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Un bel gioco non dura poco

di Gianni Morandi su Smemoranda 1989 - Il gioco

Sono più di vent'anni che canto, incido dischi, giro il mondo in tournée, faccio anche l'attore: questo è il mio mestiere. Ma il mio vero impegno è il gioco, il gioco del calcio. Può sembrare strano ma mi sento innanzitutto un calciatore. Sono il mediano della Nazionale Italiana Cantanti, una squadra che esiste da sei anni e gioca circa venticinque partite l'anno. Siamo tutti cantanti o quasi: il nostro capitano e libero è un autore di canzoni, Mogol, e si può dire che la squadra l'abbia fondata lui, impazzito improvvisamente per il gioco del calcio a 36 anni: prima di quel giorno non aveva mai dato calci a un pallone vero. Ala destra Gianni Bella, terzini Fogli e D'Angiò, mezze ali Tozzi e Ruggeri, a centrocampo, in regia, Mingardi, punte Barbarossa, Pupo e Ramazzotti, portiere Mengoli, stopper Giacobbe e per completare la rosa Carnacina, Schiavone, Raf, Zarrillo, Gazebo, Bennato, Palazzolo e, ultimo arrivato, fresco di Sanremo, Francesco Nuti. Per giocare in questa squadra mi alleno con grande entusiasmo e, considerato che ho passato i 40 anni da un po', anche con molta fatica, molto di più di quella che impiego per le prove di uno spettacolo nuovo o per girare un film. Otto-dieci chilometri di footing quasi ogni giorno, allenamenti continui con il pallone, palestra. Non fumo, non bevo alcoolici. Niente sesso nei giorni precedenti la partita. Può sembrare eccessivo per un gioco. Ma sapete cosa vuol dire giocare negli stadi della Serie A, negli stessi prati dove giocano Maradona, Vialli, Gullit e Giannini, per un dilettante come me? Ma vi rendete conto? In questo modo siamo riusciti a giocare al "Meazza" di Milano con 50.000 spettatori (tra l'altro abbiamo perso 2-0 contro la Nazionale femminile). Abbiamo giocato al Comunale di Torino, al "Marassi" di Genova, al Comunale di Bari, sempre con un pubblico di decine di migliaia di persone. A Cremona abbiamo fatto più gente della Juve e a Belgrado, contro gli artisti slavi, c'erano 60.000 spettatori... Vi rendete conto? Io ho giocato più di centocinquanta partite e ho segnato quaranta gol, dato che sono anche rigorista, in questa squadra che ha la struttura seria di una società vera, con tanto di sponsor, allenatore, direttore tecnico, massaggiatore e addirittura con un ufficio con sede sociale a Milano. Le squadre che incontriamo sono quelle dei ciclisti, per esempio, dei tennisti, dei giornalisti; sono le vecchie glorie del calcio oppure squadre di avvocati, magistrati, attori, politici, sciatori, vigili urbani, calciatori, tutti come noi posseduti dalla febbre di questo grande gioco. Con le rughe, con la pancia, giovani, vecchi, veloci o tartarughe ci sentiamo tutti Platini. Ci battiamo per il risultato, vogliamo vincere, segnare più gol dei nostri avversari. Qualche volta contestiamo l'arbitro; c'è stata anche qualche rissa in campo, qualche calciane di troppo, e spesso ci mandiamo a quel paese fra di noi se qualcuno tiene troppo la palla. Ma è comprensibile in fondo! Non è facile giocare con lo spirito di gruppo per gente come noi che fa un mestiere così individualista! Ma alla fine riusciamo a superare tutto e ad essere una squadra vera. È questo il nostro segreto per vincere. Ma la nostra "bestia nera" è il Club Italia Piloti (Formula Uno e Rally) con Patrese capitano: in sei partite giocate in questi anni siamo riusciti a pareggiare due volte e abbiamo subito ben quattro sconfitte. Il bello è che a questi appuntamenti non manchiamo mai, anche rinunciando a una serata, a una trasmissione televisiva, (qualcuno arriva all'ultimo momento magari dall'estero) oppure giocando il pomeriggio per poi correre a fare un concerto la sera, chissà a quanti chilometri di distanza! E sì! Giochiamo, ci divertiamo, ma la cosa più bella è che giocando giocando abbiamo raccolto in questi anni più di sei miliardi, tutti documentati, devoluti interamente in beneficenza (ricerca per il cancro, Croce Rossa, UNICEF, acquisto di ambulanze per ospedali, ecc.). Oggi il nostro obiettivo è quello di aiutare soprattutto i bambini. Dalla Nazionale Cantanti è nata infatti l'Associazione bambini in pericolo, della quale io sono il Presidente e quest'anno con i nostri incassi stiamo costruendo un nuovo reparto dell'Ospedale "Gaslini" di Genova che cura i tumori e le leucemie del bambino. Così siamo riusciti a conciliare il nostro impegno sul campo con il nostro impegno nella vita. Certo, passano gli anni e il fiato non è forse più quello di "Un mondo d'amore". Ma chi ha detto che un bel gioco dura poco?  

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