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È solo questione di mesi?

di Maurizio Chierici su Smemoranda 1991 - Le Americhe

Sul Wall Street Journal sono apparse indiscrezioni, ma così prudenti da renderle incomprensibili a chi già non "sa qualcosa". 
L'edizione domenicale del New York Times ha pubblicato a pagina 78, settore F, una notizia abbastanza precisa, ma così scheletrica da sembrare una provocazione: "Fonti bene informate della Casa Bianca, prospettano per Cuba, dopo la caduta di Castro, una soluzione che coinvolge un paese amico d'Europa." 
Solo il computer dei gesuiti della Lodola University ha saputo legare questi avvenimenti ad episodi, insignificanti se navigano da soli nelle cronache dei giornali, eppure pieni di sorprese quando strutturati nel discorso che si cerca di nascondere. Ecco cosa è venuto fuori.
Dopo la caduta del muro di Berlino e la vittoria di Violeta Chamorro in Nicaragua, il Dipartimento di Stato ha commissionato all'economista Friedmann e ai suoi Chicago's Boys, un programma per far recuperare a Cuba trent'anni di comunismo.
Gorbaciov sembra garantirlo: "è questione di mesi...". 
La risposta di Friedmann è stata deludente: è difficile rimettere a posto un sistema addormentato dall'assistenzialismo sovietico e avvelenato dagli imput clandestini della resistenza passiva.
"Per trent'anni", scrive di sua mano il premio Nobel, "i cubani che non amavano Castro sono stati invitati da radio Marti (la radio dei fuoriusciti pagata dal Pentagono) a boicottare la produzione di stato con l'inerzia e l'assenteismo".
Fra le "vittorie" che il dossier CIA orgogliosamente annuncia, c'è, per esempio, la rottura del contratto Davidoff: "i sigari cubani ormai non valgono niente.
All'Avana si è persa l'arte di arrotolare e coltivare il tabacco...", ha annunciato a Ginevra il più famoso venditore del mondo. 
"Con Castro al potere, l'avvenimento può essere considerato una vittoria politica. Ma se arriva un governo da noi ispirato, questo sputtanamento diventa una tragedia economica irrecuperabile..."
L'elenco è lungo, la diagnosi catastrofica: "L'economia degli Stati Uniti deve già provvedere ai militari di Salvador, Bolivia e di nascosto le forze armate di Pinochet. Deve sopportare la difesa di Costarica, Panama, Honduras e forse Nicaragua, paesi che abbiamo voluto senza esercito. 
Ma il peso finanziario di Cuba sarà più più forte perché forte è l'influenza della lobby cubano-americana nel partito repubblicano, il partito del presidente. Deputati, senatori perfino il sindaco di Miami..."
Ancora pessimista è il rapporto a Bush dal segretario alla presidenza, John Sununo.
"Riesce difficile capire su chi possiamo puntare e di chi ci possiamo fidare. Non politicamente, sono brave persone: perfino più conservatrici di noi. E' la qualità che fa pensare..." Sununo informa Bush di liste di ministri già pronte a Miami. 
"Ambasciatori in pectore le cui mogli stanno litigando per Londra o Parigi". 
"Discrete somme pagate per cambiare la sede degli Emirati Arabi con la Thailandia: "è il piano di un futuro diplomatico, scapolo appassionato di massaggi orientali..." Il discorso di Sununo diventa politico: "Cosa ci può costare l'organizzazione delle prime elezioni libere (le virgolette fanno parte del rapporto originale) quando ogni esule di Miami col discreto conto in banca manifesta l'idea di fondare un partito? Sono già nati 18 partiti liberali, 34 conservatori, 76 della Destra Autentica e 21 della Destra Storica. Faccia notare che Castro regna ancora all'Avana..."
L'ultimo week-end di marzo, il presidente Bush ha raccolto nella residenza di Camp David sia gli analisti di Friedmann, sia i ricercatori che hanno lavorato per Sununo. L'elaboratore della Lodola University si è chiesto, per curiosità, dove andassero a passare il fine settimana gli ambasciatori dei paesi europei.
Ecco la sorpresa: due righe sul Missouri Journal ci fa sapere che l'ambasciatore spagnolo è andato a giocare a golf col presidente Bush. A questo punto le informazioni diventano confidenziali: impossibile citare la fonte. Il progetto di Washington si aggrappa all'anniversario della scoperta dell'America. "In fondo Cuba ha sempre vissuto sotto il pugno delle dittature", pare abbia detto Sununo per sgelare la diffidenza dell'ambasciatore spagnolo.
Il vice presidente Quale voleva aggiungere qualcosa, ma Bush gli ha ordinato di non intervenire: "Questa non è una festa benefica dove serve un bel ragazzo per ballare...", ha masticato fra i denti, mentre Sununo si lanciava senza freni nel progetto-seduzione.
"La prima dittatura è stato il vostro colonialismo...Non vorrei imbarazzarla, eccellenza, ma gli spagnoli non hanno scherzato. Il secondo impero è venuto dai generali mafiosi. Anche allora i vari Noriega ci sono scappati di mano. Poi lo stalinismo di Castro. Mi pare sia venuto il momento di dare al popolo cubano una bella monarchia costituzionale. 
Un Borbone simpatico come Juan Carlos sembra l'uomo della provvidenza. Non c'è occasione migliore per festeggiare l'arrivo di Colombo".
"E il costo delle elezioni chi dovrà pagarlo?: l'ambasciatore sta già facendo i conti.
"Chi ha parlato di elezioni? La monarchia spagnola si riappropria semplicemente della vecchia colonia. Nomina da Madrid i galantuomini che possono animare un parlamento consultivo, non deliberante, e mette sopra tutti il solito governatore militare."
L'ambasciatore resta perplesso. 
"C'è il problema dei ministri dei diplomatici e degli altri funzionari già nominati a Miami..."

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