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Non amano il calcio

di Gioele Dix su Smemoranda 1991 - Le Americhe

Gli americani non amano il calcio. Probabilmente perché il calcio è stato inventato dagli inglesi (e non dai fiorentini, come sostengono i fiorentini, perché quello praticato dai fiorentini nel Medioevo era una specie di palla avvelenata, a scartarsi, portiere volante, tre corner - un rigore, per l'esattezza, tre cantoni - un tiro franco). 
E gli americani non amano gli inglesi. Per il loro colonialismo e per quella loro sfrenata mania di inventare gli sport. Agli americani gli sport piace inventarseli da soli.
Anche ai pellerossa non è mai piaciuto il colonialismo degli americani, ma questo è un discorso vecchio. 
Sì, perché nemmeno a me sono mai piaciuti quei film nei quali, sul più bello, arrivavano i nostri. I loro, semmai, perché io godevo un mondo che gli indiani stessero per fare lo scalpo a tutti quei bianchi ubriachi e puzzolenti.
Insomma, non è detto che ai pellerossa non sarebbe anche potuto piacere il calcio. E' che gli americani non gli hanno nemmeno lasciato il tempo per imparare le regole. Io sono convinto che la Nazionale dei pellerossa sarebbe potuta essere tra le più forti del mondo, dotata di grandi qualità tecniche ed atletiche. 
Immagino che tipo di pressing offensivo avrebbero saputo produrre, immagino la loro indiscutibile capacità nel circondare l'area avversaria sui calci d'angolo. 
Che squadra! Toro seduto in panchina, Cavallo pazzo all'ala, Geronimo regista alla Falcao (cioè: Toro Seduto in panchina, Cavallo Pazzo pazzo sulle ali e Geronimo...regista alla Falcao).
Comunque, la Storia non si fa con i se. Esattamente non si sa con cosa si faccia, ma non con i se. 
E dunque gli americani non amano il calcio. Lo praticano in pochissimi. Non si divertono nemmeno a guardarlo in TV.
Hanno accettato, è vero, di organizzare i Mondiali del '94, ma soltanto perché hanno annusato l'affare. E' noto che per gli americani gli affari sono affari, anche se, per la verità, per nessun popolo al mondo gli affari sono un'altra qualunque cosa. Sono però convinto di un fatto: tempo quattro anni, gli americani adoreranno il calcio. Lo studieranno, ci si appassioneranno e lo faranno proprio. E questo, francamente, mi preoccupa molto.
Perché non mi fido degli americani quando decidono di fare propria una cosa. Anche i pellerossa sarebbero del mio stessi parere, ne sono sicuro, se solo ce ne fosse ancora qualcuno in giro.
Vorranno, ad esempio, cambiare le regole del gioco. (Anche i politici italiani dicono spesso di voler cambiare le regole del gioco, ma non fanno mai sul serio, soprattutto quando giocano).
Cominceranno col dire che un portiere è troppo poco. Almeno due, uno di giorno e uno di notte. E di conseguenza, anche maggior numero di giocatori in campo, c'è posto per tutti in un campo così grande, soprattutto in difesa. Difendersi è una loro ossessione, da sempre. Sia chiaro, non che abbiano tutti i torti, loro che spesso vanno a fare partite d'attacco proprio in trasferta.
Sono altrettanto certo che vorranno abolire la regola del fuorigioco, non riuscendo ad accettare di finire fuori dal gioco, anche se solo per pochi istanti.
Ma su questo punto sarò totalmente d'accordo con loro, non fosse altro che per assistere all'estinzione immediata della Nazionale olandese, che sull'esasperazione parossistica di quella regola ha costruito la propria discutibile fortuna.
Le partite dureranno mezza giornata per tempo, ma, in caso di pioggia, si potrà giocare al chiuso, magari a Monopoli (naturalmente, la squadra di calcio di Monopoli avrà facoltà di decidere se giocare in casa o a Risiko).
Gli americani sono ingordi, ma pragmatici. Proprio come i bambini. Fra non più di quattro anni, negli stadi di tutto il mondo si giocherà soltanto la nuova versione americana del football, che nulla avrà più in comune con quello che oggi noi conosciamo ed amiamo in Europa.
Gli americani saranno stati capaci di farcelo amare, maestri come sono nel contagiarci di entusiasmo per le loro cose.
La prova? Il sempre maggiore successo che riscuote, anche in Europa, il football americano attuale, quello che assomiglia ad un combattimento di tori, cui sia stato insegnato a correre sulle zampe posteriori e a scagliarsi l'uno contro l'altro senza apparente motivo.

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