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oggi voglio

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In verità vi dico

di Antonio Faeti su Smemoranda 1990 - L'arrivo del 2000

Oggi, come è vero che mi chiamo Enrico Bottini, è stato il più bel giorno della mia vita. Poco male: infatti anche ieri era il più bel giorno della mia vita e lo sarà certamente anche domani. Da quando frequento le scuole Roberto Formigoni, qui nell'Unità di Preghiera numero 18 Stalag 17, Milano, tutti i giorni sono i più bei giorni della mia vita. Ma oggi, oh oggi era una giornata speciale, era "la giornata della vita". Più bella, molto più bella di quella che celebrammo l'anno * scorso. Perché abbiamo congelato il nonno. Secondo le precise disposizioni che vengono teletrasmesse dal centro multimediale Rimini Rimini, l'emittente ufficiale del nostro Pio e Amato Governo, toccava alla nostra Squadra di Devozione il privilegio di congelare un nonno. Così poi, potremo scongelare un bambino, e non vediamo l'ora. Dunque il nostro nonno è disubbidiente, iroso, blasfemo come tutti i nonni, una gran cara persona, insomma. È ignorantissimo, se ne sta sempre tutto solo, in mezzo a orribili cataste di cose che lui chiama libri e ogni tanto borbotta: "Non voglio essere congelato, a forza di pregare voi diventerete anche cannibali, so che mi scongelerete per fare di me uno stracotto." Il nonno sta per ore chino sulle cose che chiama libri, non partecipa, come gli altri anziani prossimi al congelamento, ai raduni canori della Corale Andreotti, l'unità di preghiera mobile che anima, con i cori, le pie riunioni di questi carissimi nostri fratelli, accomunati dal motto Resurgent. Da quando si celebrano le "giornate per la vita", ci spiegava oggi il nostro maestro, sono del tutto scomparse certe difficoltà che avvilivano l'esistenza dei nostri antenati. Infatti, un tempo, gruppi di anziani miscredenti (tutte carissime persone, . come il nonno, ma egoisti come lui) pretendevano di starsene così, a far nulla, e per di più scongelati a tempo indeterminato. È chiaro, diceva il maestro, che non c'era cibo per tutti, e a rimetterci erano i bambini, nati a decine (quindici, sedici figli per ogni coppia è il livello di prolificità ottimale richiesto per ottenere il certificato di appartenenza alle Unità di Preghiera Residenziali) e subito chiusi nei congelatori. Solo un bambino si scongelò da solo: era un ragazzo infame di nome Franti Freezer, che detestava lo stracotto (il nostro cibo quotidiano, direttamente fornito dalla Refezione Scolastica) e una volta urlò a Derossi, il nostro Capo Orazione, che lo invitava a gustare il buon manicaretto sussurrando è buono, è buono: "È tuo nonno!" Franti Freezer si era scongelato da solo, spiegò il maestro, per l'alta temperatura inspiegabilmente emanata dal suo sgraziato corpicciolo. Ma un giorno prese fuoco per autocombustione nel corridoio. Così abbiamo congelato il nonno che si è convinto, dopo un colloquio con il direttore e una flebo di otto libri di squisita soluzione Marcinkus, chiamata anche "soluzione finale". Il nostro bambino scongelato promette bene: ha solo una gabbino sulla spalla destra però ha un sorrisine freddo (non senza ragione) che incanta. Da qualche giorno lo stracotto è perfino migliorato, ha un sapore che definirei familiare. Così, anche per questa ragione, questi che sto vivendo ora, sono i più bei giorni della mia vita.  

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