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Il nome dell'avventura

di Lorenzo Beccati su Smemoranda 1987 - L'avventura

Come nasce un avventuriero? Come tutti gli altri. Una bella sera una moglie fa sedere il marito in poltrona e con un sorriso da Mentadent P gli dice di essere in attesa di un figlio. Da quel momento, tutto cambia. L'uomo, che fino a quell'istante l'ha fatta alzare settanta volte perché s'è rotto il telecomando, ora non permette che giri neppure il cucchiaino nel té. Il suo massimo sarebbe che la donna andasse in letargo per nove mesi. Esaudisce ogni piccola voglia della moglie. È disposto anche ad affrontare il centro nell'ora di punta per andare a comprarle l'anguria a dicembre. Le voglie saranno sicuramente superstizioni ma non sa mai. Mia cugina, quando era in gravidanza, aveva sempre voglia di prosciutto, ma non ne ha mangiato. È nato un figlio normalissimo. Ha un solo difetto: tutte le volte che vede un piatto con del melone, sente un bisogno irrefrenabile di buttarvicisi dentro. In questo stesso periodo avviene la cosa che deciderà se quel bimbo sarà o meno un grande avventuriero: la scelta del nome. Non si è mai sentito di un uomo dalle grandi imprese, o di una donna, che si chiami, che so... Cirillo, Celestino o Armanda. Occorrono nomi altisonanti come Attila, Napoleone, Spartaco. La scelta del nome non è affatto facile. È di per sé un'avventura. Ecco come avviene. Il marito, di solito, pensa che sia un maschio e gli vuol dare il nome del nonno. Solo che questi benedetti nonni hanno dei nomi impossibili... Aligi, Parsifal, Parisino, Dorando. Altri genitori si affidano al caso e danno al nascituro il nome del santo del giorno. Se uno, oltre ad avere dei genitori simili, ha anche la sfiga di nascere il trenta di agosto, passerà la vita a essere chiamato Pomacchio. Comunque, niente influenza di più la scelta di un nome, se lo porta qualcuno che si conosce. "Che ne dici, cara, di Enrico?" "Enrico, mai. Enrico, come quell'antipatico del macellaio. È così disonesto che insieme alla carne non solo mi pesa la carta, ma anche la bilancia." Trovata una cerchia di nomi papabili, si fa la prova del nove, cioè si guarda se suona bene con il cognome. Angelo Bertucciacci... No. Silvio Bertucciacci... neanche. Nicola Bertucciacci... Nooo! Non li sfiora nemmeno il sospetto che è il cognome che non va. Tanti vogliono essere originali a tutti i costi e chiamano i figli con nomi da coiffeure...Steffy, Cindy, Michael. Se non gli basta li inventano di sana pianta. Conosco uno che si chiama Abbabbarischmud. Una volta è andato in Arabia. Alla dogana ha dovuto dire il proprio nome: il funzionario gli è saltato addosso con la scimitarra in mano, Abbabbarischmud in arabo vuol dire: "tua sorella è andata a letto con tutti gli inservienti del circo Medrano". Altri nomi bellissimi, a volte, vengono scartati per ragioni geografiche. È difficile immaginare dei Rosario e Concettma istruttori di sci a Bolzano o dei Bepi pizzaioli a Posillipo. Ci sono poi persone che ci tengono a trovare un nome che non abbia diminutivi. Ugo, Ciro... la cui unica forma di abbreviazione è il fischio. E magari vengono soprannominati baffo o biondo. Ma allora, qual è il nome giusto per un avventuriere? Forse quello di ognuno, dietro al quale, per qualcuno almeno, c'è un eroe.

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