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Dieci comici per un delitto

di Franco Serra su Smemoranda 1988 - Numero 10

I dieci del comico si erano riuniti a cena, quella notte in apparenza per festeggiare l'uscita del libro comico di Smemorato. Ortomedonte Pecorino che era il capo riconosciuto sedeva solenne a capotavola. Pareva un po' fruttato dall'ultima volta che era stato visto in giro ma la forforina non gli cadeva più copiosa dalle corna intricate come un cespuglio della valle del Reno. Probabilmente ora poteva permettersi shampooings più costosi e poi vestiva di una personalissima inedita eleganza con varie spiritosissime medaglie disposte qua e là sui reveres della giacca spalluta. Bisbiglìo diffuso. Come ronzar di zanzare. Tutti aspettavano sorriso tirato che Ortomedonte desse il via. Invece torceva la faccia in espressioni diavoline. Pittore guardava da sopra il piatto vuoto coi suoi occhi curiosi le mani impugnavano forchetta e coltello come se già il piatto contenesse coda alla vaccinara come aveva ordinato. Piccolo sporgeva appena dal limitare della tovaglia gli occhi sgranati le braccia in alto ad afferrare immaginari gourmets. Buio improvviso. Quando la luce tornò tutti erano allo stesso posto e con la medesima espressione in volto. Anche Ortomedonte continuava a guardare innanzi. Solo aveva mutato le espressioni diavoline in una strabica fissità. Scricchiolio da capotavola. Pecorino si aprì longitudinalmente dalle corna alle palle come sezionato da una sottilissima lama laser: tutto diviso a mezzo quel che c'era di simmetrico o centrale, altrimenti tagliato esattamente secondo la linea mediana che unisce idealmente radice del naso, ombelico e pisello. Cuore a sinistra, fegato a destra, stomaco un po' qua e un po' là. Piccolo rimase allibito con l'occhio sbarrato a fissare quella meraviglia, Pittore finse di svenire mentre Smemorato cominciò a scartabellare quelle pulitissime interiora nella speranza d'impossessarsi della memoria di Ortomedonte che doveva essere lì da qualche parte. I cinque del gruppo Lasagna che si erano piazzati all'altro capo del tavolo sembravano statue di cera. La ragazza fu la prima a rompere il silenzio. "Chi è stato?" chiese sperando come a scuola in un'attribuzione di soluzione per alzata di mano. L'ingenuità della domanda scatenò la comprensione di Pittore che la puntava già da un po'. "È la situazione" rispose con evidente birignao da barcarole, quello che gli veniva fuori ogniqualvolta tentava di far colpo su una tipa come ora esprimendo vaghi concetti generali e allusioni politiche. Direttore troneggiava in un angolo. Come al solito ribadiva il suo ruolo ma nessuno ormai gli badava. "Un momento!" sparò Piccolo ad un tratto, "che nessuno si muova! Io volevo bene a Pecorino anche se lui non si confidava mai. Qualcuno l'ha fatto secco e da qualche parte ci deve essere l'arma del delitto. Perciò... svuotatevi le tasche!" Imbarazzo. Buio di nuovo. Poco dopo Ortomedonte ora dimezzato cominciò ad emanare un'aura azzurregnola mentre nel silenzio generale un lieve canto corale si stava diffondendo nella sala. Smemorato, che continuava nella sua ricerca, sentì qualcosa muoversi e ritirò la mano balzando all'indietro. Piccolo lanciò un urlo mentre tutti a parte Direttore si aggrapparono alla tovaglia facendo cadere piatti bicchieri posate. Dopo quel fragore nove paia di occhi brillavano dal limitare della tavola alla luce fluorescente emanata da Ortomedonte. E tutti si stringevano all'altro capo del tavolo impauriti. Una sottile linea azzurra si era formata dal posto di Ortomedonte e cominciava ad avanzare lungo la tavola piegando ritmicamente a destra e sinistra secondo la melodia cantata. Qualcuno cominciava a riconoscerlo, quel canto. I comici stavano a bocca aperta. Grande Puffo apriva il piccolo corteo, dietro era Forzuto, Tontolone precedeva Quattrocchi e Burlone che esplose un pacco dono sul naso del Direttore. Puffetta e gli altri puffolini venivano di seguito. Il gran capo dei comici ucciso dai puffi? È solo un'ipotesi su cui si sta indagando. Ma chissà, potrebbe anche essere una storia vera.

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