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Fra dieci anni, i flipper

di Stefano Bartezzaghi su Smemoranda 1990 - L'arrivo del 2000

Nel 1999 cinematografico, quello di John Carpenter, Jena Pirkins si agita per New York - città carcere, feccia dell'America - come una pallina da flipper: veloce e in costante squilibrio. Vuole colpire un bersaglio, ma non sa se si accenderà uno special, non sa quale. Lenta, ipnotica e più disagiata ancora, l'astronave datata 2001 nel flipper lisergico di Stanley Kubrick: pallina che si perde nei meandri del Niente, senza che i già abbastanza inefficaci comandi della pulsantiera a disposizione del conduttore possano più, minimamente, governarla. Un anno in più, un anno in meno: Kubrick e Carpenter sono arrivati prima di noi, e hanno occupato i posti più comodi. Resta libero l'anno di mezzo, che è quello topico e tocca a noi cercare di immaginarci un 2000 stretto fra le due, quale più quale meno cospicua, fantasie cinematografiche. Un anno 2000 a cui spetterà il compito di simboleggiare l'omonimo millennio a seguire. Come saranno i flipper, metaforici e no, del duemila (anno o millennio)? Come sarà il duemila - anno e millennio: inteso come flipper? Non viene fatto di immaginarlo né come la New York dell'anno scorso, né come il cosmo dell'anno prossimo: siamo nel duemila, e lo troviamo pacioccone e tondo come la cifra che lo designa. Rotondo e paffuto, il duemila offre pochi spunti agli anagrammisti, che ogni anno si divertono ad anagrammare e trarre vaticini dal numero della data. Mica per rubare il mestiere all'ottimo Gianni Mura, ma le otto lettere di duemila consentono pochi anagrammi (a me ludi!, umil dea, dài lume, me aduli). Pacioccone e nascostamente sordido, il duemila darà problemi ai burocrati, alle prese con ciò che chiamano, drammaticamente, modulistica. Qui tutto cambierà: le distinte bancarie, i bollettini postali, i moduli di iscrizione, le multe dei vigili, i timbri a data. Tutti i fogli parzialmente precompilati, gli stampati su cui attualmente posiamo le pigre biro di contribuenti, dichiaranti, autocertificanti, portano da qualche parte un 1 e un 9 a cui dobbiamo solo aggiungere, ad esempio, un 9 e uno 0: 1990. Ma adesso siamo nel duemila, e i moduli dell'anno scorso non varranno più l'anno prossimo. Prospettive occupazionali per le tipografie. Sembrano stupidaggini, per ora: saranno vita vissuta. Colui che, primo fra tutti, scriverà una lettera alla morosa, fidanzata o inquilino, e sarà la prima lettera d'amore o di sfratto del Novissimo Millennio, avrà il coraggio di datarla 1/1/'00? Sfiderà il vuoto, dopo l'apostrofo? Diremo anno zero? Sentiremo brividi? Chi ci arriverà, attraverserà date iterative: 01/01/01; 02/02/02; ...fino a 12/12/12. Chi le noterà, si appunterà date palindromo, e magari cercherà di smettere di fumare proprio in quei giorni. Saranno tutte in febbraio, e la prima è questa: 10/02/2001. Giocheremo con questi nuovi numeri della vita quotidiana, e con questi giochi vorremo riempire il vuoto lasciato da quel millennio numero 1 e quel secolo numero 9 a cui ci sentiremo, incredibilmente, un po' affezionati. Magari il discorso sarà diverso per Jonas, che avrà vent'anni proprio allora e giocherà coi suoi flipper come se nulla fosse; o per i Massimiliani e le Debore che verranno. Ma per noi, azzerate tante cifre del datario, e forse troppe, non credo ci sarà molto altro da giocare. Faremo le nostre pinnacole, gli scoponi, gli anagrammi. Berremo fernet, useremo agende a quadretti cercando di conservare la memoria, non l'assurda nostalgia. Come i francesi anziani che fanno tuttora i conti con i vecchi franchi, i sopravvissuti al Mille si riconosceranno da qualche timido segno. Del sogno di Kubrick, l'avvenirismo dell'altroieri, un biliardino tra i video-games, non saranno loro, a ridere.

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