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Derek and Derek

di Stefano Disegni su Smemoranda 1986 - Amore

Vincenzo Jannarone aveva trentadue anni, quattro mesi e diciotto giorni quando Bo Derek si innamorò di lui. Bo gli aveva telefonato un sacco di volte da Los Angeles, ma Vincenzo pensava fosse il solito scherzo dei colleghi e una volta l'aveva pure mandata a fare in culo. Anzi, un giorno aveva telefonato lui a Santobono dell'Amministrativo facendo la voce di donna, ma quello si era incazzato forte perché aveva il Direttore davanti, e Vincenzo si era incazzato pure lui, perché quando li faceva Santobono, gli scherzi, andava tutto bene, e quando li faceva lui non ci voleva stare. Comunque Bo Derek a un certo punto aveva preso l'aereo e gli si era presentata a casa. Vincenzo aveva appena avuto una discussione coll'amministratore perché coi soldi che pagava di riscaldamento la notte faceva sempre freddo, e quando sentì il campanello pensò che il panzone stronzo si rifaceva sotto, così lasciò che suonasse per un po' per farlo stare a gelare sul pianerottolo. Gli andò ad aprire solo perché Rizzuto, che divideva le due camere con lui, e che adesso si stava facendo l'ennesima doccia, gridava come un ossesso dal bagno. Spalancò la porta pronto alla rissa e si trovò davanti Bo Derek che, nonostante una pelliccia che doveva aver causato l'estinzione definitiva di tutti i visoni, tremava come una foglia, un po' per il freddo del mezzanino, un po', come disse dopo in un italiano abbastanza tirato via, perché "troppo emocionada to know Vincenzo Jannarone". Il quale Vincenzo Jannarone era visibilmente in deliquio, al punto di non accorgersi né della ressa di condomini dietro alla montagna di visoni, né del sorriso complice dell'amministratore, improvvisamente dimentico dello screzio di poco prima, né delle urla disumane di Rizzuto che dal bagno continuava a chiedere "Chi è?" in abruzzese stretto. Disse "Si accomodi, Bo..." e si sentì immediatamente imbecille. Non pensò minimamente di rispondere a Rizzuto che continuava a gridare; primo perché non ci avrebbe creduto, secondo perché adesso stava pure lui là davanti a Bo, con un asciugamano intorno ai fianchi, secco da fare schifo, che cazzo di figura. Ma Bo, che nel frattempo si era seduta sulla sedia di cucina, accavallando l'accavallabile, non aveva occhi che per lui, Vincenzo Jannarone, di Antonio. Velocemente Bo Derek gli raccontò che John, il marito regista, s'era infuriato come un toro quando lei gli aveva detto che voleva lasciare Hollywood per raggiungere Jannarone in Italia. L'aveva pure picchiata, John; quelli erano i lividi, proprio lì, a metà della coscia destra, vedi Vincenzo?... ma Vincenzo non vedeva niente perché davanti aveva Rizzuto che allumava spudoratamente, tanto che dovette dirgli "Miche, per favore..." e spostarlo con una mano, ma quello ritornava come fanno i gatti quando li allontani da una scatola di tonno. Imprudentemente, un po' per eludere il marcamento stretto di Rizzuto che da dieci minuti ripeteva "Sa, signorina, che lei somiglia a quell'attrice lì, cosa... Bobby Derek..,", chiese a Bo se aveva cenato e le spalancò davanti il miserando spettacolo del frigo di due impiegati di Gruppo B che litigavanasu chi doveva fare la spesa. Fortuna che riuscì a nascondere il pezzo di limone secco. Bo Derek si mangiò un brodo di dadi e due uovo al tegamino, su cui Jannarone, per darsi un tono, sparse un po' d'origano. Bo gli raccontò del cortometraggio sui sindacati italiani che le era capitato sotto gli occhi mentre cambiava nervosamente canale, "down at Beverly Hills", e Vincenzo se lo ricordò benissimo, quel cortometraggio, perché gli avevano fatto un primo piano parecchio lungo, che la madre gli aveva telefonato apposta per dirgli che al paese l'avevano visto