I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Levando in alto il libretto rosa

di Antonio Faeti su Smemoranda 1987 - L'avventura

C'è un genere letterario che può essere definito antagonistico, oppositivo, perturbante, irriducibile. È il Rosa, naturalmente (d'ora in poi scritto con la maiuscola). Il Rosa non si lascia catturare; anche adesso che Martelli e Berlusconi comprano praticamente tutto, può solo far sogghignare la possibile notizia di un libro commissionato a Barbara Cartland il cui titolo Il garofano rosa. No, nella beffarda genealogia di questa letteratura squisitamente anarchica non esistono cedimenti, ma solo battaglie fierissime. Pensiamo a Liala e al suo contributo ostinato, implacabile, solitario, offerto segretamente alla Resistenza Europea, in anni più che bui. Osserviamo attentamente il senso e le cadenze del suo impegno. Cosa accomunava le Camicie Brune a quelle nere, i Falangisti agli Ustascia, i Cagoulards ai fascisti inglesi, a quelli norvegesi, greci, albanesi? Ma l'insopportabile e unificante lezzo da caserma, perbacco! E Liala, senza alcuna incertezza, oppone al dubitabile fascino della maschilità puzzolente, all'attrazione imposta per mezzo di un ripugnante fetore, fatto di tende, di campeggi, di marce, di squadre, di adunate, il suo invalicabile culto per il sapone, per il bagno, per il profumo. Di qua c'è Mussolini, col tanfo insostenibile di chi ha trebbiato non so più quante tornature di grano, a torso nudo, in un'aia polverosa. Di là c'è lei, nel suo boudoir, con la sua toeletta ideologica e diktat nettissimo: se non ti lavi resterai casto, mio fetido guerriero. Il Rosa si intrufola e contamina: i fratelli Marie e Frédéric Petitjean de la Roziere parlano sempre di politica nei loro libri firmati Delly, così nei collegi femminili, nel buio dei dormitori adolescenziali, era tutto un chiedersi: durerà la pace di Sedan, sarà scavato, alfine, il Canale di Panama, e quali loschi imperialismi del dollaro evidenzierà lo scavo, reggeranno i Conservatori all'urto laburista, gli Zar sapranno opporsi alla foga dei cospiratori? Dibattiti politici tra le lenzuola e poi erotismo, e del più raffinato: non plateale evidenza genitale, non scorribande anatomiche, ma lievi insinuazioni, suadenti metafore, godimenti sapientemente rimandati, giochi e peripezie che alludono ad una grande tradizione di lascivia e di sussurrata dissolutezza. Luciana Peverelli e la riabilitazione erotica del proletariato: certo, perché il Rosa non si lascia piegare dalle ragioni di nessun tiranno, detesta il tanfo romagnolo del Duce, ma aborre i miasmi georgiani di Stalin. II Rosa agisce subdolamente e non si lascia quasi mai scoprire. Ecco un indizio, prezioso, del suo modo di comportarsi. Nel libro di Eleonora Glyn Questa passione chiamata amore (Salani, Firenze, 1929), che è un trattato sulle "usanze" a cui il Rosa attiene, c'è scritto: "Cari oggetti dell'amore dell'uomo! Fino adesso il vostro potere su noi è ben conservato; qualcuna può aver maledetto i dardi dell'amore; ma in generale voi fate sempre delle vittime tra il sesso forte. Quei fieri maomettani che vi richiudono in un serraglio, non sono essi medesimi vostri schiavi? Appena un sultano conosce l'amore, egli non getta più il fazzoletto, ma prega la sua favorita di accettarlo. La bellezza colpisce; noi le rendiamo degli omaggi; ma non lo facciamo che per interesse, poiché ne proviamo piacere". Che squisitezze! Quali nequizie! lo abito in una città che ha intitolato una sua scuola elementare a Tommasina Guidi, scrittrice di Rosa. Si poteva far di meglio? No, perché il Rosa è corruttore, quindi pedagogico. I blue moon, gli Harmony? Quelli non sono Rosa, ma Blu, appunto, i Biechi Blu che preparano le povere sciagurate comparse di Viva le donne o dei film di Bevilacqua. Il Rosa, quello vero, è solo Classico, come il Rosatello Ruffini, del resto. Dovrebbero venir ristampati, i vecchi libri, servono ancora. Ho saputo che Claudio Martelli trebbia personalmente il miglio per i suoi diciottomila pappagallini, nella fazenda acquistata in Kenia, a metà con Berlusconi.

Advertisement