I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

La repubblica della sera

di Renato Palazzi su Smemoranda 1990 - L'arrivo del 2000

Dal quotidiano Repubblica della Sera: 3 marzo 2019 Ormai pare accertato: la nuova sede del Piccolo Teatro di Milano dovrebbe andare a buon fine entro breve tempo. Il sindaco Bobo Craxi ha assicurato che i lavori, bloccati da ulteriori, lievi ritardi, riprenderanno presto, consentendo finalmente al direttore Giorgio Strehler di presentare al pubblico i dodicimila versi integrali del Faust da lui diretto e interpretato, che finalmente, dopo trentadue anni di prove, ha imparato a memoria. In consiglio comunale le opposizioni, in vista della definitiva ripresa dei lavori, hanno chiesto chiarimenti sulle ragioni del rilevante aumento dei costi, passati dagli iniziali diciassette miliardi a settantaseimiladuecento fantastiliardi, calcolati in valuta galattica. L'architetto venusiano Zah-Nus-O, interpellato in proposito, ha chiarito che l'aumento è dovuto in parte a un lieve rialzo del costo della vita, in parte alla nuova esigenza espressa dal regista di installare nel retro del palcoscenico una rampa di lancio per astronavi interstellari, necessarie per alcuni effetti speciali relativi all'apparizione di Mefistofele. Dal canto suo Giorgio Strehler, direttore del Piccolo - cui è toccato di recente, come molti ricorderanno, il riconoscimento a "Teatro Interplanetario" - benché imbalsamato ha minacciato, se la sede non verrà ultimata in tempo utile, di ritirarsi definitivamente sull'altra faccia della Luna, dove avrebbe avuto valide offerte per l'allestimento di uno spettacolo dal titolo El nost Uran. Un trionfale successo, frattanto, ha salutato la tournée nella Via Lattea dellâArlecchino servitore di due padroni, magistralmente interpretato dal pronipote di Ferruccio Soleri. Ha destato comunque scalpore anche il nuovo progetto di Luca Ronconi: il geniale regista, dopo avere organizzato lo scorso anno una spettacolare pioggia di asteroidi nei gran finale del Giardino dei ciliegi, ha annunciato ora l'intenzione di agganciare gli anelli di Saturno e di spostarli sopra Perugia, per allestirvi la versione integrale della Trilogia della Galassia di Isaac Asimov, un testo ormai classico che dovrebbe durare complessivamente tre anni-luce (so benissimo che gli anni luce sono un'unità di misura delle distanze e non del tempo, ma così veniva meglio la battuta). Le attrici che dovrebbero essere protagoniste della storica impresa, Edmonda Aldini, Franca Muti e Marisa Fabbri, si son dette spaventate dall'impegno, ma entusiaste dell'idea. Per quanto riguarda la spesa, che secondo la Nasa, incaricata della scenografia, dovrebbe essere valutabile in diverse tonnellate di diamanti spaziali, l'assessorato alla cultura di Saturno, coproduttore del progetto, ha fatto sapere che per gli scambi culturali interplanetari si deve fare questo ed altro. Qualche polemica si è tuttavia registrata sul pianeta quando si è appreso che gli anelli, a repliche ultimate, non potranno essere risistemati al loro posto. Sempre in questi giorni il Ministro dello Spettacolo Jovanotti, in attesa di promuovere l'attesa legge sul teatro, si è recato a deporre una corona sulla tomba del grande attore del passato Luca Barbareschi, suicidatosi buttandosi da un grattacielo dopo la scoperta che non aveva mai frequentato l'Actor's Studio, e non sapeva neppure l'inglese. Il ministro Jovanotti ha anche effettuato una breve visita alla Scala, trasformata in Museo delle cere per lo sciopero dei secondi violini che dura ormai dal 1990, nonostante i tentativi di mediazione dell'allora sovrintendente Renzo Arbore. Fra le altre notizie di giornata, vivo compianto in tutto il sistema solare per il regista Eugenio Barba, divorato vivo da alcuni mutanti cannibali sulla seconda luna di Giove mentre cercava di presentare loro uno spettacolo sul folklore finnico. Buon successo di Gabriele Lavia, che grazie ai progressi della scienza chirurgica ha potuto interpretare un Macbeth in cui i personaggi si dissanguano veramente, coprendo di spruzzi di sangue gli spettatori, pronti a riprendere di nuovo il loro posto la sera dopo grazie a sapienti trasfusioni. Reazioni piuttosto fredde, invece, a uno spettacolo dei settantacinquenni attori del Teatro dell'Elfo sulla condizione giovanile. Al termine delle sue ricerche sull'Assenza, Carmelo Bene è intanto riuscito a realizzare uno spettacolo in cui tutte le parti sono interpretate da un computer. "Niente di originale", hanno commentato i robot-critici, che da qualche anno, come noto, hanno sostituito i critici in carne ed ossa perché solo le macchine possono reggere il terribile sforzo di assistere a quattro o cinque brutti spettacoli alla settimana, più il festival di Spoleto. A queste macchine sofisticatissime, programmate per esprimere i loro giudizi con alcune parole-chiave (sapido, lepido, arguto, acerbo, promettente, trionfale...) si aggiungeranno d'altronde presto robot-attori, perfettamente studiati per recitare un repertorio che comprende Goldoni, i Sei personaggi in cerca d'autore e la Morte di un commesso viaggiatore. Il primo di essi, a quanto è dato sapere, dovrebbe avere le fortezze di Giulio Bosetti. E poiché sono allo studio anche robot-spettatori, entro breve tempo il cerchio sarà chiuso: nessuno si annoierà più, e tutti potranno dedicarsi a cose più interessanti. 

Advertisement