I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Cocolon

di Ivan Della Mea su Smemoranda 1991 - Le Americhe

Ancora oggi il mondo dell'accademia linguistica è attraversato e travagliato da una disputa filologico-etimologica sul nome america. 
La tesi storicamente più accreditata (mozione 1) - quella che vorrebbe far discendere il termine succitato da Amerigo Vespucci - è contrastata con dovizia d'argomenti da filologi, linguisti, semantici e semiologi che la reputano troppo meccanicistico deterministica e comunque inficiata dalla variazione della "g" in "c": perché, sostengono con buon diritto america e non ameriga?; perché, chiedono ai luminari sostenitori della mozione 1, chiamare america tutto un continente peraltro scoperto da Cristoforo Colombo e che quindi avrebbe dovuto chiamarsi Colombia (nell'accezione italiana) o Colonia (in quella spagnola?).
Padre Girolamo Tangheri, salesiano bolognese, tra i primi esploratori delle lande fuegine (Terra del Fuoco) dove andò per portare il verbo del Dio cattolico e apostolico romano nonché il raffreddore, la verruca, lo scorbuto, la gastroenterite, la blenorragia e l'alcolismo che sterminarono (vero e proprio genocidio indotto) gli indigeni locali - estinti, comunque, si garantisce, in grazia di Dio - sostiene nella sua relazione all'Ordine di Sales di non avere mai saputo né potuto decrittare un fonema pronunziato in fin di vita dai fungini morenti. 
Scrive il piissimmo Tangheri: "Apprestandomi a imporre, per la grazia a venire, l'estremo sacramento con l'unzione sacrale e pronunziando io la formula di rito acconcia e canonicamente prevista:"a te Dio", il fuegino mai mi rispose come rito comanda e come la mia missione gli insegnava "per me Dio, con te Dio", bensì con un fonema indigeno inscrivibile se non come descrizione di suoni graficamente così riproducibili: hhha (molto pronunciata la acca iniziale); 'mmme (n) (con una presunzione d'enne finale - che sia amen?, se lo fosse quale conforto per la Nostra Fede, quale vittoria per il nostro Dio!...ma, dubito - rrrika e la forza di quella erre ha la possanza della consorella consonante gaelica (dubbio: che qualche avventuriero gaelico sia giunto a queste lande prima della nostra missione bolognese?)".
Padre Tangheri - al quale si rifanno tutti gli studios fautori della mozione 2 - morì nudo e pazzo nella sua cella dell'eremo di Secchiano Parecchia.
"Mai morte mi parve più tremenda e infausta" scriveva Padre Elvezio turci, confessore personale di Padre Girolamo Tangheri.
"Il corpo esangue e scarnificato, tutte punto di costole e ombra d'esse, la testa tonsa e maculata, l'occhio spiritato, le guance incavate da digiuni anoressici, io vedevo nel confratello mio più il segno del Malefico che il tocco della Grazia e lui, l'infelice Padre Girolamo, si dibatteva in convulsioni squassanti come cercasse venia a un fuoco dentro più corrosivo dell'acido solforoso, più caustico della soda e scagliava il corpo suo contro le pareti della cella con guizzi serpentini, e si rotolava per le terre e, a quando, lì nudo sulla nuda pietra, si giaceva raggomitolato come bimbo spaurito, gli occhi lustri di lucori, Dio mi perdoni, maligni, le labbra riarse e ghignanti e bolle bavose agli angoli delle medesime e lì scoppiettanti; e da quella infelice positura io, con quest'occhi miei, l'ho visto levarsi tutto, repentino, come levitato da forza immane e schiantarsi sul soffitto e ripiombare a terra e io a gridargli aspergendolo con l'olio della Sacra Unzione a te Dio! e lui a urlare sibilando tra radi denti marcescenti hammerica! hammerica! e nel suo urlo morire, ahimè e ahilui senza Grazia alcuna."
