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Dedicato a Kim

di Umberto Gay su Smemoranda 1989 - Il gioco

L'hanno sempre chiamato così: il Grande Gioco. È quello delle spie, degli intrighi, dei controlli incrociati, delle doppiezze spinte fino all'incontrollabile. È il gioco degli eroi sconosciuti o dei nevrotici assoluti, degli uomini senza sentimenti o di quelli che ne hanno fin troppi e impegnano l'intera vita in attesa di un'unica, determinante, magari piccola informazione. James Bond è finto e questo lo sapete; ciò che è forse meno noto è che la maggior parte delle "mosse" del grande gioco consistono in decine, centinaia di gesti e azioni ripetitive e noiose unicamente tese all'obiettivo finale, all'ultima casella: il controllo. Poco importa se l'oggetto del controllo è un'ambasciata straniera, una ditta di alta tecnologia, i piani di una nuova arma: il gioco non sta tanto nel premio ma nel gioco stesso. Controllare, scoprire chi vi controlla, ribaltare a proprio uso colui che controllava al fine di destabilizzare e disinformare il nemico del momento. Disinformare è importante quanto essere informati ed è solo così, per questo che si può chiedere ad una persona di fingere per interi lustri per poi diventare credibile e poter, così, disinformare al meglio. Il grande gioco è intelligente e, oggigiorno, tecnologicamente molto sofisticato. Eppure non c'è macchina, non c'è computer che sostituisca l'intuito, la caparbietà, lo spirito di sacrificio dei partecipanti al gioco. John Smiley descritto da Le Carré nella 'Talpa" trascorre la sua vita a combattere ed ammirare "Karla" l'astuto e integerrimo capo del centro di Mosca; ne tiene addirittura una fotografia sfuocata ma debitamente ingrandita nel proprio ufficio. Smiley pensa a Karla ogni giorno e il conflitto a distanza, per anni, fra i due uomini assomiglia in tutto ad una partita a scacchi. Un gioco, appunto: un grande gioco. A differenza di Bond, Smiley è finto solo un po'. Il servizio segreto inglese nell'immediato dopoguerra e per quasi vent'anni è stato veramente infiltrato fin quasi ai massimi livelli da agenti sovietici. È stata l'operazione a più alto livello mai realizzata considerate le informazioni e le conoscenze anche sugli altri servizi occidentali di cui un funzionario dell'M15 inglese poteva venire a conoscenza. Alla fine li hanno scoperti. Ci sono riusciti tramite la VENONA, un complicato sistema di intercettazioni e decodificazioni di trasmissioni radio fra il centro di Mosca e le residenze sovietiche, ufficiali e non, in occidente. Dedicato a Kim, Harold Philpy il migliore degli agenti-doppi almeno di questo secolo. Insieme a lui. da lui convinti e reclutati, Burgess, Me Leon, Blunt e un quarto personaggio mai scoperto ma che in molti sospettano essere stato addirittura Roger Hollis, uno dei capi del M15 negli anni Î50/Î60. La cerchia dei 5, questo il nome in codice della rete di infiltrati, della talpa a più feste nei servizi britannici. Tutto nasce prima e subito dopo la seconda guerra mondiale. Lo spirito antifascista e antinazista penetra profondamente nelle giovani intelligenze degli studenti delle più prestigiose università inglesi. È a Oxford che nasce il circolo degli Apostoli che raccoglie gli elementi più radicali e spregiudicati, forse è stato lì, oppure subito dopo, ma il reclutamento scatta e per Kim e i suoi amici inizia il grande gioco. Con ruoli e responsabilità diverse si introducono nei servizi segreti lavorando sempre e con tenacia per i sovietici. Giovani, brillanti, intelligenti, raffinati, per quasi venti anni rifornirono i sovietici dei più secreti segreti dei servizi occidentali. Il colpo migliore di Kim fu un'opera da maestro: farsi inviare a Washington per mantenere i rapporti con la CIA. Le prime defezioni da parte dell'Est confermarono poi alcuni sospetti sulla presenza di talpe e dal '52 in avanti caddero prima Me Leon, poi Burgess, poi Blunt. Kim riuscì a salvarsi fino al '63 e, addirittura, a farsi reintegrare nel servizio. Poi, mentre era di stanza a Beirut, sparì all'improvviso: era il 23 gennaio 1963. Ricomparve in pubblico, dopo un po' di tempo, tenendo una conferenza stampa a Mosca. È morto nel maggio scorso con il grado di colonnello del KGB e consulente speciale per gli affari occidentali. Traditore è stato sempre definito chi da ovest lavora per l'est; combattente, per la libertà chi fa il contrario. Fuori dai giudizi morali, per lo più ipocriti in politica e negli affari, l'agente-doppio, il traditore è una delle pedine fondamentali del grande gioco. Se non ci fosse sarebbe come togliere la torre dalla scacchiera. Kim e gli altri non lo facevano per soldi, nonostante tutto loro ci credevano. Ma per molte "anime belle" il grande gioco è cosa brutta e sporca per uomini e donne disprezzabili. Fingere per decenni di essere qualcosa d'altro da ciò che si è dentro in nome di un'idea è per molti un atteggiamento ignobile e da condannare. Eppure gli agenti della mitica "Orchestra Rossa" che lavorarono nei paesi occupati dai nazisti rappresentarono uno dei segmenti fondamentali della Resistenza. Allora il problema non sta nei metodi, forse, ma per la causa per cui ci si batte. A ognuno la sua. Il grande gioco resta, anche nei suoi aspetti meno idealistici e più brutali, e chi lo rimuove a priori può automaticamente frequentare il salotto di Nonna Speranza. Una domanda fra le fante: i nuovi rapporti Est-Ovest, il dialogo sulla riduzione degli armamenti, l'allontanamento (almeno momentaneo...) di un pericolo di guerra sono tuffi fattori che ridimensionano o aumentano l'importanza del Grande Gioco? 

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