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Les yeux sont faits

di Gino&Michele su Smemoranda 1989 - Il gioco

"C'è una o uno che ti dice che sei troppo pesante", disse la vecchia rubrica telefonica che voleva giocare ai difetti. "Di quanto pesante?", chiese la Smemoranda che voleva invece giocare agli indovinelli. "Un bel sei etti e mezzo", rispose la calcolatrice tascabile, forte dei suoi quindici grammi e di una memoria formidabile, una specie di "floppy". Ci aveva azzeccato. "Ehi, miss Smemoranda, perché il prossimo anno non ti fai chiamare "S-floppy", propose il vocabolario d'inglese a cui piaceva un sacco giocare a inventare i nomi. "Mi sembra una stronzata senza eguali", sentenziò la biro, acida. "Bisogna capirla, la biro: ha sempre la sfere girate", pensò la Smemoranda e sorrise per la bruttissima battuta che sembrava uscita dalla penna di due umoristi. "Bisognerà cancellarla" si premurò la gomma. "Non si può far fare una figura così a due del settore". Ma la gomma si distrasse subito dopo - era arrivato un disegno di Max Greggia - e la battuta restò. Intanto l'inchiostro di china si lamentava moltissimo perché nessuno voleva giocare a "Shangai". Si alzò una matita colorata e comunicò: "Noi pastelli avremmo deciso di giocare a 'strega comanda color"... Nessuno raccolse l'invito anche perché stava accadendo che il pennarello nero, che aveva voglia di giocare a scacchi, si era messo a riempire, uno sì uno no, i quadretti della Smemo, la piccola. Per fortuna il quaderno a righe, geloso, gridò: "Giochiamo a rialzo!" e saltò sulla Smemoranda vincendo subito. Il pennarello ci rimase malissimo: "Va a C+-+-E", disse al quaderno a righe. Così incominciò il gioco dei verbi. Nel frattempo una clip se ne stava da mezz'ora sotto l'astuccio, immobile. La Smemoranda, che l'aveva vista benissimo e sapeva che le clips non brillano per furbizia, fece finta di niente. "Giochiamo a nascondino" propose. "Sto sotto io." E subito dopo: "Un due tre: la clip sotto l'astuccio! Hai perso. Adesso stai sotto tu." La clip saltò fuori mogia, azzardò un'improbabile "toppa falsa", ma alla fine fu messa a contare. Ogni due o tre minuti diceva: "Chi è fuori è fuori, chi è sotto è sotto: vengo a prendervi". E gli altri, d'accordo: "No, no, aspetta! Non siamo ancora pronti! Conta ancora..." La fecero contare fino a mille. Poi si sentirono delle voci: stava entrando la redazione. Si sa che gli oggetti, in presenza degli uomini, non parlano e stanno quasi sempre fermi. Tanto che gli uomini li chiamano appunto "oggetti" perché non sono "soggetti": non fanno cioè le azioni ma son costretti a subirle. Questo, credono gli uomini nel foro incorreggibile androcentrismo. E gli oggetti, che sono mediamente molto più furbi di loro (tranne la clip, poverina) glielo lasciano credere: sanno benissimo che questo è l'unico modo per sopravvivere alla loro tirannia. Quindi, quando entrò la redazione, tutti se ne stettero zitti. Solo la clip continuava a contare ad alta voce: "Mille e uno, mille e due..." Il nastro adesivo le tappò la bocca, con un impercettibile movimento. La riunione redazionale incominciò: "Che tema proponiamo quest'anno?", fu la domanda di rito. Qualcuno butto lì: "Facciamo una Smemoranda sul gioco". La cosa, curiosamente, entusiasmò tutti sin dall'inizio. Non sapevano, quelli della redazione, che gli oggetti hanno anche un'altra straordinaria qualità sconosciuta ai mortali: ci comunicano i desideri. Per esempio: non siamo noi che apriamo e sfogliamo la Smemoranda, è lei che ci trasmette di farlo quando ne ha voglia. E quando spostiamo una biro dal cassetto alla scrivania è solo perché lei ha voglia di prendere un po' d'aria. Era chiaro che gli oggetti avevano scelto, nella loro testa, una Smemoranda sul gioco. E la redazione al completo si prodigò per fare la migliore Smemoranda delle undici edizioni, tutta unicamente sul gioco, compresa la presentazione: questa. O meglio: ha creduto di prodigarsi, perché, per esempio, è stata la penna stilografica in persona a scrivere queste due pagine. E lo ha fatto raccontando la sua verità. Peccato per la clip, che con tutto questo movimento, si sono dimenticati di andarla a liberare. Se ne sta lì, immobilizzata, con il nastro adesivo appiccicato addosso, a pensare: "Strano, non mi ricordavo proprio che a guardie e ladri si giocasse imbavagliati. Insomma, mi sono proprio scotchata". Purtroppo la gomma stava sempre lavorando sul disegno di Max Greggia e così in bocca alla clip rimase quell'obbrobrioso calembour dei due soliti umoristi.  

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