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Sentieri a New York

di Mario Maffi su Smemoranda 1991 - Le Americhe

Le strade delle grandi metropoli sono come tanti sentieri, battuti e ribattuti da generazioni su generazioni di abitanti diversi, a me riesce sempre più difficile arrivare a Londra o Parigi o New York senza provare la dolce e affascinante violenza di questo fatto, e aggiungere così i miei personali sentieri alla fitta trama di quelli già tracciati, e nemmeno troppo nascosti. 
Dopo quelli delle letture e dell'immaginazione - Whitman, Ginsberg, Dos Passos, Malcom X, Salinger, o film adolescenzialmente mitici come Il piccolo fuggitivo e West Side Story o quelli, poco più tardi, dell'underground cinema - , i miei sentieri a New York sono stati quelli vivi e reali che si sono dipanati lungo il reticolo delle strade alla scoperta del presente e del passato (e del passato nel presente, qualcosa che troppo spesso si rischia di dimenticare nel nostro rapporto con l'America).
Così, cercando, inseguendo, incontrando amici vecchi e nuovi, artisti e poeti, musicisti e militanti, piccoli locali e caffè, teatri e centri sociali, case occupate e gallerie d'arte ricavate nei luoghi più impensabili, e sempre in quest'intreccio singolare tra ieri e oggi, la mia mappa dei sentieri newyorchesi s'è andata infittendo senza posa, e quella dolce e affascinante violenza che mi obbliga a ripercorrerli, a scoprirne e aprirne di altri, ogni volta si rinnova.
E allora camminare lungo la Bowery significa per me compiere un viaggio a ritroso nel tempo: dall'oggi del degrado e dei relitti umani agli anni '40, quand'era una delle culle del jazz d'avanguardia; dall'epoca in cui era luogo d'incontro di Little Italy, Chinatone, ghetto ebraico, "Piccola Germania", e "Piccola Irlanda" (e laboratorio del moderno spettacolo fatto di vaudevilles, music-hall, saloon, e teatri etnici), al primo '800 in cui vi sorgevano i grandi alberghi e i ricchi teatri della New York bene; e via via indietro, fino agli albori della storia cittadina, quando si snodava tra le bouwerijs (fattorie) dei coloni olandesi, semplice strada campestre tracciata su un antico sentiero pellerossa...
Lo stesso succede se mi capita di andare a trovare, sulla East 4th Street, la poetessa cino-americana Fay Chiang ("nella città delle contraddizioni/siamo tra i sopravvissuti") o la fotografa berlinese Marlis Bomber (una delle più sensibili interpreti della New York più vera).
Qui il reticolo diviene più fitto, le pieghe temporali si fanno più avvolgenti: la Old Merchant House (del 1831) e l'edificio che un secolo fa ospitava il Social Scienze Club (quanti immigrati e quante lingue diverse) e la sede, un tempo del circolo operaio Labor Lyceum, e oggi del Cooper Square Group attivo nella lotta per la casa.
Quegli altri edifici costruiti cent'anni fa hanno assistito alle assemblee degli Industrial Workers of the World, alle riunioni di un club ginnico di immigrati tedeschi, alla prima rappresentazione yiddish su suolo americano, e oggi sono un susseguirsi di piccoli teatri, fino al palazzo con i busti di Beethoven, Wagner e Mozart: allora una Konzert Halle tedesca, oggi il mitico La Mama Experimental Theatre.
E poi, tra giardini, rovine metropolitane, e ritmi di salsa, oltre affollate bodegas portoricane, il centro polivalente Rapp, il Center of the Proskurover Zion Congregation, la casa di Peter Schumann dove nacque il Bread and Puppet Theatre...
Così ogni volta che sto per partire per New York, so che i suoi sentieri sono là ad attendermi, pronti ad afferrarmi tra passato e presente, con la loro dolce e affascinante violenza.

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