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T'amo pio nove

di Fabio Treves su Smemoranda 1986 - Amore

...e mite un sentimento. Ma quale sentimento, qui è una vera e propria fede, dottrina, delirio, stravoltura, stress, cardiopalma a 1000 (mille). Insomma ma non so se si è già capito, ma qui si sta parlando del mitico, con la "M" maiuscola. Signori, lui, Attila, per i più profani Mark Hateley, scorpione, bell'animalone, numero 9 del Milan, grande speranza del calorosissimo pubblico della Scala del calcio mundial, cioè il leggendario "San Siro segno uno per il Milan con la biro". Dopo Joe (Jordan) e Luther (Blissett) la dirigenza, per non venir meno al celebre detto popolare: "Non c'è due senza tre", ha insistito con i britannici. La tifoseria ancora una volta ha sperato e creduto nel grande miracolo e quel pomeriggio di luglio Linate era quasi Londra: caldo torrido, e con quelle dannatissime sciarpe rossonere di lana mortaccina (come diceva Alberto Sordi: la lana delle pecore morte di malattia!) ci fu anche chi, come l'amico Gnola, fu ricoverato nell'infermeria dell'aeroporto. Dopo quasi tre ore di cognacchini per riprendersi dallo svenimento (finto), fu dimesso dagli stessi medici, con una prognosi di sospetta ulcera, cirrosi epatica, delirium tremens, distorsione auricolare e daltonismo: prognosi di 160 giorni, salvo complicazioni. Attila scese le scalette come uno dei Beatles, già il grande pubblico rossonero ondeggiava nella sala d'attesa, a stento trattenuto dalle forze dell'ordine, l'altoparlante invitava alla calma e dopo un paio di inutili depistamenti lui apparve e subito fu"...HATELEY,HATELEY!". Un anziano taxista di fede rossonera, alto circa un metro e quarantacinque, me lo ritrovai all'altezza della cintola e mi pregò gentilmente di issarlo ad altezza di watusso medio. Poi pianse, come un bambino, perché riuscì quasi a toccare la folta chioma da "metallaro" di Brixton del grande Mark. Un pulotto di fede partenopea azzardò un timido: "Forza Na...". Ma fu subito spogliato, completamente ignudo corse alla toeletta e non fu più ritrovato. Così iniziò il H.D., l'Hateley Day. E poi arrivarono i primi servizi fotografici, le prime sciarpe con i colori britannici misti al rossonero, gli allenamenti a Milanello e Brunice, e poi arrivarono i primi gol in campionato. I giornali specializzati cominciarono a spaventarsi di fronte alla furia distruttrice di Mark ed il gran pubblico del Milan coniò il nomignolo di Attila; Furore di Dio... E mentre Kalle era fermo a quota 0 il nostro era già capocannoniere, quale soddisfazione per il tifoso della domenica, che poi è il tifoso del lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato! Che grande libidine per i meno giovani che ancora avevano fresco il ricordo di Altafini, Sormani, Prati, Amarildo, Nordhal e tanti altri stupendi atleti milanisti! C'eravamo tutti dimenticati della grinta del 9, abituati alle "budinate" di Calloni, Chiodi, Luther e Incocciati, ed allora tutti esplodemmo in un grido di gioia: "ATTILA FACCI SOGNARE!" E così fu.

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