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Ten

di Enzo Gentile su Smemoranda 1988 - Numero 10

II rock ha trentatre anni, la stessa età che fu fatale a quel tipo famoso per i miracoli (no, non è Pietro Paolo Virdis). È una storia che conosco bene io che sono nato nel momento giusto: era il 1955 e sentivo già nell'aria qualcosa di familiare. Era Bill Haley che aveva appena iniziato a sprizzare la sua Rock around the clock da tutti i pori. Siamo cresciuti insieme. Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti, e anche di barche e nuotatori, pesci e pedalò: mi piace pensare a una decina di compagni di viaggio e di aree di servizio relative, a quei personaggi che, spiovuti sul nostro pianeta come meteoriti, hanno cambiato il corso dei tempi. Loro, insieme a quelli che gli stanno intorno, che seguono l'onda, che hanno rotto gli schemi, le abitudini e, qualche volta, anche le balle. Eccoli in rigoroso ordine alfabetico. Claudio Baglioni, uno che "Questo piccolo grande amore" da qui all'eternità... e quelli che sembrano usciti dalla pubblicità di un succo di frutta, quelli che si vestono di bianco perché da grandi volevano fare i gelatai, quelli che adorano se stessi e per San Valentino si fanno un regalo, quelli che lanciano dischi doppi, tripli, vanno in tournée e cantano, cantano, cantano, quelli che erano noiosi già da bambini e adesso perseverano. Beatles, quattro che hanno reso famosa persine Liverpool... e quelli che se non c'era Yoko Ono arrivavano al Duemila, quelli che non hanno ancora deciso se John Lennon era un genio, un drogato o un santo, quelli che sono capitati lì per caso e ancora non capiscono (come Ringo), quelli che restano in pista perché hanno i figli da mantenere (come Paul), quelli che hanno avuto più imitazioni della Settimana Enigmistica. Duran Duran, la dimostrazione che esistono i belli (così così), ma soprattutto i senz'anima... e quelli che altrimenti chi ci va al Festival di Sanremo?, quelli che senza di loro gli Spandau Ballet sarebbero finiti prima di cominciare, quelli che le riviste musicali bisogna pur riempirle, quelli che è meglio svenire per Simon Le Bon che farsi le pere, quelli che tanto sono solo canzonette. Bob Dylan, ovvero lo Zimmerman più celebre del mondo, e quelli che di mestiere sono cantautori e Toto Cutugno è un errore di laboratorio, quelli che non ridono mai e le rare volte sembra gli sia scappato, quelli che hanno frequentato tanti movimenti religiosi e non hanno ancora finito, quelli che prima o poi andranno in pensione, magari a Varazze, quelli che "le cose stanno cambiando" e alla fine, in tv, c'è sempre Pippo Baudo. Bob Geldof, uno con la ricetta sempre pronta, "Canta che ti passa", e quelli che la fame è una gran brutta cosa, quelli che hanno salvato il mondo e nessuno glielo aveva chiesto, quelli che i mass-media sono l'anima del commercio, quelli che l'importante è partecipare, se si vince il Premio Nobel è meglio, quelli che fare la rockstar è un lavoro come un altro. Michael Jackson, incidere un disco ogni tre-quattro anni e sentirsi stanchi, e quelli che gli è venuta la febbre del sabato sera da piccoli e non gli è mai passata, quelli che sono tutti casa, lavoro e famiglia (della serie: peggio per loro), quelli che non li hai mai visti con una ragazza, e al massimo era per simpatia, quelli che non ti togli più di dosso perché hanno fratelli e sorelle, tutti cantanti, quelli che per fare un video spendono più che a comprare Maradona. Mick Jagger, la trasgressione a pranzo, merenda e cena, e quelli che a furia di rotolare si schianteranno a valle, quelli che hanno scelto Keith Richards come anima gemella, quelli che nei mitici Sixties avevano molto da dire e si sono dimenticati tutto, quelli che gli anni passano per tutti e dovrebbero accorgersene, quelli che con quella bocca puoi cantare ciò che vuoi. Madonna, l'unica che sta bene anche agli atei, e quelli che fanno volare parole grosse abbinate a idee piccole, quelli che le tasse sembra le paghino solo loro, quelli che vogliono vedersi nei film, mentre la gente ne farebbe a meno, quelli che menano i fotografi e i giornalisti, perché non sono fatti loro, quelli che se cambia il vento si trovano disoccupati. Lou Reed, poeta metropolitano al ciento pe' ciento, e quelli che hanno conosciuto Andy Warhol e hanno visto la luce, quelli che si fanno il lavaggio del sangue e poi se lo sporcano subito, quelli che ci vorrebbe una legge per dissociati e pentiti anche nel rock, quelli che Vasco Rossi ha sempre invidiato perché sono più rovinati di lui, quelli che se rinascono vanno a lavorare in banca per vedere l'effetto che fa. Bruce Springsteen, ovvero di Boss ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno, e quelli che cantano il sogno americano, e poi il risveglio e la colazione, quelli che se non sudano non si divertono, quelli che sono a loro agio con 'nu jeans e 'na maglietta, come Nino D'Angelo, quelli che suonano 'on the road', mangiano, pensano e vivono sempre e solo 'on the road', quelli che non sono i miliardi, ma il rapporto con il pubblico...

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