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Lei

di Paolo Guzzanti su Smemoranda 1986 - Amore

Sì, certo. Posso dire di conoscerla bene, Lei. Questo dipende da una circostanza rara: io sono uno dei pochi "maschio-femmina" che circolano. Oh, intendiamoci: essere un maschio-femmina, come l'intendo io, non ha niente a che fare con l'effeminatezza e neppure con l'omosessualità. In questo senso oltre ad essere normalissimo, sono anche all'antica. Voglio dire che conosco lei perché imparai da bambino ad essere il tramite fra una mia piccola sorella in difficoltà e il mondo. Imparai a pensare in femminile, così come si può imparare l'inglese. Restando italiano e maschio. Poi diventò la vanamente amata figlia dellâamico di famiglia e spesi per Lei un'adolescenza di inutile linoleum, tutta pensata in teak e primi Jean: gli ultimi anni cinquanta colpivano così. Mia zia comunista-stalinista si mise a ballare il rockân roll nel cinema in cui davano il primo Elvis. I russi invadevano lâUngheria, a Suez c'era la guerra, Krusciov aspettava il momento di sbattere le scarpe sul tavolo dell'Onu. I terroni andavano al nord e i cumenda con la sua signora ci invadevano di volgarità. Lei diventò la mia moglie bambina, e io un suo contenzioso aperto con la figura del suo papà, e furono dolori. Ci lasciammo e ripigliammo per troppe volte e mettemmo al mondo un paio di Lei. Forte della conoscenza della lingua, facevo scorribande nel corpo e nell'anima di molteplici forme di Lei e mi convinsi che l'essere umano è una macchina. Adesso so che è un hardwere (ma si scrive così?), un sistema prefabbricato, nel quale si inseriscono programmi. Ed ho dovuto prendere atto del fatto che Lei (pensate che banalità) è radicalmente, irreparabilmente, definitivamente diversa da me: per questo possiamo amarci. Quando sento le femministe separatiste che sbeffeggiano i maschi "femministi", le capisco bene: siamo animali diversi: ad ognuno la sua natura. Per questo è bello viaggiare nel mondo alieno dell'altro sesso. E allora esiste l'eterno femminino? Altro che. Lei è fragile e perentoria. Lei è immemore. Fa e disfa nidi. Fugge spaventata da se stessa. Riflette il mondo, ma usa il linguaggio delle sirene: parole concentrate in una sola lettera impronunciabile e folgorante, che può frantumare ogni cristallo. Lei mi ha lasciato e ripresa molte volte, lo l'ho lasciai molte volte. Siamo infinite volte morti insieme e separatamente. Ho cercato di affogarla nell'oblio. Mi ha strozzato con uno solo dei suoi capelli. La mia antica "maschio-femminilità" si è concentrata in questa situazione: riesco ad avere rapporti umani veri e profondi soltanto con Lei. Coi maschi sto a disagio, sbadiglio, probabilmente mi specchio in loro e vedo ciò che vorrei sfuggire. Fa eccezione mio figlio, allevato alla stessa scuola. Siamo esploratori non indifferenti alle albe e ai crepuscoli. Lei intanto inconsapevole, fa ossessivamente i conti con il programma di nidificazione che le inserirono al cromosoma. La struggente scimmiona Koko, la gorillessa che parla inglese a gesti, stringe il suo gattino "tutto-palla" e pensa a un figlio. A trent'anni Lei fa i conti con il desiderio di maternità. A venti lo sfugge. A sette anni lo conosceva già benissimo. A quaranta lo sfiora con dita di velluto. A cinquanta ha perso il programma: o ha saputo prendere, o non prenderà mai più. I maschi in branco si danno manate sul petto, si cospargono di brillantina, ronzano e si affollano intorno all'uovo, sotto la scuola delle femmine, davanti alla loro casa. Ma Lei sente che il vecchio programma non va più bene per la sua macchina: l'hardwere (ma si scrive così, sì o no?) cigola, l'umanità non mette alla griglia i suoi neonati come facevano i fenici, ha inventato la ruota, l'elettronica, la comunicazione intensa. La maternità è rivoluzionata. Il sesso è rivoluzionato. La salute è rivoluzionata perché forse camperemo molto di più di nostro nonno. Ma i singoli personaggi, i Noi, quelli no, ancora sono in attesa di ricostruzione. Lei in qualche caso si è un po' scimunita: le hanno imbottito la testa di oroscopi, di "di che segno sei?", si beve troppe tisane-misto-crusca, diventa intimista e si mescola troppo con le sole donne. Detto per inciso: avete mai notato la radicale differenza che c'è fra donne che hanno avuto un'infanzia insieme ai maschi (fratelli, cugini, compagni, con tutto il seguito di infrazioni, esplorazioni, intrighi e anche qualche reciproco cazzotto) e quelle che in vita loro hanno avuto soltanto donne, mamme, sorelle, zie, tutte separate, magari malmaritate (oh, l'abbandonismo delle abbandonate...)? Le prime diventano femmine-maschio, nello stesso senso in cui io ho detto di sentirmi un maschio-femmina: e cioè imparano il maschio, leggono il suo programma, incrociano il loro drive con il tuo floppy disk. Le seconde diventano catatoniche, neniose, nefaste, si appallottolano insieme in un lanume di sottovesti tristi, piagnucolano e si assorellano. Le prime, invece, quelle che parlano anche la mia lingua oltre che la loro, si fanno belle, sfrontate, guidano svelte moto e macchina (le altre finiscono professoresse emerite e guidano col cappello in testa, in mezzo alla strada, paralizzate come un rampicante al volante), ti possono sedurre in proprio, amare come semidivinità agresti, imprigionarti nel sesso e nell'anima, accettando anch'esse la prigionia, per poi evadere, lo dico che bisogna sapere bene quanto Lei è diversa e irraggiungibile, per poterla divertire. Se la sai divertire, è tua. La donna, a differenza del maschio, è eroticamente sensibile all'umorismo. Siamo animali diversi e simili come la faina e il furetto, il giaguaro e la tigre, il coniglio e la lepre. Macchine diverse sulla prateria del mondo e del tempo. Poiché la conosco bene, l'amerò sempre, ma inutilmente. 

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