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Dieci signori per me

di Natalia Aspesi su Smemoranda 1988 - Numero 10

Dieci ragazzi tutti per me? No grazie, solo a pensarci mi vengono i brividi: già uno, il solo che ho, ragazzo ultracinquantenne, certe volte mi sembra troppo, nel senso che il tempo per fare tutto è sempre più breve: così se hai lavorato tutto il giorno, riuscendo anche ad andare dal parrucchiere, per quanti sforzi si faccia, l'incontro non riesce ad essere magico come si vorrebbe, tanta è la voglia di buttarsi sul letto e, ovviamente, dormire. Dieci quindi, ma anche meno, sarebbero una vera jattura, una punizione divina. Credo comunque che nella vita di una donna il numero dei ragazzi sia inversamente proporzionale all'età: più sei giovane più c'è spazio per più ragazzi, più invecchi più lo spazio si restringe: non solo perché meno pressante (si fa per dire) il loro interesse, non solo perché quelli che c'erano si defilano, anche con garbo, ma perché è la signora che sbuffa e si annoia con loro. So che ci sono signore che fanno collezioni di ragazzi, nel vero senso della parola, tanti e giovani, il che fa sì che io le consideri eroiche: per la buona volontà di accumulare, se non dieci, un buon numero di ragazzi e per il fatto stesso di apprezzare la loro compagnia appassionatamente. Io ammiro molto i ragazzi, mi piace guardarli, però quando mi capita di stare con loro non so di cosa parlare: di giacche, di hamburger, di Springsteen, di CL, della disoccupazione (loro), del babbo (loro) delle ragazze (loro)? Diciamo che per me un ragazzo comincia a diventare interessante oltre i quarant'anni: prima mi procura un gran sonno, in certi casi persino gonfiore ai piedi. Anche dopo i quarant'anni (dopo i cinquanta è meglio) non è che ci si trovi in paradiso: sono lamentosi, ne hanno sempre una, parlano di borsa, vorrebbero lasciare la moglie ma non ne hanno il coraggio, temono che la moglie li voglia lasciare e si indignano, tutto perché si sono fidanzati con una signorina, che mancanza di comprensione, di classe, di buon senso! Eppure dieci ragazzi nella mia vita ci sono e guai se non ci fossero; gli sono persino fedele, non sempre, uno per uno. Passo abbastanza ore in loro compagnia, senza che il mio ragazzo ufficiale se ne abbia a male. E sono il parrucchiere, l'ortolano, lo stilista, il panettiere, il dentista, il ginecologo, il salumiere, il medico di famiglia, il fiscalista, il portinaio. Adorabili creature, mi danno moltissimo in cambio di poco; cioè solo denaro e non compagnia e non pensieri e non devozione e non sudditanza, il massimo che si possa ottenere da dieci ragazzi, tutti per me (e per altre centinaia di persone, per fortuna).

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