I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

Un amore perfetto

di Viviana Kasam su Smemoranda 1986 - Amore

"È l'uomo che ho sempre sognato, sai... - la voce non tradiva dubbi. - Dolce, gentile, pieno di poesia. Non il solito maschio prepotente, continuamente in competizione per dimostrare che è più bravo di me. Anche a letto..." Barbara abbassò istintivamente la voce, nonostante in salotto ci fossero solo loro due. "...A letto è un'altra cosa. Di storie, come ben sai, ne ho avute tante, la metà sarebbe già troppo. Ma con lui, è come se fosse la prima volta. È uno pulito, capisci? Un puro. Non di quelli che hanno bisogno di ribadire continuamente, a se stessi e agli altri, di aver avuto centomila donne. Languido, perfino. Ho scoperto il piacere delle carezze..." "E quando arriva?" "Fra tre mesi. Ha ottenuto di fare uno stage a Milano. Il suo ospedale gli paga una borsa di studio. In Inghilterra è un comune, sai, andare per qualche mese a lavorare all'estero." Barbara si accese una sigaretta, inspirando lentamente il fumo. "Vivere con un uomo... Finalmente. Era tanto tempo che lo sognavo. Sono così stufa di stare sola." "Ma dai, i mariti sono una pippa." Giulietta si sfilò le scarpe soprappensiero, e accoccolò i piedi sul divano. "Tu non sai la noia di vivere con un uomo. Io ti invidio. Se potessi tornare indietro, certo non mi risposerei." "Dici così perché il marito ce l'hai. Ma la solitudine è un'angoscia tremenda. La solitudine psicologica, intendo. Io, quando rapporto che funziona, posso stare benissimo da sola. Leggo, ascolto la musica. Ma se non ho un uomo - anche lontano, purché io sappia che esiste, che c'è - non tollero di rimanere a casa. Finisco per uscire con chiunque, per frequentare uomini che non mi interessano, nella speranza, chissà, che alla fine mi piaceranno." "È buffo che tu parli in questo modo. Chi ti vede da fuori, così sicura di te, con il successo che hai... Che vuoi di più dalla vita? Non hai problemi economici. II lavoro ti va benissimo. Sei pure bella..." "Certo. E quante donne belle, intelligenti, di successo, ci sono in giro: disperate, perché sono sole. Non le vedi la sera nei bar, ai cocktails, alle cene, vestite e truccate di tutto punto, con lo sguardo affannoso alla ricerca di un uomo. Tu non sai che cosa vuoi dire il week-end, o peggio la vacanza, da sola, a rimorchio di amici accoppiati, oppure in quei terribili gruppi di "scoppiati", che solo la disperazione tiene insieme. E la fatica dei rapporti con gli uomini? Le speranze, e l'inevitabile delusione. II dramma di ricominciare ogni volta. La voglia mai soddisfatta di tenerezza, di solidarietà. L'uscire sempre, perché l'invito a casa comunque suona equivoco, il dover essere sempre in forma, pimpante, e piacere, sedurre." "Mi sembra che un po' esageri. Fai una vita così interessante!" Giulietta parlando fissava soprappensiero le fotografie in bella mostra sul tavolo. "Viaggi, feste, week-end in montagna, crociere in barca a vela..." "Sì, ma sempre come un ripiego, perché in realtà preferirei starmene a casa con l'uomo che amo." "Sì, per un mese, due magari. E poi? Ma ti rendi conto che tu vivi esattamente la vita che piace, quella che ti scegli. Un marito richiede compromessi, mediazioni. E poi, che noia, sempre lo stesso uomo, giorno dopo giorno. Tu sei piena di corteggiatori, e hai sempre la prospettiva di incontrare qualcuno di nuovo, di meraviglioso." "Balle - Barbara sorrise amaramente come chi a proprie spese, la sa troppo lunga. - Gli uomini giusti, a trentacinque, quarant'anni sono solo quelli sposati. Perfetti come amanti, perché non hanno nulla da perdere a lasciarsi andare. Tanto, al momento buono, ci sono sempre i figli, la povera moglie che non si può lasciare. Gli scapoli stagionati hanno tutti qualcosa che non