I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Dieci, che passione

di Morando Morandini su Smemoranda 1988 - Numero 10

Mi sarebbe piaciuto che fossero 20, primo multiplo di 10, ma ne ho trovati 22. Parlo di titoli di film che cominciano per dieci, il più sacro dei numeri per i Pitagorici, somma dei primi quattro (1 + 2 + 3 + 4), simbolo della creazione universale, immagine della totalità in movimento, ma importante anche per i Cinesi perché, in quanto doppio di 5, esprime il dualismo fondamentale dell'uomo, l'alternanza e la coesistenza della vita e della morte. 7 dei 22 film, realizzati o distribuiti sul nostro mercato dal 1930 a oggi, sono italiani. Tutti da evitare senza rimorsi: Dieci anni della nostra vita, Dieci bianchi uccisi da un piccolo indiano, Dieci canzoni d'amore da salvare, I dieci comandamenti (1944, di Giorgio W. Chili con Brazzi e Elisa Cegani), I dieci gladiatori, Dieci italiani per un tedesco, Le dieci meraviglie dell'amore. Tratto dal famoso romanzo a enigma di Agatha Christie, ridotto per il palcoscenico con madornale successo, è consigliabile a tutti Dieci piccoli indiani (1945), uno dei quattro film hollywoodiani di Rene Clair, mentre si possono tranquillamente lasciar perdere i due successivi rifacimenti britannici di George Pollock (1966) e di Peter Collinson (1975), distribuito da noi come E poi non ne rimase nessuno, traduzione del titolo originale del film cclairiano. C'è un delizioso Dieci in amore (1958) di Seaton, quartultimo film di Clark Cable con Doris Day e Gig Young, in cui due concezioni del giornalismo sono messe a confronto con brio incantevole e sintesi ruffiana. Non ha bisogno di presentazione I dieci comandamenti (1956, già filmato nel 1923), l'interminabile Sexodus (220') di Cecil B. De Mille, specialista nel fare di un indigesto "colosso" un grande successo di cassetta che in quell'occasione spese dieci miliardi di lire (di trent'anni fa!) per nominare il nome di Dio invano. Sono trascurabili Dieci cubetti di ghiaccio (1967), I dieci della legione (1951), Le dieci lune di miele di Barbablù (1960), Dieci secondi col diavolo (1959), Dieci secondi per fuggire (1974), Dieci soldi a danza (1931), Dieci minuti a mezzanotte (1983) con Charles Bronson, protagonista anche di Dieci secondi per fuggire, mentre, per la sua costernante vacuità, è da evitare con cura il sovietico Dieci giorni che sconvolsero il mondo (1982) del tronfio Bondarciuk, seconda parte - verniciata e trionfalistica come la prima - di Campane rosse, con Franco Nero che da una mutria legnosa a John Reed. Perlomeno curioso è almeno sulla carta, I dieci del Texas, antologia di vecchi western tra le due guerre (da Tom Mix a John Wayne, da George O'Brien a Gary Cooper) che fu realizzata nel 1961 da un certo Ignazio Falconetti e distribuita nel 1961. C'è, infine, IO (1979) di Black Edwards dove il piccoletto Dudley Moore, rimbambito dall'andropausa del quarantenne americano (in Europa questa crisi capita verso o dopo i 50 anni) e rincitnillito da Playboy e dagli spot pubblicitari, arriva a dare il massimo dei voti -10, appunto - a una Bo Derek, bella (quand'è ferma) e stucchevole come una fotomodella, e a correrle dietro, pur avendo al fianco (come girl-friend, nemmeno come moglie) una donna vera come Julie Andrews. Occorre ricordare che per soprammercato a una catena di estrose "gags" comiche, il film è memorabile per l'impiego del Bolero di Ravel ("il pezzo di musica descrittiva più sexy che sia mai stato scritto...") come paraninfo di una scopata randagia? Al conto si possono aggiungere gli iperbolici 10.000 camere da letto (1957) commedia americana; lo spaghetti-western 10.000 dollari per un massacro (1967) e il melodramma germanico Diecimila donne alla deriva (1958), avvertendo che questo numero simbolizza pienezza, fertilità, abbondanza, e per i Cinesi, la totalità, emblema di quel che è così grande che non si può nemmeno nominare. 

Advertisement