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... Giocando

di Luca Carboni su Smemoranda 1989 - Il gioco

II loro primo sguardo stabilì che avrebbero giocato insieme, il loro primo sguardo fu un incontro di forze che esigeva inevitabilmente una sfida. Così quasi ipnotizzati si trovarono in un attimo al tavolo uno di fronte all'altro. Quello sguardo aveva stabilito anche le regole del gioco, un gioco che richiedeva concentrazione, intelligenza, psicologia, sensibilità, passionalità, fantasia, coraggio, e chiaramente fortuna. Cominciarono, e il gioco si rivelò subito eccitante, entusiasmante, azzardavano piccole mosse, piccoli attacchi per studiare le reazioni dell'altro, per poi impostare una strategia più complessa. Quasi subito successe qualcosa che ebbe poi una certa rilevanza: lei venne chiamata al telefono, dovettero così interrompere un attimo il gioco, lui non vedendola tornare subito, cominciò a fare strani pensieri, ebbe paura che lei non avesse più voglia di giocare o peggio che si stesse mettendo d'accordo per giocare con qualcun altro. Ma dopo un po' lei tornò dicendo che sua madre l'aveva chiamata per ricordarle alcune cose e che come al solito aveva fatto fatica a contenerla, lui fece finta di crederle ma rimase col dubbio, lei si accorse di quello spiraglio di fragilità e sfruttò la cosa alzandosi ogni tanto per andare a telefonare. Il gioco comunque continuò intenso, entrambi desideravano durasse più a lungo possibile perché si stavano divertendo, e perché sarebbe stata più entusiasmante la vittoria. Giocarono, giocarono, diventò quasi un vizio, una malattia, una necessità, e giocando finirono per perdere la cognizione del tempo. Giocarono tanto, fino a quando un giorno successe una cosa incredibile: incrociando il loro sguardo, quasi non si riconobbero, non c'era più forza nei loro occhi come se fosse stata assorbita nel corso del gioco, o presa da qualche mano misteriosa, si accorsero di ESSERE GIÀ VECCHI. Senza quella forza non aveva senso giocare, non poteva più esistere il meccanismo del gioco, quel nuovo sguardo li imbarazzò, si bloccarono un attimo, estranei, persi, poi di colpo capirono. Provando un profondo senso di tenerezza, capirono che giocando si erano dedicati la vita a vicenda. Si trovarono di fronte alla prima vera intimità così profonda e sensuale, da escludere tutto il resto, la passione, la conquista, la vittoria, la sconfitta, le paure, le certezze, si abbracciarono coscienti di abbracciare tutta la loro vita insieme e risero trovandosi simpatici. Non era più possibile vincere o perdere ma solo partecipare.

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