tutti e che il padre s'era incazzato perché stava in mezzo ai casini invece che a lavorare, ma lei, la madre, era contenta perché l'aveva visto in televisione. E l'aveva visto pure Bo Derek che aveva stoppato il frame e sâera cotta alla fiamma dell'amore. E adesso stava lì, Bo Derek, proprio come era al cinema, tette e tutto, non gli mancava nemmeno una virgola, stava lì seduta scottandosi col caffè che Rizzuto, ripugnante in quell'asciugamano con Topolino e Minnie sopra, aveva insistito per preparare lui. I casini vennero al momento di andare a dormire. Bo gettò le braccia al collo di Vincenzo guardandoselo come se stesse vedendo l'unico uomo della terra, Vincenzo vacillò un po' per il vapore che gli era salito al cervello e Rizzuto disse che non era giusto e che se loro andavano a dormire insieme, lui voleva stare a guardare, che tanto se la signorina Bobby lo faceva davanti a milioni di spettatori, poteva pure farlo davanti a lui solo, Rizzuto, non è vero, signorina Bobby? Vincenzo s'incazzò ma Michele Rizzuto non l'ascoltava perché Bo Derek aveva tirato fuori dalla valigia una carnicina da notte più trasparente dell'acqua distillata. Vincenzo la bloccò al volo e passarono la notte così, tutti e tre sul letto vestiti; anzi, Rizzuto no, perché si lasciò l'asciugamano e ci si mise solo sopra una camicia, dietro invito di Vincenzo, che parlava un po' male perché Bo lo abbracciava stretto, e stette immobile così tutta la notte, Vincenzo. E pure Bo. La mattina dopo Vincenzo Jannarone chiese un giorno di permesso. Rizzuto voleva fare la stessa cosa, ma Vincenzo lo minacciò col coltellino da tasca. Prima non glielo voleva dire, al Capoufficio Personale, che lui, Vincenzo Jannarone non andava a lavorare perché ci aveva Bo Derek in casa, però tanto Rizzuto avrebbe diffuso la notizia alla velocità della luce, così si liberò della stretta possente di Bo e glielo disse, col risultato che il vecchiaccio urlò così forte nella cornetta che pure Bo Derek schiuse gli occhioni ancora addormentati e farfugliò qualcosa di molto languido. Poi Vincenzo Jannarone passò quindici minuti buoni a guardarsi Bo che dormiva lì accanto a lui, e guardò pure il poster di Bruno Conti per convincersi che stava proprio lei a casa sua, e non lui da lei, cioè, insomma. Ammazza se era meglio di Marina Andreuzzi che alle riunioni si atteggiava tanto perché sapeva che la guardavano. Era meglio sì, cazzo! era Bo Derek! Bo Derek quella vera! Rizzuto egli altri si presentarono quando stava mettendo il cacao nei caffellatte. Rizzuto cambiò voce e rispose "Telegramma!" e Vincenzo ci cascò. Incredibile quanta gente riesce a entrare in un bicamere, bagno e cucinino. Saltarono fuori sei thermos di cappuccino, due di té, quattro barattoli di yogurth magro, due con frutta e diciotto cornetti. Rizzuto si era portato l'Instamatic col flash e le foto si sprecavano: Bo con De Ninno dell'Ufficio Tecnico, Bo con Francioli della Direzione Generale; perfino col giovane Gallico, diciottenni, già impiegato. Il casino nero fu quando entrò John Derek come una belva. Sollevò Francioli, sdraiato come una baiadera sul letto di Bo, anzi di Vincenzo, e lo lanciò in corridoio con un braccio solo. Il giovane Gallico che andava in palestra da tre mesi abbozzò un tentativo e si beccò un calcio nei coglioni da vomitare due ore. Gli altri si mimetizzarono colla tappezzeria a fiori. Vincenzo vide solo Bo che si allontanava sulle spalle di quella bestia furiosa, singhiozzando "Good Bye, Jannarone love!". Sparirono giù per le scale; un mese dopo il telefono squillò sulla scrivania di Vincenzo, e una tizio coll'accento straniero disse che era Nastassia Kinski. Vincenzo Iannarone riattaccò, tanto lo sapeva che stavolta era uno scherzo sul serio.

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