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Pigmei di fronte a uomini giganti

di Maurizio Porro su Smemoranda 1987 - L'avventura

L'avventura più bella che può capitare al cinema o a teatro è quella di essere spettatori. Truffaut, con il copyright della sua intelligente tenerezza, diceva che ,un "film è come un treno che fila diritto nella notte". La meraviglia, aggiungo io, è esserci sopra. Non è soltanto la poetica del sogno ad occhi aperti che affascina lo spettatore. Dire: "Vado al cinema per passare due ore" è un modo riduttivo di esprimere qualcosa che però c'è dentro; ed egualmente banale è dire "Vado a teatro dopo una giornata di lavoro, e ho bisogno di rilassarmi". Ma, insomma, in qualche modo è vero che la sala buia - ospiti un sipario o un grande schermo non importa - induce all'evasione, alla rimozione della realtà che ci circonda e alla creazione di un'"altra" realtà, che non deve per forza condizionarci o incatenarci alla sottomissione e alla passività. L'"altra" realtà può essere anche molto stimolante, spingerci a fare il footing con le nostre idee, a fare sollevamento di sentimenti, a mettere in dubbio piccole o grandi sicurezze, a confrontare i mondi fantastici: insomma ci spinge a una grande avventura, qualunque sia il tema, qualunque il mezzo, qualunque lo stile. L'avventura dello spettatore ha bisogno di buio in sala: per questo guardare la tv, in tinello, con il bicchiere vicino, il bagno pronto ad accogliere la pipì durante la pubblicità, non è un'avventura, è una consuetudine. Non a caso qualcuno ha detto che al cinema noi siamo spettatori pigmei di fronte a uomini giganti sullo schermo, mentre il video offre, a noi spettatori giganti, immagini di pigmei. Pensate a cosa doveva essere andare al cinema, novant'anni fa, quando fu inventato, e subito dopo, quando i primi "nickelodeon" ospitavano spettatori entusiasti e terrorizzati che guardavano oltre il piccolo lenzuolo bianco per scoprire dove mai andassero a finire le immagini, o si ritraevano spaventati quando il treno in corsa sembrava arrivare in sala e posteggiare in platea. "Quelle" paure, le paure della tecnica unite alla novità del mezzo, non ci sono più, oggi sappiamo tutto, troppo. Anzi, gli effetti speciali, sono ora il nostro pane quotidiano, tanto che sarebbe consigliabile voltar pagina. Ma l'avventura è sempre presente comunque: è avventuroso penetrare in una sala buia (sì, certo è l'inconscio, ocello collettivo), sedersi accanto a persone che non conosciamo ma che necessariamente hanno fatto la nostra stessa scelta e vivono la nostra stessa esperienza, perché sono lì accanto a noi, con il biglietto in tasca. È avventuroso prepararsi, cuore e cervello, a penetrare dentro una storia che forse ci è ignota o che comunque immaginiamo diversa: è proprio come un viaggio, sia fisico sia mentale, metafora di una scoperta che si ripete ogni volta diversa. Naturalmente quando ne vale la pena, in altro caso sono sbadigli, ma quelli non sono un'avventura, è inutile parlarne. È bella, quest'avventura dello spettatore che potenzialmente "lascia" il suo posto con la mente per andare a sedersi, a volte composto a volte meno, nell'immaginazione di un altro: di un grande attore, di un grande regista, di un grande scrittore. Ed è bello che a provare questa emozione non siamo soli (anche qui si parla di situazioni ottimali, non di crisi...) ma in tanti, e che ciascuno possa però fare il suo personale gioco di prestigio, con le idee e i sentimenti. E alla fine tutti usciamo con un pacchettino in più di esperienza, o soltanto con un'emozione in regalo, che possiamo anche usare nella vita, a partire dal giorno dopo. Questa è l'avventura, e quella frase di Truffaut, uno che credeva nella vita e nel fascino dell'imperscrutabilità del destino e voleva rappresentarli al cinema, potrebbe esserne l'ideale epigramma. La cosa più dolorosa è, se mai, staccarci dall'avventura; il momento del "The end": e che brutto quando qualcuno, appena riaccese le luci, ti riporta svelto svelto alla realtà, quasi contento di tornare per terra. Che bello invece sciogliere questi due mondi un poco alla volta, senza far danni alla propria sensibilità. L'avventura, metti un attore o un'attrice, possono scendere dallo schermo, come insegna Woody Allen, e venirci incontro: a questa evenienza dobbiamo essere sempre preparati e speriamo che a qualcuno, un giorno, accada. Nel caso, scrivetemi.

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