I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Il primo miracolo del bambino Gesù

di Dario Fo - Dario Fo su Smemoranda 1989 - Il gioco

(Il brano che segue fa parte di un testo più ampio che Dario Fo ci ha gentilmente mandato per l'edizione 1989 della Smemoranda. La redazione ha escluso i passaggi più squisitamente teatrali di questo fantastico contributo di Dario.)

La mattina dopo l'arrivo della sacra famiglia a Jaffa, Gesù si sveglia, si mette su le braghe, mangia un pezzo di pane, va in giro dove c'è la strada, e vede tutti i bambini che giocano: a cavallino, a nascondersi, al gioco dello schiaffo...

"Ehi, bambini! Fatemi giocare anche me ai vostri giochi!"

"No!"

"Vado sotto io. Facciamo la cavallina. Anche il gioco dello schiaffo".

"No! Vai via, Palestina!"

"A correre? Voialtri mi correte dietro. Facciamo il ladro, lo faccio il ladro?"

"No!"

"Ma perché!"

"Via, Palestina! Terrone!"

Il bambino piange. E pur di avere la possibilità di giocare, di far festa, di far gioco e fantasia con gli altri bambini, ha fatto un miracolo.

Nella piazza c'era una fontana. E tutt'intorno della terra. Della terra creta, di quella chi si adopera per fare i mattoni. Gesù Bambino prende su un pugno di terra e incomincia con 'sti ditini a lavorarla: ne esce un crapino di uccello, poi tutto il corpicino con le alettine, poi le piume, fini, fini. Raccoglie un bastoncino per fargli le zampine. "Bambino, guarda che bell'uccello di terra! Di terra è!"

"Oh che bravo il Palestina, viene apposta da lontano per far vedere l'uccellino di terra... oh bravo!"

"Sì, ma io sono capace di farlo volare."

"Come?"

"Gli soffio sopra."

"Fai vedere?"

"Ecco! PFFFUUUUUUU!" E l'uccellino apre tutte le piume e le ali, si distende, le sbatte, le sbatte...

"Boia, che drago il Palestina! Che stregone! Oh, ha fatto volare l'uccello di terra, con una soffiata. Di terra era."

"Non è vero."

"Come no? L'ho visto io!"

"Ma è un trucco vecchio come la madonna: lui ha preso un uccellino stordito che è caduto giù da un albero. L'ha preso su. Poi lo sbatacchia un po' nell'acqua. Poi l'ha sfregato un pochettino nella terra. Poi l'ha messo sulla mano, gli ha soffiato nel culo: brivido... è volato via!"

"Ma no, l'ho visto io, era proprio di terra! Fagli vedere, dai Palestina... Un altro pezzo di creta, avanti, muoversi, dai che è fatto... Via con le alette... Dai, soffia!"

"Aspetta!"

"Chi?"

Arriva un ragazzetto, un bambino, con una gran testa, tutta riccioli neri: "Fermo, verificare!"

"Chi sei?"

"Tommaso!"

"Tommaso? Come non detto!"

Tommaso prende un chiodo... buca l'uccellino di terra: "Regolamentare, vai!"

"Attenti che soffio!"

"Vola! L'uccello vola! Bravo Palestina! Caro, come ti voglio bene! Toh un bacino! Ma perché sei stato lontano così tanto tempo? Che gioco che facciamo! Adesso ognuno fa un uccello. E lui, poi, il Palestina: PFFUUUU! Soffia e fa volare i nostri uccelli!"

E tutti hanno cominciato a fare degli uccelloni. Un bambino aveva fatto degli uccellini, che parevano delle cacatine. Poi un altro uno stronzone. E l'ultimo, un gatto! "Non si può far volare un gatto!"

"Se vola quello stronzone là, volerà anche il mio gatto!"

"No, i gatti non si possono far volare. Un po' di regola!"

"Mamma! Il Palestina non vuoi far volare il mio gatto!"

"Fa volare subito il gatto di mio figlio, Palestina! Se no, vengo giù e ti inchiodo!"

"Tutti gli uccelloni, tutti in fila!"

"Via, che soffia!"

