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IO=10

di Ugo Volli su Smemoranda 1988 - Numero 10

Gentili signori, mi avete chiesto di parlarvi del 10, e all'inizio sono rimasto sorpreso e un po' turbato. Ma poi finalmente ho capito e vi ringrazio. Non capita tutti i giorni di poter parlare di me, con la dovuta ampiezza. E un dato di fatto che in questa società sempre più stupida e volgare, IO non sono sufficientemente considerato, e non ho tutta l'attenzione scientifica e letteraria che meriterei. La ragione della mia perplessità iniziale può essere la stessa che provano alcuni di voi, in questo momento: che c'entra il 10? Vi prego di considerare, dunque, la formula che ho messo in testa a questo breve intervento, e che è tanto evidente da poter essere sfuggita per un attimo alla vostra attenzione, così come l'occhio non nota quasi mai la luce, che pure gli permette di vedere. Vi leggerete una grande e fondamentale verità. Nella nostra fortunata e perfettissima lingua, IO e 10 si scrivono praticamente allo stesso modo. Un caso? No di certo. Come Piatone sapeva benissimo, esistono nomi giusti e veri delle cose. Bene, non c'è dubbio che quello adatto a me sia proprio IO = 10. Ve lo dimostro rapidamente. Una nostra tradizione nazionale, altrettanto fortunata e giusta, vuole che il 10 sia il massimo voto scolastico, il simbolo della perfezione. Mi sembra quanto meno una coincidenza significativa. Cioè: IO = 10 = perfezione. Avete bisogno di un'altra prova? Potete anche qui attingere a una tradizione classica. Diceva Pitagora che il 10 è il migliore di tutti i numeri, perché rappresenta la somma delle prime cifre, e naturalmente anche del loro significato simbolico: 10 = 0 + 1 + 2 + 3 + 4. Se per esempio ammettiamo che lo zero è l'infinito e l'uno è l'individuo e il due la pluralità e il 3 il maschile e il 4 il femminile, incominciamo a renderci conto della ricchezza di possibilità che ci si apre davanti. Però possiamo anche pensare che lo zero sia il tondo, l'uno il dritto, il due l'angolo, il 3 lo spazio e il 4 il tempo. Insomma, non c'è limite, basta usare un buon dizionario con un minimo di fantasia e si vedrà che non c'è limite. Scusate se abbondo nelle citazioni, ma anche quel buon uomo di Fichte ha scritto che l'IO pone il non-IO ponendo se stesso... È ben vero che Fichte, essendo tedesco scriveva probabilmente Ich invece di IO, il che rende il tutto molto meno interessante. Ma non bisogna porre limiti al progresso. Insomma, comunque ci muoviamo, siamo richiamati a quell'equazione IO = 10 = perfezione che è il mio messaggio fondamentale. Resta un ultimo problema. Una caratteristica sgradevole della nostra grammatica fa sì che IO non sia considerato un nome proprio, e chiunque si senta libero di assumerne le vesti nobili a piacere. Bene, dovete sapere che IO non sono d'accordo e considero quest'abitudine un abuso intollerabile. Se volete proprio saperlo, il giusto nome di ciascuno di voi è TU, che in certi casi più autorevoli può diventare LEI. Spero che vi sia chiaro quanto sarebbe assurdo dire che TU = 10. Questo dimostra, spero, la mia naturale superiorità. Mi spiace per voi, ma IO non posso farci niente. Siamo nati così. Tanti saluti da IO = 10 = perfezione

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