissuto, te lo spari in gola con la carta, perché questi son momenti che la vita ti fa il filo e non son leciti i distinguo di packaging quando Sam Spade si avventura tra i bassifondi di Frisco in cerca di Joe Cairo.Di là c'è il cane con la vescica che pare una palla da biliardo, chè l'ora della pipì notturna è passata da un pezzo. Ma tu sei lì con il fiato sospeso a pensare se ce la farà Roy Earle. E sai benissimo che non ce la farà.
Come, papale, non ce la farà neppure l'altro Boggey (il cane) che si lascerà andare irrimediabilmente sulla moquette proprio nella scena finale, quella che vale tutto il film e la pubblicità e la Paola che è già a letto e ti ha già chiamato tre volte. Ma l'oro? Che vuoi che capisca lei dell'oro della Sierra Madre, lei che, al contrario di Bogart, l'Americano, non ha mai conosciuto la disoccupazione, lei che appena finita l'università le hanno pagato due anni a Londra per perfezionare la lingua...Cosa cazzo c'entra l'inglese se ha fatto Lettere Antiche...C'entra, perché al ritorno c'era già pronto un bel posto tenuto al caldo dal papà, l'art-director, per cominciare. Non male per una che si è fatta le ossa con Cicerone. 
D'accordo, saprà le Catilinarie a memoria e il genitivo sassone lo attaccherebbe anche al Badedas, ma alle undici, caschi il mondo, ha già la testa sotto il cuscino. Non come te, che ha provato, come Humphrey, che aveva provato. Lei no, lei dorme, generalmente. 
O se no ti chiama, ti domanda cosa fai.
Il capitano Allmut ti ha appena lanciato una cima, stai trascinando la Regina d'Africa in un acquitrino del Congo, le sanguisughe a grappoli ti impacciano i movimenti e la Paola ti domanda cosa fai e ti suggerisce che in fondo è solo un film. Ti suggerisce che in fondo. Suggeriscilo a tuo padre, l'art-director...
"In fondo" qui c'è, scusa se è poco, l'Oscar, c'è un barile di gin, c'è l'affascinante Rose Sayer, puritana e vergine, lei. 
"In fondo", glielo "suggerisci" tu, c'è l'America: qui, a due metri, sopra il cubo di frassino e sotto la macchia di umidità che, a vedere il Congo, le è venuta in mente l'Amazzonia e, commovendosi, s'è allargata a vista d'occhio.
Proprio come la pipì di Boggey (il cane).
Certo, non li ha mai messi, Bogart, i jeans. Ma era tra i pochissimi a potersi permettere questo, perché lui i jeans ce li aveva dentro.
A noi e alle nostre riflessioni resta infine il grande sogno egualitario che i jeans ci hanno portato dall'America. Peccato che restaurando la statua della Libertà non le abbiano fatto indossare un paio di "501". In realtà ci avevano pensato, ma pare che per lavarli ci volesse una lavatrice come l'Empire State Building.
Peccato davvero. Consoliamoci al pensiero ch grazie ai jeans siamo ormai un popolo felice e senza ingiustizie sociali...
E questo semplicemente perché, come sosteneva Bukowsky, sotto ogni blue jeans batte il cuore di un uomo libero.
O come dice Clint Eastwood, profeta del progressismo americano, sotto ogni cuore batte il blue jeans di un uomo occupato.

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