E vola anche lo stronzone. E il gatto! Mangia tutti gli uccelli nel cielo! "Ohi! Che bello, che ridere a crepapancia!" "Un'altra uccellata, avanti tutti insieme!" Giocano, ridono e cantano!

Ma in quel momento: TRAC! Si spalanca il portone della grande piazza. E si vede apparire un cavallo nero, tutto bardato, bello, con sopra un bambino, tutto rubizzo, con degli occhi da briccone, con i capelli ben pettinati... Le piume sul cappello, vestito di velluto e di seta, con un collettone di pizzo. E c'erano dei soldati appresso a lui con la corazza di ferro, sopra dei cavalli bianchi. Quel bambino era il figlio del padrone di tutta la città.

"Ehi ragazzini, a che cosa giocate?"

"Fai finta di niente. Quello è un rompicoglioni. Quello è il figlio del padrone."

"Mi dite a cosa state giocando? Posso giocare con voialtri?"

"No!"

"E perché, di grazia?"

"Così! Perché tutte le volte che noialtri domandiamo di giocare con te, figlio del padrone, con i tuoi cavalli per fare un giretto, tu dici no! Perché tutte le volte che veniamo a casa tua e tu hai dei gran giochi, tu ci fai scacciare dai tuoi sbirri. Noialtri adesso abbiamo un bel gioco, il più bel gioco del mondo ma il Palestina, che è il capo del gioco, è nostro. Tu sei ricco ma non hai il Palestina. Il Palestina è per noialtri. Vero Palestina?"

"Ma si può sapere che gioco è?"

"Certo, che te lo dico... Noialtri facciamo gli uccelloni. Poi il Palestina soffia e li fa volare. Vuoi giocare anche tu?"

"Oh sì."

"Bene, tira fuori il tuo uccellino, soffiaci sopra, e vediamo se tu sei buono di farlo volare!"

Rosso, arrabbiato, era il figlio del padrone! Con gli occhi fuori dalla testa. Nero dalla rabbia, il bambino ha preso una lancia del soldato, ha dato di sperone al suo cavallo, il cavallo è arrivato in mezzo e gridando come un matto: "Se non gioco io, non giocate neanche voialtri!" ZAN, ZAN, a spaccare con gli zoccoli del cavallo tutte le statue, tutte le figurine di creta. I bambini che piangevano... tiravano palle di creta. I soldati arrivano a cavallo e gridano: "Via! Fuori, andate fuori, via! Che lui può fare quello che vuole, perché lui è il figlio del padrone!" Le mamme si affacciavano alle finestre e i soldati: "Via madri! Via, che vi arrivano le lance!" Tutte le finestre, le porte chiuse. La piazza vuota. Era rimasto soltanto il bambino, figlio del padrone, sul suo cavallo nero, con i soldati che ridevano. E nessuno si era accorto che era rimasto il Bambino Gesù vicino alla fontana. Con gli occhi grandi, pieni di lacrime... che guardava verso il cielo che si era riempito di nuvole. "PAADREEE, PAADREEE" Le nuvole si sono aperte: "Cosa c'è!"

"Padre, son'io, Jesus..."

"Cosa ti è capitato, bambino?"

"EHHEEHH... quel bambino lì è cattivo, ci ha rotto tutte le figurine di terra che noi avevamo fatto per giocare. Ci ha schiacciato tutto con il suo cavallo."

"Ma caro, per una stupidata così, devi far prendere uno spavento così grande a tuo padre? Che sono arrivato di corsa, di volata, che ero dall'altra parte dell'universo... Ho bucato quasi dodici nuvole, ho tirato sotto dodici cherubini, e mi si è stortato tutto il triangolo! Che ci vuole un'eternità per rimetterlo a posto!"

"Eh, ma lui è stato cattivo, lui è il figlio del padrone, ha tutto! Ha tutti i giochi, ma quando ha visto che noialtri eravamo contenti ci ha... rotto tutto... e io avevo tanto faticato a fare il miracolo di far volare gli uccellini... per avere degli amici, per giocare insieme... che dopo mi chiamano Palestina caro, toh un bacino... adesso sono di nuovo solo, come prima. Tutti i miei amici sono scappati... ho un gran dolore io, ho un gran dolore padre".

