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Avventura sotto la metropolitana

di Ivano G. Casamonti su Smemoranda 1987 - L'avventura

Superò i tornelli di bambù, mostrando la gemma lucente della settimana 19-rossa al tramviere con la lancia e il perizoma, e scese, scivolando più volte, lungo i massi che digradavano verso il marciapiede per Inganni-S. Leonardo (Lumpen Nord West). Al contrario dei bambù e del tramviere, che erano ologrammi, i massi erano veri, e così si sbucciò le mani e si stortò una caviglia, maledicendo anche quella sera il Tropical Symul scelto per quella stagione dall'Azienda Municipale, e si fece strada tra le olo-palme e la ressa spaventosa dei Terziari accaldati. Qualche volta passava attraverso le piante, per evitare la gente, anche se era proibito ignorare un ologramma. Alla sette di sera, non sarebbero riusciti a multarlo, nemmeno se lo avessero notato. Ma non l'avrebbero notato: l'attenzione di tutti era attirata da una sfilata di fotomodelli neri americani che sbucavano dalla galleria con i larghi cappelli di tela e i jeans caki, pappagalli sulla spalla e i machete-apriscatole in mano. Si irrigidì, con la schiena appoggiata ad una olo-cascatella, dentro la quale sentiva il muro solido e rugoso, che gli diede un piacere quasi fisico. I modelli danzavano, miniando un incendio al napalm della boscaglia. Era il momento più pericoloso: se fosse stato "scelto", avrebbe dovuto portarsi al centro del balletto, farsi videoregistrare, agitarsi un po' anche lui tra gli applausi benevoli degli altri passeggeri, e ne sarebbe uscito solo con l'acquisto di due completi da guerriglia africana e tutta una serie di accessori firmati. Si era al 22 del mese, e nemmeno con gli straordinari volontari sarebbe riuscito a procurarsi razioni di crema di tonno sufficienti, senza contare lâAnsiolithium. Si sedette, circospetto, su un coccodrillo (correvano voci inquietanti sull'eccessivo costo che l'Azienda sosteneva per ologrammare proprio tutto) e fissò lo sguardo davanti a sé, verso l'altro marciapiede, che si intravedeva, sembrando lontanissimo, al di là del pigro fiume melmoso che scorreva nelle due direzioni, mostrando appena, al centro dei due letti, l'ombra scura delle rotaie elettrificate. Malgrado la nebbia afosa (quella era vera) vide chiaramente, sull'altra sponda, in attesa del treno per Sesto Marelli (Lumpen Nord Est) la signorina bionda, assistente del selector-samurai del terzo piano Vendite, con un pareo trasparente e la borsetta corazzata, che veniva molestata da una banda di Griffies abbronzati. Si alzò in piedi di scatto, sconvolto. Forse fu il caldo, o la stanchezza, o il rimbombo dei tamburi che usciva dagli altoparlanti, o l'Amphetup che aveva preso con il caffè doppio delle cinque, o il quieto ripresentarsi di un amore impossibile, rimosso per anni dietro l'odore di imballaggi del quarto magazzino merci sotterraneo, ma si ritrovò, dopo aver afferrato una liana e superato il monticello giallo di sicurezza, a camminare sul fondo del fiume. L'acqua, malgrado fosse solo un flusso di elettroni proiettato, gli dava una sensazione di frescura e di forza. La prospettiva era cambiata, ed il fiume era largo pochi metri, amichevole e guadabile, anche se in certi punti la testa gli andava sotto il livello di superficie. Superò le colonne centrali e cominciò ad avvicinarsi al marciapiede opposto, tirando fuori contemporaneamente, dalla valigia di gomma, che non aveva mai lasciato, il set anti-aggressione ancora nuovo e lucido sotto il bagliore dei proiettori. Il treno arrivò proprio in quel momento, ma lui lo visse come una grande, bellissima ondata spumeggiante.

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