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oggi voglio

Ostriche e ostetriche

di Alessandro Bergonzoni su Smemoranda 1990 - L'arrivo del 2000

II tempo vola e noi no. Incredibile sarebbe se noi volassimo e il tempo no: il cielo sarebbe pieno di uomini con gli orologi fermi e questo non è giusto, perché allora mancherebbe troppo tempo al duemila. Fin dai primordi, cioè da quando non si sapeva cosa voleva dire fin, io dello scorrere inesorabile del tempo e del suo melenso avanzare mai mi sono interessato, quindi tantomeno per la fine di questo secolo mi sconvolgo. Molto tempo do, molto tempo re, molto tempo mi, molto tempo fa, musicalmente parlando, c'erano ancora lestofanti che assalivano banche con la saliva, persone che dicevano al proprio cane di fare la cuccia, invece che aiutarlo con chiodi e martello; e adesso non è cambiato niente, come non cambierà niente nell'era n'uova: il pulcino resterà sempre la vecchia pulce nana, le galline esibizioniste avranno sempre ovazioni, l'autostoppista senza pollici sarà sempre più fortunato di un ciclista che può indossare solo mutande di carta vetrata. La donna che aspetterà un autobus avrà una pancia grande come un capolinea e lo partorirà assistita dal controllare e non da un'ostetrica perché le ostetriche saranno tutte impegnate a far nascere le ostriche. Ma la colpa di questo non è di nessuno, e ce lo insegna un proverbio che dice: chi è senza mani scagli la prima pietra. E io penso che sempre bisogna dar retta ai retti, perché il retto (e non quello che noi intendiamo per sfintere) è certo uomo saggio e la saggezza è donna e la donna è il sale della vita, cioè quando l'acqua bolle, dentro! Tutta questa dolce congerie di cose spiega perché a dieci anni dal duemila è più facile mettere in risalto le capacità di stare in compagnia dei propri inguini che irrorare di liquido amniotico la pagella di un bimbo promosso in tutte le materie escluso economia domestica cucito e taglio cesareo. Tutto questo spiega anche perché è più facile indisporre la femminilità di un cannibale di nome Walter, che illudere i passeggeri di un serpente a elica, di essere solo ad un'ora dall'atterraggio sulla pista. Oggi come oggi (similitudine quotidiana) si sa che per essere più veloci della luce bisogna alzarsi molto presto e non bastano certo gli occhiali da svista per accorgersi degli errori di un'epoca ellenica, preellenica e durantellenica come è la nostra. Solo l'arte ci può portare fuori dal tempo e come diceva Cimabue, che dipingeva i vitelli standoci sopra, l'arte è la madre della cultura e la nuora del sapere; ecco perché Pirro i piromani e i Fiamminghi a cavallo degli elefanti, fanno parte del futuro come tanti scienziati del prossimo secolo invece no. Tutto ormai è scoperto; nulla si può più inventare escluso le lenti a contatto con i tergicristalli e la torta sbrisolina senza farina e senza lievito. E se ho detto queste cose credetemi che l'ho fatto col cuore in mano, perciò coi polsini tutti insanguinati; e dico questo tenendo le mie mentine ben chiuse nella bocca per paura d'essere smentito. PS. Anche guardando nella palla di vetro non si può sapere il futuro: l'unica cosa che si può sapere è che chi ha una palla di vetro sicuramente ha un testicolo artificiale.

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