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Nove anni e mezzo vissuti pericolosamente

di Smemoranda su Smemoranda 1987 - L'avventura

Smemoranda 1987. Dalla prima volta fa 9 e 1/2. Nove anni e mezzo sono più che una "storia", sono un amore. Scomodo, forse, ma sincero e alla pari: di quelli che durano. Troppo facile avere un flirt con una svampita agenda tascabile, di quelle che le guardi una volta e poi te le dimentichi. O con un noiosissimo diario scolastico che, fuori moda come un genitore pedante, ti scandisce le ore quotidiane e magari ti propone ancora le "giustifiche" prestampate per la prof con la firma del padre "o di chi ne fa le veci". La Smemoranda - ovvio - è un'altra cosa. Con lei l'amore è duraturo, sì, ma passionale, a volte erotico. Hai mai provato a baciarla sul balacron, vicino alla mela? sfiorarle la costa, il dorso e dopo averle dolcemente dischiuso la copertina, sfogliarla pagina per pagina, cinquecentocinquantotto volte? A un secondo a pagina fa nove minuti e mezzo di preamboli (ah, i preliminari! quanto sono importanti i preliminari, come assicurano sociologi e capi di governo socialisti). Povera Smemoranda, però. Nove anni e mezzo d'amore e neanche un'avventura. D'accordo che c'è un ritorno alla fedeltà assoluta, ma davvero ci sembrava troppo. Per questo un'avventura gliel'abbiamo concessa. Un anno intero di avventura. Giusto per provare: poi, intanto, si ritorna sempre all'ovile. Mica si può impegnare tutta la vita, per l'avventura, se no, perso il gusto. Diventerebbe avventura lo stare a casa. Lei, la Smemo, giura di essere tagliata per l'avventura, anzi, fresata. E se il vestito è di cartone, la copertina è pur sempre impermeabile, cosa da non sottovalutare in questi tempi di piogge acide o nucleari. E il colore? Visto il colore? ricorda le foci dello Zambesi. Anzi, forse non le ricorda per niente, ma lo Zambesi fa avventura come i discorsi di don Giussani e la centrale di Chernobyl: si sa come si comincia, ma non si capisce dove si va a finire. È vero; la Smemoranda è - nel suo intimo - avventura. L'avrebbe portata con sé al Polo Ambrogio Fogar, se fosse esistito davvero. E Sandokan se ne sarebbe innamorato anche più della Perla di Labuan e Jim, con le Smemorande-mattone, avrebbe costruito il suo fortino dell'isola del tesoro. Visto il segnalibro-liana? una pacchia per Tarzan. Infine l'avventuriero Ivanhoe, il ladro buono amico della Smemoranda, assomiglia un po' ai giovani dellâÎ85 (e oltre) che rubano la droga per potersi comprare l'autoradio. Certo, l'avventura è fatica, bisogna arrangiarsi, non si può pretendere. Come diceva il Tale: "L'avventura non è un pranzo di gala". Per questo, sulla Smemoranda, volendo, ci si può anche mangiar sopra, magari alle pendici del Kilimangiaro. Fosse esistita ai tempi, il buon Hemingway ci avrebbe scritto su qualcosa e dentro, anche. Un safari a colpi d'inchiostro, per esempio. Perché, come diceva il Tizio: "Il potere nasce dalla canna del pennino" e nelle città, giungle d'asfalto, questo genere di caccia la si conosce bene. Basta leggere i giornali. Che scriveranno anche quest'anno della Smemoranda: non si può certo sempre parlar male di tutto. Perché quest'anno la Smemo farà ancora notizia: batterà negli uffici e nelle scuole il suo peggior concorrente: la Smemoranda dell'anno scorso. "E questa volta non è più solo una questione d'Amore, ma è amore per l'avventura", come ci suggerisce Nico Colonna, lâeditor della Smemo, che sa quasi più aforismi e calambours che barzellette sui carabinieri. Nel viaggio avventuroso alla scoperta della Smemoranda 1987, sulla "Pinta", c'erano come al solito: GINO & MICHELE, al timone, che hanno fatto i turni, dandosi il cambio ogni tre righe e spacciandosi per Cristoforo & Colombo. NICO COLONNA, insuperabile nell'indicare scogli, delfini e orche di tutti i tipi. MARIA GEMMA DEL CORNO, che ha segnato la rotta col taglierino. STEFANO GIOMI, in cambusa. DOLORES REDAELLI, a far voce grossa con la ciurma. ROBERTO FUSO NERINI, il nostromo. LEO (PALLINO) PLUTINO, il tonno. GIUSEPPE LIVERANI e SILVIA PALOMBI, le sirene meglio conosciute come Scilla e Cariddi.  

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