"Hai ragione. Devo ben dire che lo spaccare, il distruggere sogni e giochi di fantasia dei bambini, è proprio la peggiore delle violenze, ma quello è un bambino, caro... cosa devo fare eh?"

"Ammazzalo!" Risponde guardando accattivante verso l'alto.

"Ma caro, ti ho mandato apposta giù dal cielo in terra per insegnare la pace fra gli uomini, parlar loro d'amore. La prima volta che qualcuno ti fa qualche cosa, vuoi ammazzarlo? Cominci bene la professione, eh?"

"È troppo? Bene, allora storpialo... sguercialo... eh? Sguercialo e storpialo..."

"No, non si possono fare queste cose, caro. Non si può cominciare con la violenza così, eh?"

"Non si può? Non puoi tu, eh? Lo ammazzo io?"

"E bene, fai quello che ti pare, che tanto con te non si può discutere. Ma non andare intorno a raccontare che sono stato io."

Le nuvole si sbriciolano e il cielo torna limpido. Di nuovo c'è il bambino del padrone che ride, con i soldati che sghignazzano, e il Bambino Gesù vicino che chiama: "Padrone... figlio del padrone..."

"Eh?"

"Ridi eh? Hai fatto tutto questo trambusto qua intorno, hai spiaccicato tutte le statuette, il nostro gioco. E tu sei lì, tutto contento, tranquillo, e pensi che nessuno ti faccia niente eh? Tu pensi che non ci sia nessuno che ti castighi al mondo. Neanche tuo padre, eh? E se adesso invece io ti fulmino? Ridi eh? Non ci credi, eh?"

Un fulmine tremendo è uscito dagli occhi di Gesù Bambino, una lingua di fuoco, come una biscia-serpente infiammata, attorciglia tutto 'sto bambino, lo scaraventa, lo rivolta, lo sbatte per terra, diventa terra cotta come in un forno. Fumante!! I soldati impalliditi dallo spavento scappano sui cavalli. La Madonna, che ha sentito gridare da lontano arriva di corsa: "Cosa è successo? Bambino cosa hai fatto?"

"Niente... ho fatto un miracolo. Il mio primo miracolo. Guarda è ancora caldo."

"Ma come... È un bambino? È un bambino che hai trasformato in terra cotta! Ma cosa hai fatto, cosa? Ma perché?"

"Eh! Ma lui era cattivo, cara!"

"Non voglio ascoltare scuse! Resuscitalo!"

"No".

"Gesù, obbedisci! Pensa alla povera mamma di questo bambino... Il crepacuore che avrà...! Resuscitalo!"

"Ma non sono capace madre, io ho imparato soltanto a fulminare.., non ho ancora imparato il RESURGIT!"

"Non dire bugie, resuscitalo e in fretta! Non capisci che se arrivano i soldati ci tocca scappare di nuovo... lo e tuo padre abbiamo appena trovato un lavoro!"

"Eh, ma però, ecco, non si può fare un miracolo e poi disfarlo subito! Bene, lo resuscito, però con una pedata..."

TUM! Una pedata nel culo di terra... PRUMM... il bambino di carne e ossa torna in piedi, resuscita. Si tiene le chiappe nelle mani, si guarda intorno spaventato: "Cosa è capitato, cosa è successo, cos'è!" E il Bambino Gesù gli risponde: "Sono stato io... il miracolo... fulminato... resuscitato! Poi è arrivata la mia mamma... ringrazia la Madonna! Falle subito un fioretto! Ma tu ti senti bruciare il culo per la pedata che ti ho dato? Attento che è un'allegoria eh! Di grande insegnamento per quelli che sono spaventati, che dietro alle finestre si sono nascosti per troppa paura. Se quelli cominciano a pensare, ragionare, bada bene, che tu diventerai grande per la forza delle pedate che ti prenderai! Il culo ti cresce, ti cresce, ti cresce, ti cresce: PUUMM! E ti scoppia! In eterno senza culo! Amen!"  

Advertisement