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Dieci ragazze per me

di Mariangela Melato su Smemoranda 1988 - Numero 10

Ho pensato al dieci, mi è venuta in mente Bo Derek, mi è parso un numero perfetto e ho sorriso all'idea di dieci ragazzi tutti per me. Proprio per me, che sono notoriamente (o quasi...) una donna attrice tutta protesa al lavoro, zitella felice di restar zitella. Ma, si sa, è il nostro un mestiere che libera a briglia fin troppo sciolta la fantasia, la induce in tentazione e così sia. Per questo, pensare a dieci ragazzi per me - sembra anche il refrain di una canzone anni '60 - mi ha fatto fare una mossa quasi grottesca nei riguardi della mia personalità e, chissà, magari anche del mio inconscio. Dicono che sul set noi attrici - e loro attori idem - amiamo davvero il nostro partner, e infatti tante volte si costruisce o si sfrutta il bacetto, il flirt, lo scandaletto, il gossip promozionale al film, e spesso la realtà non è poi così lontana dalla finzione o dallo scoop giornalistico. Penso a dieci ragazzi, e mi rendo conto che vorrei che fossero tutti molto lontani dal cinema o dal teatro, vorrei che fossero loro a fare i mariti di casa, cioè i casalinghi, essendo io negata, per natura e per volontà. Li vedo, i miei dieci ragazzi, tutti in fila, ad accogliermi dietro la porta di casa: ed io che, stanca del lavoro, mi concedo a loro per un breve riposo, tra un'intervista e l'altra, tra uno spettacolo e l'altro, tra un complimento e l'altro. Sogno hollywoodiano? Può darsi, ma se si sogna, Hollywood è il punto di riferimento costante. Non si può sognare in stile neo-realista. Dunque, i miei dieci ragazzi stanno tutti lì a farsi belli per me, per la mia felicità, esplorano i miei desideri, sorteggiano le mie volontà, gareggiano nel conquistarsi a turno lo spazio di un sorriso. Naturalmente non mi dispiacerebbe che uno avesse la simpatia e il fair play di Cary Grant, l'altro la baldanza di Clark Cable, il terzo il fascino sottile ed equivoco di Rupert Everett, il quarto il copyright di Bruno Ganz, e vorrei che almeno due somigliassero come due gocce d'acqua a Richard Gere. Chiedo troppo? Ma sono dieci proprio perché, a turno, devono servire a un'unica torta, un unica personalità. E la piccola grande torta dei desideri, dell'immaginazione, le cui fette metaforicamente mangio alla sera in camerino, o in casa mia, una bella casa di persona sola. Ma tanto per restare amici mi è piaciuto credere di essere improvvisamente una pluri maritata con tendenze pericolose di sex-symbol, colpa di chi mi ha detto, certamente senza malizia, ma con qualche speranza di pensare al numero dieci. O tutta colpa invece di Medea?  

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