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Me ne torno a Monfalcone

di Paolo Rossi - Riccardo Piferi su Smemoranda 1990 - L'arrivo del 2000

Non ho sbagliato il romanzo. Ho sbagliato la data George Orwell 31 gennaio 1999 Caro diario, questa sera devo andare alla solita festa di Capodanno. Non so come vestirmi. Soprattutto perché non ho niente che s'intoni col respiratore anti-inquinamento, che tra l'altro è anche un modello dell'anno scorso. Cosa mi aspetto da questo veglione? Non lo so. L'invito telematico che mi hanno trasmesso promette una serata molto divertente e soprattutto molto selezionata. Su questo l'invito è categorico: presentarsi con 4 analisi. Lo trovo giusto. Soprattutto per noi bianchi, che ormai siamo rimasti così pochi e abbiamo delle grosse responsabilità nei confronti dei nostri benefattori di colore che tanto fanno per noi. Stamattina mi sono alzato presto anche perché quello che occupa il mio appartamento nei giorni dispari è un tipo molto puntuale e preciso, non mi sopporta perché sono ancora uno di quelli che rifiutano di farsi inserire l'orologio direttamente nel polso, la sveglia dietro l'orecchio e il codice fiscale stampato sul culo. Basta un piccolo ritardo e quello mi denuncia alla prima Agenzia di Polizia Immobiliare che trova. Ora scendo al Bar Sport a fare colazione. Mentre lascio l'appartamento la radio trasmette i risultati delle elezioni politiche di questa settimana: "Il centro avanza, la destra è migliorata, la sinistra è in progressione". Tutto regolare. Ora sono al bar. Uscendo, sul pianerottolo, mi è ricapitato il i solito incidente. Dietro la porta fisiognomica c'era un tossico, uno di quei cinquantenni che si ostinano a perpetuare quelle antiche tradizioni popolari degli anni ottanta. Mi ha subito aggredito verbalmente: "Hai qualche azione della Fininvest che ho fame e voglio farmi un panino?" E io "Chi sei? Perché non sei nella piazza come gli altri?" "Io faccio servizio a domicilio." "Adesso non ho niente e devo andare al veglione." "Lo sai che quello che mi dai puoi scaricarlo dalle tasse?" "Allora ripassa domani e preparami la fattura, non capisco come tu ti possa esser ridotto così." "Non è colpa mia" l'ho sentito urlare mentre scendevo precipitosamente le scale. "Da giovane tutti mi dicevano che il futuro era nella chimica!" Stupido. Tutti sapevano che bisognava investire nel ramo Agende. Colazione eseguita. Prima di uscire dal Bar Sport ho udito alcuni avventori discutere animosamente sul nuovo regolamento del Campionato di calcio: ventidue tifosi in campo e duecentomila leoni sugli spalti. "Bell'idea" ho lanciato al barista: "Voglio vedere se c'è un'invasione di campo da che cazzo ai parte sta la polizia." M'ha guardato trucido. Indossa una T-shirt di quelle che vanno di moda quest'inverno. Quelle con la scritta "Sono per un nazismo dal volto umano... e tu?" Forse ho fatto una gaffe. Caro diario sono le diciassette. Dovevo distendermi prima del veglione. Così mi sono fermato in piazza del Duomo. Sono entrato in quel palazzo antico e pieno di torri a comprare un burghy-sea (?), quei panini con l'hamburger farcito di cozze e vongole. Sono qui che lo mangio seduto sotto le palme e guardo i danni che l'ultimo monsone di passaggio su Milano ha provocato alla linea tre. Sono degli scavi molto belli che da anni nessuno sa che cazzo siano. Però avanzano. Sento un vago ma preciso odore di merda e non capisco se viene dalle fogne, se son stato io o è il panino che sto mangiando. Ore 20: Passeggiando sono arrivato alla Discoteca dove si tiene il veglione. All'ingresso ho dovuto passare il posto di blocco delle Squadre del Tempo Libero. Tutto a posto. La carta d'identità ce l'avevo. Le analisi pure, il profilattico d'ordinanza anche. Mi mancavano solo i cinque foglietti di carta igienica da passeggio col timbro del comune. Forse perché è appena passato Natale non mi hanno fatto molte storie. Mi han dato solo un pugno sul naso, m'han fatto gli auguri e m'han lasciato passare. Appena dentro il locale ho cercato la toilette perché il naso mi sanguinava, l'inserviente dei cessi guardandomi e con un mezzo sorriso m'ha sussurrato: "Non è più la stessa cocaina d'una volta eh!" Mancano pochi minuti a mezzanotte. La festa non riesce a decollare. Tutti sono intenti a scartare il presente che ci è stato regalato dal Comune: è un'agenda edita dal Governo. È molto originale. Ci sono tutti i giorni del nuovo anno, solo che invece di scriverci che c'hai fatto c'è già scritto quello che devi fare. Un tipo vicino a me commenta "Comoda". L'orchestra nel suo abbigliamento chiaramente After-Post-Punk sta suonando "Tico-tico". Per la diciottesima volta. È chiaro che il loro messaggio è provocatorio. Del resto il pianista è l'ex presidente del Klux Klux Clan di Cinisello Balsamo e per rappresaglia annuncia che suonerà solo sui tasti neri. Un colonnello applaude. Mancano pochi secondi a mezzanotte, e mio caro diario trovo ancora il tempo per scriverti addosso. Non mi sembra che ci si stia divertendo anche se il "tico-tico" sta raggiungendo il suo culmine "creativo". Ognuno sta sulle sue. Una coppia seduta su un divano di fronte a me russa. Uscirei. Andrei volentieri alla Multisela video-games della Scala. Ma è proprio davanti al Palazzo del Signore di Milano e corre voce che ci siano dei disordini. Pare che dalle finestre del palazzo i giovani figli del Signore stiano tirando dei petardi sul presidio di operai dell'ex Alfa Romeo. Mezzanotte. Ho il primo pensiero del nuovo anno: "Sono stanco di vivere in questa città di provincia. Domani torno a Monfalcone."  

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