Sempre a favore della mozione 2, è doveroso riportare la testimonianza di Francisco Pizarro, avallata dal fratello Hernando e da Diego de Al magro suoi compagni di ventura nella conquista del Perù e nella distruzione dell'impero Inca.
Si dice, in una nota del suo Recuerdo de gloria "los indios ginca (Incas) me parese que se preguntavan a tomar su propria muerte gritando loscamente y con muchissima alegria y regocijo y gozo y buen humor y jubilo ammerriha! ammerriha! comendo una yerba que yo no sé que es". 
Francisco Pizarro ammazzò poi l'Almagro e fu a sua volta assassinato da partigiani almagresi.
"Francisco" scriverà il fratello Hernando "morì tra le mie braccia. Io, memore del dettato cristiano che lecita dare l'estremo sacramento al morente da parte di chiunque, feci su Francisco il pio segno della Croce della cristianità recitando con immenso dolore "a te Dio"; mio fratello mi guardò con grandissimo struggimento, sussurrò a me rica e spirò".
Come non vedere in tanta documentazione la verità filologica.
America dunque, come sostengono i propositori della mozione2 non per Amerigo Vespucci, bensì per quel fonema che partendo dalla Terra del Fuoco risale tutto il continente fino al Messico unificandolo nell'invocazione hha'mmme (lezione fungina), ammerrika (lezione incarica); hammerrica (traslato felsineo-ispano che, adottato in Patagonia, muta in 'merica in Argentina, Uruguay, Paraguay, Gufane, Venezuela, Bolivia, Colombia); 'a meringa (pronuncia: la meringa) è la lezione brasiliana-portoghese e america tout court quella italo-spagnola-messicana.
Resta da sapere il significato del fonema (credo trattasi di sintagma essenziale, collazione quindi di due sintagmi: soggetto e predicato).
Ci può aiutare la verità della storia che vuole Cristoforo Colombo morente nel carcere di Valladolid non per stenti come si è scritto, ma per uso e abuso tollerato di un'erba (yerba: ricordate la yerba degli Inca della quale è scritto nelle memorie pizarriane). Ci dicono testimonianze attendibili del tempo (amici dell'infelice Colombo detto Colòn) che, esaurita la scorta d'erba, Colombo fu prima soggetto a sconvolgenti crisi in cui "l'infelicissimo eroe smarriva ogni onore suo" (da Colon, que pasa? di Porfirio Villarosa delegado de la seguridad del Carcel di Valladolid) e che, in breve tempo pervenne a uno stato catatonico per morire infine "sempre quietando y todavia anelando a me rica!...a me rica! y despues morendo de ambre (fame) de sed (sete) y de rica (rica)" op.cit.
Ne consegue, infine, che s'ha da ritenere massimamente corretta la proposta che chiameremo mozione 3 avanzata dai più illuminati fautori tra i promotori della mozione 2 (e noi tra loro). La mozione 3 propone, nel Cinquecentesimo della meravigliosa impresa di Colombo, di cambiare il nome di quel continente per ridare a Colòn (Colombo in spagnolo) quel ch'è di Colòn e non di Amerigo.
Nome proposto Cocolòn: laddove il suffisso colòn sta ovviamente per Colombo e il prefisso co, prendendo in prestito la prima sillaba del suffisso colòn, diventa quindi coco- traslato eufonico ed euforico di coca- il nome col quale viene oggi universalmente chiamata un'erba (yerba) che nelle diverse lezioni autoctone amerinde si chiamava rrrica (fungina), riha (andina), rinha (Mato Grosso e terre amazzoniche in genere) e rica tra gli indigeni dell'America (meglio del Cocolòn) centrale, aztechi e maya inclusi.
Cristoforo Colombo morì quindi cocainomane. Può questo inficiare la grandezza dell'Uomo e della Sua Opera? Noi non lo crediamo.
Crediamo anzi che dalla miseria della verità gliene possa venire, se possibile, più grande . Perché più umano - gloria.
Si faccia, dunque, il Cocolòn.

Advertisement