va, a cominciare dalla paura fottuta delle donne. Per non parlare dei separati, quelli lasciati dalla moglie intendo, perché l'uomo, se è lui a lasciare, lo fa solo quando ha un'altra donna, e a quel punto non è più sul mercato. Non c'è nulla di peggio di un abbandonato-dalla-moglie, perché la fa pagare a qualsiasi altra donna. Ormai, gli uomini io li riconosco a colpo d'occhio. Questo ha bisogno di sedurre ogni essere di sesso femminile che incontra, e come gli si accendono gli occhi di uno sguardo speciale, appena intravede una nuova preda! Quest'altro si concede con il contagocce, e appena la cosa si fa seria, scappa. Quell'altro ancora, ha perduto la sua identità maschile, e sfoga i desideri di possesso sui figli. Altro che principi azzurri..." "Tu comunque ora lo hai trovato, uno giusto." "Sì, grazie a Dio. Vedrai, che ragazzo stupendo." Barbara sembrava rinata. Preparava la casa. Raccontava il suo amore agli amici. Assaporava in anticipo il piacere delle lunghe serate a leggere, chiacchierare, ascoltare dischi, magari anche guardare la tv; delle cene preparate a quattro mani, dei fine settimana oziosi, pigramente teneri. Ma lui non venne. Scrisse che aveva paura di questa convivenza dopo un amore così fugace. Che non se la sentiva, di lasciare Londra per una città dove non conosceva nessuno, e balbettava a stento la lingua. Questo non voleva dire che non si sarebbero rivisti. Anzi. Ma l'aveva intuita troppo ansiosa di un legame: "pushy", c'era scritto sulla lettera che Barbara spiegazzava piangendo, e continuava a rileggere, per convincersi che era vera. E ora, che cosa avrebbe detto alle amiche? Come giustificare la defezione, senza perdere la faccia? Immaginava le risatine, i commenti malevoli, i pettegolezzi ironici. "Non dirò nulla." La decisione fu talmente fulminea che le parve scontata. "Farò finta che sia venuto." Continuò tranquilla i preparativi. Il giorno previsto, disse che andava a prenderlo all'aeroporto. Raccontò agli amici come gli era piaciuta la casa: e che le aveva portato una collezione di tè inglese, in preziose scatoline liberty (l'aveva acquistata per lui, qualche mese prima, da un rigattiere). Agli amici che chiedevano di conoscerlo, rispondeva che lui era occupatissimo con il suo lavoro all'ospedale; e declinava gli inviti a cena, accampando pretesti di lingua, di stanchezza, o semplicemente desideri di intimità. "È un orso, sai. Ma appena impara bene l'italiano... Questione di qualche settimana." Ora, la sera, Barbara rimaneva spesso a casa. "Non usciamo - diceva - vogliamo guardarci quel film in tv." E cominciò a scoprire il piacere delle serate tranquille, di stare sola senza sentirsi sola. "Questo fine settimana andiamo a fare un giro di sci alpinismo", diceva. Ci andava sul serio, lei che da sempre avrebbe voluto farlo, ma aspettava l'uomo che la portasse. E si divertiva. Lentamente, cominciò a fare quello che le piaceva, senza l'ansia di trovare a tutti i costi un compagno. E scoprì che gli uomini la corteggiavano, perché lei non li inseguiva. Ma non accertava inviti e non si concedeva tradimenti. Era un amore perfetto, il suo. Dove mai avrebbe trovato un compagno così congeniale, un uomo con i suoi stessi gusti, pronto a seguirla in ogni avventura, a condividere ogni scelta. Dopo sei mesi, John dovette tornare in Inghilterra. "L'ospedale lo ha richiamato", raccontava Barbara a Giulietta nel salotto che ora appariva più caldo, più vissuto. "Perché non lo segui?" Giulietta si stupiva che l'amica non andasse a vivere con lâuomo amato in Inghilterra. Pareva così felice con lui! "Non me la sento, sai. Cambiare paese, lingua, abitudini... No, la mia vita è qui. Con John è stato meraviglioso, un idillio, un sogno. Ho avuto quello che ho sempre desiderato. Ora, posso stare anche sola."

Advertisement