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Homo Prudens

di Antonio Faeti su Smemoranda 1989 - Il gioco

Questo nostro rapporto riassuntivo intorno alle attività e, soprattutto, all'identità del generale della riserva Eustachio Manettas, non sembra, neppure a noi che lo abbiamo elaborato, davvero adatto a corrispondere alle Vostre esigenze di Servizio Informativo. E tuttavia ve lo inviamo. Dunque, quando il generale Manettas ha abbandonato il servizio attivo per iscriversi al Partito Radicale, noi lo abbiamo seguito, passo dopo passo, osservandone l'attività di militante in vista delle elezioni. Si comportava, in tutto e per tutto, secondo gli schemi da voi convincentemente ipotizzati. È stato, per esempio, primo relatore al convegno internazionale dei Rombi Pentiti, dove lo si è visto abbracciare Ivan Calasnikoff, il soldato sovietico che si è trasformato in donna per poter sposare, in seconde nozze, un pastore afgano. In seguito ha partecipato alla convention internazionale di cappellani militari obiettori di coscienza, dove ha firmato la proposta di disarmo unilaterale dei "santini", cancellando poi, personalmente, una per una, le frecce dal corpo di San Sebastiano che gli era stato offerto. E, via via, la consueta routine di un pacifista a tempo pieno: rogo, in Piazza Arendiamoci, di due tonnellate di "battaglia navale" sequestrate in un liceo durante l'Ora di Religione, firma della Petizione tesa ad incriminare, per il reato di strage potenziale, i fabbricanti di spermicidi, manifestazione per la creazione di un Parco Nazionale-Riserva in cui provvedere alla salvezza degli ultimi tre iscritti alla FGCI. Il generale Manettas è entrato in questa nuova identità che si evoluto assegnare, con lo zelo intemerato di un convinto convertito. È iperattivo, documentato, virile ma dolce, capace di compiere gaffes memorabili come quando, ad un raduno di ex arditi divenuti suore canossiane, ha scambiato il ministro pentito Nicolazzi per una bottiglia di Lambrusca Giacobazzi e gli ha quasi spaccato l'osso del collo urlando che voleva "brindare con lui". Questi sono i giorni del generale. Le notti pongono severi problemi di decifrazione, anzi, diremmo, dì ermeneutica. Il generale si ritira normalmente verso le undici (quando non è impegnato nelle marce notturne per la difesa degli ultimi due Sioux Oglala, residenti in un condominio di Crespellano), compie il suo dovere di militante accogliendo nel proprio letto due redattrici di "Tumiturbi-mensile di donne e di motori", realizza una pacifica tenzone amorosa tripartita, tutta fondata su suoni morbidi e su languide carezze. (Non tutte le notti interloquisce con le redattrici della stessa rivista: ci sono momenti in cui fa causa comune con giornaliste di "Spinte erogene" o di "Frizioni sulla pelle"...). Ma, nel buio del suo appartamento al Plaza, il generale si alza, lascia tra le coltri le compagne di militanza, va in un altro locale della sua suite e apre un grande baule. È un contenitore riconoscibile: si tratta della tipica cassa da marinaio presente nei libri di Stevenson o di Melville. Il baule è pieno, pienissimo, di fogli con soldatini "Marca Stella", oppure di soldatini ritagliati dopo essere stati incollati sul cartone, o anche segati col traforo in quanto posti su legno compensato. Il generale abbraccia i fanti coloniali in Libia, stringe al cuore gli alpini in Grecia, bacia uno per uno i legionari del lercio di Francisco Franco, carezza i cosacchi, liscia tedeschi motorizzati e finlandesi col bianco pastrano. Va in estasi, il nostro Manettas, e il suo notturno, silente "gioco" con le piccole ma irriducibilmente guerresche immagini, conferma noi, e dovrebbe ribadire voi, nel giustificato sospetto che il suo pacifismo sia, come si dice, di maniera. Egli rimane nostro, ad onta di corbellerie pacifiste che commette per convenienza. Savoia!  

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