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Greta, Marilyn e Madame Bovary

di Giuseppe Turroni su Smemoranda 1986 - Amore

"L'amore è una forma", esclama sul letto di morte l'anarchico Bazarov in Padri e figli di Turgenev. È una forma che le nostre illusioni, le nostre passioni, le nostre manie mentali vogliono colmare. Non ci riusciamo quasi mai, e dunque il dramma dell'amore è lì pronto per la gloria degli scrittori, per il dubbio dei letterati, per la logorrea dei registi di cinema. I quali, sia detto subito e assai in breve, hanno diretto migliaia, milioni di film sull'amore, per l'amore e attraverso l'amore, ma raramente film d'amore. Non contano i baci; le languide carezze, anche se si sprecano, raramente danno la forma dell'amore. Occorre il genio, il talento che sappia vedere oltre l'apparenza dei fatti, che dia corpo alle materie pretestuose, che dia luce a quelle che sono solo idee sulla carta del soggetto e della sceneggiatura. Se il porno è una caricatura dell'amore, la storia romantica è a sua volta una esagerazione dell'amore, a uso delle "divine" di una volta come la Garbo e la Dietrich, ad uso di cineasti di formazione tordo-romantica. Ci viene in mente che Marilyn Monroe, grandissima tra le grandi, non ha mai finto di innamorarsi, nei suoi film. Lei gestiva l'amore col corpo, col sorriso, con una luce tutta interna, lavorata con una puntigliosità quasi maniacale. Era tanto moderna che negli anni Cinquanta gli sciocchi la consideravano una "oca giuliva" senza talento recitativo. La Monroe aveva dato l'idea astratta dell'amore nel cinema. Il cinema che verrà poi farà sempre più o meno delle storie romantiche e avrà sempre più bisogno di supporti concettuali. Pensiamo a quel grande film d'amore e di erotismo, che è La Marchesa von... di Eric Rohmer. È solo forma d'amore, e perciò può anche lasciare imbarazzati. Siccome non abbiamo idee, luci, concetti con cui colmare quella forma, restiamo lì come degli stupidi. Rohmer inventa spazi d'amore, percorsi labirintici in cui perderci con le nostre passioni e le nostre ridicole o sovrumane illusioni. Ci da tutto, con l'aria di toglierci ogni piacere e ogni certezza. Questo è l'amore, descritto anche da Flaubert nel suo capolavoro, Madame Bovary: una idea romantica messa a dura prova, strapazzata e tradita dalla rigida, ottusa, ferrea legge della vita di ogni giorno. Non è che il cinema moderno sia nemico dell'amore: vuole inventarlo secondo una nuova luce, che sia libera e autentica.  

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