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L'orrido di Bellano

di Paolo Calvani su Smemoranda 1987 - L'avventura

Sette punto trenta. Sabato mattina. I numerini della sveglia creano un alone azzurro nel buio. Una voce dal forte accento sudamericano esce da quella che, nonostante tutto, è ancora la sua radio preferita. Con il solito tono cupo la voce denuncia in un italiano stentato l'ingiustizia del giorno. E questo non migliora certo la situazione. Alle otto e mezza deve essere sotto casa di lei. Gola secca, testa pesante, gli sembra di essere appena andato a letto. Notte sfigata. E dire che tutto era andato liscio la sera prima. L'aveva fatta su per due ore alla festa della Lella. Individuata immediatamente tra decine di loffie. Veronica, il nome era tutto un programma. Giacca nera con scollatura molto profonda e basta. Una camicia, una maglietta, niente. Niente che si vedesse, almeno. Forse un body. Era quello che si riprometteva di appurare a conclusione della serata. Bella, decisamente bella la pupa. Ma non troppo, proprio come piacevano a lui. Aveva iniziato a prenderla in giro come si deve, ma lei neanche una piega, rispondeva colpo su colpo, perfettamente a suo agio in quei vestiti che avrebbero dato qualche problema a Kim Basinger. Parla, sfotti, bevi, ridi, fuma, in due ore sembrava cotta a puntino, rivelando anche un'inclinazione per l'alcolismo. Lui butta un occhio allo Swatch trasparente con lancette trasparenti, non capisce bene che ora è, ma decide ugualmente di sferrare l'attacco: "Perché non ce ne andiamo via questo week-end?". Gli occhi di lei si illuminano e senza indugiare un attimo accetta. Lui su due piedi decide di andare sul sicuro e sfodera una classicissima: two days in Portofino. Una roba semplice, focaccia calda, due passi sul molo a commentare le barche esagerate dei nuovi ricchi, cenetta da "Puny" e notte allo "Splendido". "Ti va?", le chiede con nonchalance. "Al mare? Che noia. E Portofino per giunta", lo spiazza lei. "Andiamo al Buco del piombo". Lui trasecola: "Cos'è il Buco del piombo?" "È un posto molto carino, vicino all'Alpe del Viceré. E poi ci facciamo una passeggiata in montagna". "No guarda, non ci siamo. Ci svegliamo alle undici e in due ore di macchina siamo a Portofino, giusto per l'aperitivo". "Ma no, alle otto c'è un treno comodissimo...". "Treno? Magari delle Nord". "Ah! Tu sei di quelli odiosi che vanno sempre in macchina". "Sempre. Io alla macchina ci vado in macchina". "Guarda, ti vengo incontro", taglia corto lei, "niente treno e niente Buco del piombo. Però manteniamo la montagna, okay? Andiamo in macchina a vedere lâOrrido di Bellano, così poi siamo già in Grigna e saliamo a dormire al Brioschi". Ormai era incastrato: il weekendino pigro era diventato un'escursione avventurosa con tanto di notte al rifugio. Lei insiste, lui vacilla e alla fine accetta. Commedia perfetta. Lâobiettivo è riuscire a passare la notte insieme, tirare tardissimo e la mattina altro che Orrido di Bellano. "Allora d'accordo, passi a prendermi alle otto e mezza?", l'aveva gelato lei prendendo la borsa e avvicinandosi alla porta. "Vieni da me a dormire così siamo più comodi", aveva buttato lì lui in zona Cesarini. "No, devo passare da casa a prendere la roba, e poi voglio riposare, domani sarà dura. Ciao a domattina", e se ne era andata, completando un equipaggio in discesa con l'ascensore. A letto, solo, ragionevolmente depresso, rigirandosi in attesa del sonno, buttò unâultima occhiata alla sveglia: quattro punto zero sei. Si sentì perduto. Alle sette e mezza è seduto sul letto in stato confusionale. Deve preparare la roba. Ma che roba si porta nelle passeggiate in montagna? Apre l'armadio per cercare la borsa giusta. Lo zaino l'aveva, ma era stato prestato circa due anni prima chissà a chi. La valigia nera per l'aereo è da escludere. La borsona di nylon con le rotelle non è indicata alla bisogna. Resta la borsa del pallone con dentro ancora la roba dellâultima partita. Estrae tutto di corsa, la svuota dalla terra depositata sul fondo, salta fuori un calzettone e lâodore di spogliatoio. Butta dentro maglietta e mutande, scarpe da tennis, biro, camicia, vestaglia, guanti, profumo, due golf, giacca a vento, ancora una mutanda, coltellino svizzero, occhiali da sole, sigaro, calzamaglia, pila, quattro libri e scacchiera portatile. Spazzolino, rasoio, niente pigiama. Il sacco a pelo! Ci vuole il sacco a pelo. Nella sua testa passa l'elenco dei possibili possessori di sacco a pelo. Stop su Giorgio, che tra l'altro abita vicino a casa di lei. Gli telefona per avvisarlo, alle otto meno cinque di sabato mattina. "Ciao, scusa l'ora, mi puoi prestare il tuo sacco a pelo?", "Il sacco a pelo tu? Sei impazzito?", "Sì. Devo andare a dormire in un rifugio e prima all'Orrido di Bellagio o qualcosa del genere. Insomma me lo presti?", "L'Orrido di Bellano? Ma è il posto in cui vuole sempre andare Veronica, la donna bionica. Solo che non trova mai un gonzo che l'accompagni in macchina. Se sapesse che ci vai... A proposito con chi vai in un posto così di merda?", "Con un collega... per servizio", "Dura la vita. Se Veronica immaginasse che vai lì. Va be' che adesso avrà altro a cui pensare, ieri sera l'ho vista tornare a casa con Gianni. Era un po' che le ronzava intorno e da come se ne andavano abbracciati si direbbe che finalmente ha colto l'obiettivo. Allora tra quanto passi a prendere il sacco a pelo? Guarda che sto uscendo. Pronto? Pronto? Mi senti? Pronto?". Sdraiato sul letto con le scarpe e tutto, sente che il sonno sta tornando. "Va bene, va bene così", ripete tra sé, "ho trent'anni e sto bene". Davanti ha uno splendido week-end milanese. Pranzo dalla mamma e domenica a San Siro.

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